Questa mattina, di fronte a un magazzino Lidl a Biandrate in provincia di Novara, un giovane dirigente sindacale immigrato è stato travolto intenzionalmente da un camionista durante lo sciopero di logistica e trasporti chiamato dal sindacalismo di base.


Il miglioramento della crisi pandemica in Italia ha portato con sé una rottura rapida e dolorosa dei discorsi di un anno e più sulla pace sociale e le politiche per uscire “tutti insieme” dalla doppia crisi. L’appoggio totale e concreto dello Stato alla “cura Confindustria”, se era malcelato prima, è ora sotto gli occhi di tutti con il governo Draghi.

Ai mesi di repressione e attacchi fisici ai lavoratori TNT-Fedex in sciopero in molti magazzini, alla violenta aggressione agli operai Texprint a Prato, si aggiunge oggi la tragedia della morte di Adil Belakhdim, dirigente locale del SI Cobas, ex-operaio TNT-Fedex, immigrato marocchino di 37 anni, sposato con due figli minorenni.

Adil stava partecipando a Biandrate (Novara) alla giornata di sciopero della logistica e dei trasporti lanciata dal SI Cobas e appoggiata anche da altri sindacati di base (USB, ADL Cobas, CUB, SGB): al locale magazzino Lidl, come in molti altri, era in corso un picchetto per fermare il flusso di merci. In mattinata, però, un camonista ha lanciato il suo tir contro il picchetto stesso, investendo e uccidendo Adil, per poi fuggire senza prestare alcun soccorso. È stato rapidamente rintracciato e arrestato in un’area di sosta autostradale.

La tragica notizia è immediatamente circolata sui social media ed è riuscita ad approdare anche sui grandi giornali online, anche se spesso annacquando la notizia di quello che è un vero e proprio assassinio all’interno di una giornata importante di lotta di classe.

I lavoratori iscritti CGIL in quello stabilimento hanno subito dichiarato uno sciopero che andrà avanti tutto il fine settimana insieme ai loro colleghi del SI Cobas. Così in altri posti di lavoro al di fuori della logistica, settori di lavoratori fuori dal sindacalismo di base hanno proclamato già i primi scioperi, invocando lo sciopero generale, anche a fronte dell’aumento drastico dei morti sul lavoro nell’ultimo anno di crisi pandemica in Italia.

Lo sblocco ufficiale dei licenziamenti è ormai alle porte fine giugno-, ma la grande burocrazia sindacale CGIL-CISL-UIL, per quanto abbia preso formalmente posizione contro questo grave delitto, non ha ancora annunciato nessuna iniziativa unitaria di mobilitazione o sciopero, confermando solo alcuni presidi simbolici contro lo sblocco che terrà sabato 26 giugno solo a Torino, Firenze e Bari. È d’altronde quella stessa burocrazia che ha fatto di tutto per espellere, appoggiando leggi statali repressive e con accordi con le aziende, il sindacalismo di base dai posti di lavoro: è chiaro che la libertà sindacale non può essere difesa ed estesa coi loro metodi antidemocratici e passivizzanti.

Analogamente, il governo e il primo ministro Mario Draghi sono “addolorati” per la morte di Adil e promettono che “si farà luce” su questo delitto. Ma c’è ben poco da chiarire, mentre il governo stesso non ha alcuna intenzione di cambiare la propria linea pienamente in linea con le richieste degli industriali e delle multinazionali.

Domani si terrà una manifestazione nazionale a Roma, contro la violenza padronale e lo sblocco dei licenziamenti, che era stata convocata dal SI Cobas stesso e dal settore di sinistra radicale del Patto d’azione anticapitalista a cui partecipiamo come FIR-Voce delle Lotte.

Questa escalation di violenza vede i capitalisti ingaggiare mercenari per picchiare i lavoratori in sciopero e incoraggiare i crumiri ad assalire di propria iniziativa i picchetti.

Non la si può fermare con la normale routine sindacale aziendale o nei singoli settori: rende ancora più urgente che i settori combattivi del movimento operaio facciano tutta la pressione possibile per costruire uno sciopero generale unitario contro la “dottrina Fedex” di risposta brutale alla lotta operaia.

Già oggi sono previste mobilitazioni in alcuni territori a seguito della morte di Adil: c’è bisogno di estenderle in tutto il territorio italiano con un’azione unitaria del sindacalismo combattivo, per presentare un fronte unico contro la violenza padronale, le morti sul lavoro e i licenziamenti, insieme a più larghi settori della classe lavoratrice, e aggregando gli altri movimenti sociali.

I capitalisti piccoli e grandi stanno dimostrando, letteralmente armi in pugno, che sono disposti a una lotta feroce per farci pagare tutta la loro crisi.

La resistenza della nostra classe, di tutti gli sfruttati, per fermare questi attacchi ha bisogno della partecipazione non di migliaia, non di decine di migliaia, ma di milioni di persone. E ha bisogno di una lotta unitaria, organizzata, con metodi radicale, attorno a grandi obiettivi condivisibili, come lo stop ai licenziamenti e alle morti – cioè agli omicidi quotidiani sul lavoro.

 

Giacomo Turci