Da più di 100 giorni, 18 operai Texprint a Prato sono in lotta per denunciare i ritmi di lavoro incessanti, la mancata attuazione del Contratto Nazionale e l’utilizzo da parte dell’azienda di contratti d’apprendistato fasulli. Colpiti da repressione e licenziamenti chiamano tutti i/le solidali ad una manifestazione a Prato domani, sabato 24 aprile.


I lavoratori, la maggioranza immigrati pakistani, denunciano contratti di apprendistato senza ottenere alcun tipo di formazione o di tutoraggio come escamotage per riconoscere livelli retributivi e contributivi inferiori a quelli previsti dal CCNL, turni massacranti e orari di lavoro settimanali ben oltre le 40 ore. L’azienda per cui lavoravano, Texprint S.r.l. è un’azienda situata nel distretto Macrolotto di Prato che si occupa di stampa digitale su tessuti. Il bilancio depositato nel 2018 da Texprint Srl, corrisponde a €8.498.578 di euro con un utile di €1.155.439 Euro. Raggiungendo un fatturato medio tra il 2014 e il 2018 del +169% (+ 3.163.398 Euro) rispetto i competitor nazionali e del +212% (+ 2.720.075) rispetto i competitor locali. Il fatturato di Texprint S.r.l. durante il 2018 è aumentato del 904,28% rispetto a 2016. Attualmente conta 80 dipendenti di cui 65 operai (Fonte https://business.bigprofiles.it). La stamperia compare inoltre tra le aziende che hanno preso fondi Covid per la produzione di mascherine durante il Lockdown, usufruendo dunque di 354mila euro di denaro pubblico ed hanno aperto un nuovo capannone mentre ai lavoratori iscritti al sindacato era imposta la Cassa integrazione.

Da dove viene la vertenza?

Il SI Cobas viene a conoscenza nel 2018 della condizione di sfruttamento che subiscono gli operai Texprint, quando due lavoratori si rivolgono al sindacato per denunciare le stesse condizioni denunciate dai 18 lavoratori attualmente in lotta. I due lavoratori a suo tempo accettarono una buona uscita per lasciare il posto di lavoro ma una volta fuori in altre fabbriche hanno trovato le stesse condizioni di sfruttamento che subivano alla Texprint. Per questo motivo gli operai si rifiutano oggi di risolvere la vertenza con somme economiche che porterebbero tutti i lavoratori iscritti al sindacato a rinunciare al proprio lavoro per poi ritrovarsi ad affrontare le stesse problematiche che derivano dal sistema di funzionamento di tutto il distretto tessile pratese. La necessità primaria quindi è quella di lottare per ottenere l’attuazione del Contratto Nazionale per tutti i lavoratori e quindi imporre con la lotta il riconoscimento dei diritti sindacali minimi, soprattutto per coloro i quali non hanno ancora avuto il coraggio di alzare la testa.

Nel 2019 hanno luogo i primi scioperi contro l’utilizzo di contratti part-time di 2 o 4 ore o contratti part-time fasulli a fronte di orari di lavoro reali massacranti e paghe misere. I lavoratori sostengono che l’azienda sia di proprietà di Sang Yu Zhang, conosciuto come Valerio, mentre l’azienda sostiene che Zhang sia un semplice dipendente. Appare paradossale come Zhang possa essere descritto come semplice operaio quando già nel 2006 sui giornali locali veniva osannato come l’enfant prodige degli imprenditori di Prato poiché a soli 26 anni risultava titolare di 4 megastore di 1.500 m² l’uno. Lo scorso luglio Zhang è stato arrestato insieme ad esponenti del Clan Greco della Ndrangheta dai finanzieri del Gico di Milano, le accuse a suo tempo furono di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, auto riciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta.

I 18 operai prima di iniziare la dura lotta ad oltranza davanti ai cancelli della loro fabbrica lavoravano 12 ore al giorno per 7 giorni a settimana, spesso subendo gravissimi infortuni occultati dall’azienda e  sono in stato di agitazione dal 18 Gennaio scorso. Oltre alla condizioni di sfruttamento a cui sono sottoposti denunciano di essere stati messi in cassa integrazione perché iscritti al sindacato, come mossa ritorsiva da parte dell’azienda e non per problemi economici della stessa. Dopo mesi passati senza salario, infine, si sono visti chiamati in causa dalla direzione aziendale che, dopo un tentativo che richiedeva l’inibizione dell’azione del sindacato e degli scioperanti rigettato dal Tribunale del Lavoro, invia un messaggio agli scioperanti comunicando loro l’immediato licenziamento, giustificando tale atto con presunti provvedimenti disciplinari a loro carico.

Domani manifestazione a Prato

Durante la lotta i lavoratori hanno incassato a più riprese sia l’ostilità dell’azienda che denunce e intimidazioni da parte delle forze dell’ordine. In un caso in particolare, quasi contemporaneamente ad un’interdittiva antimafia recapitata alla Texprint dalle autorità competenti, durante un picchetto, sei operai sono stati trasportati in ospedale per le lesioni ricevute per l’intervento della polizia e dei carabinieri che, incuranti delle gravi accuse contro l’azienda, sono comunque intervenute per smantellare il presidio davanti ai cancelli.

Ma oltre a tutto questo la lotta ha anche incassato un’ampia solidarietà, innanzitutto dagli altri lavoratori del distretto tessile di Prato, che vivono o hanno vissuto condizioni di sfruttamento del tutto simili, dagli operai di altri settori e aziende anche sindacalizzati con la CGIL (per esempio la GKN di Firenze), da studenti e docenti che hanno iniziato una scuola di italiano proprio fuori l’impianto Texprint fino ad arrivare alla solidarietà di artisti di rilievo, tra questi Alessandro Barbero, ZeroCalcare e i gruppi musicali come i Modena City Ramblers e i 99 Posse.

Domani, sabato 24 aprile si terrà una grande giornata di lotta: “In piazza con gli operai Texprint”. È necessario che ci sia la più vasta mobilitazione possibile per due motivi fondamentali: da una parte non si può delegare ad istituzioni che non hanno voluto vedere e non sono mai intervenute per fermare le feroci condizioni di supersfruttamento di tutto il distretto tessile di Prato, dall’altra le condizioni di lavoro di quello stesso distretto non sono dissimili dalle condizioni che vivono molti altri lavoratori e lavoratrici in tutta Italia e se un’azienda può utilizzare ogni mezzo possibile per sfruttare gli operai a Prato, nonostante i ricorsi, le denunce agli ispettorati del lavoro e la solidarietà (formale, null’altro) di partiti politici anche importanti, allora quelle condizioni possono crearsi o consolidarsi in tutta la penisola.

Parteciperemo alla manifestazione a Prato, per sostenere la lotta degli operai e per promuovere l’unità d’azione e di lotta di tutti i lavoratori sfruttati. Per rivendicare la massima unione delle lotte oggi in corso: solo organizzandosi uniti i lavoratori e le lavoratrici possono trovare una via d’uscita dallo sfruttamento e dall’ingiustizia sociale ancor più acuita dalla crisi pandemica.

Sostegno e solidarietà nella lotta, fino alla vittoria!