Si è svolta ieri, a Roma, la manifestazione nazionale indetta dal SI Cobas contro lo sblocco dei licenziamenti e la violenza padronale. Un momento di lotta permeato dal ricordo e dalla rabbia per l’omicidio di Adil Belakhdim, avvenuto venerdì durante lo sciopero nazionale della logistica.


Una manifestazione numerosa, con circa 10mila partecipanti, composta da numerose sigle sindacali di base e da vari settori della sinistra, ha sfilato ieri per le strade di Roma rivendicando la fine della violenza padronale di stampo squadrista che ha portato dapprima alle violente aggressioni alla FedEx di Tavazzano e alla Texprint di Prato e poi al tragico omicidio di Adil Belakhdim, coordinatore del SI Cobas Novara, ucciso venerdì mattina da un giovane camionista lanciato a tutta velocità contro il picchetto al magazzino Lidl di Biandrate (Novara), nell’ambito dello sciopero nazionale di logistica e trasporti sostenuto da diverse sigle del sindacalismo di base.

La manifestazione, nonostante ripetute trattative, non era stata autorizzata, e così è stata subito ostacolata dalla polizia, che non è riuscita comunque a contenerla in un mero presidio a piazza della repubblica. Si è comunque concordato un breve percorso, terminato in piazza Vittorio Emanuele con un palco per i comizi finali.

Una galleria di foto della manifestazione.

Di fronte a questo tentativo di comprimere una manifestazione operaia legittima e sacrosanta, specie a fronte dell’ennesimo grave atto di violenza durante uno sciopero, non era la paura ma la rabbia a prevalere tra i partecipanti, che hanno fatto indietreggiare la polizia più volte.

Se ci fossero state della cariche – furbescamente evitate, una volta tanto – avrebbero rappresentato non tanto l’ennesima dose di manganellate di routine quanto, piuttosto, un possibile disastro d’immagine sia per il governo, sia per le grandi burocrazie sindacali che hanno come obiettivo irrinunciabile quello di trattenere a tutti i costi l’esplosione del conflitto sociale: smorzare i toni, ridurre la portata delle rivendicazioni, attenuare la rabbia… Quando poi la violenza filo-padronale, privata o tramite le forze dell’ordine, è all’ordine del giorno. Questa escalation di aggressioni e di violenza squadrista a cui sono sottoposti in particolare gli operai della logistica ha raggiunto il proprio apice, segnato con il sangue del compagno Adil sull’asfalto. Se a ciò aggiungiamo che il governo si sta adoperando sia per porre definitivamente fine al blocco dei licenziamenti che per rimodulare il diritto di sciopero attraverso la Commissione di Garanzia nazionale, la cornice istituzionale del governo Draghi è completa: assecondamento delle richieste degli industriali e delle multinazionali, e smantellamento delle forme di resistenza attiva degli sfruttati.

Una piazza importante, quella di ieri, che ha visto più che altre volte la rivendicazione dell’unità intersindacale dei lavoratori in lotta, la rivendicazione di metodi radicali quanto è radicale e feroce la pressione dei padroni. Si è scontata la mancata presenza delle sigle confederali che, appresa la morte di Adil, hanno proclamato la propria necessità di scioperare sì, ma a distanza di un tempo indefinito, nel pieno rispetto della linea landiniana di “ammortizzare” l’odio e la rabbia di classe crescente: ma ciò non è ugualmente bastato ai dipendenti della Lidl di Biandrate, iscritti ai sindacati confederali, per unirsi agli operai del SI Cobas in sciopero.

C’è, in piazza e nelle strade, di fronte ai supermercati Lidl di molte città, una risposta, con decine di presidi, portata avanti da una prima linea di militanti composta soprattutto da giovani, operai immigrati, animata dalla voglia di non sottoporsi più alle passeggiate funebri a cui tutto il movimento si è abituato in decenni di pace sociale.

C’è la voglia di cambiare e la rabbia necessaria per farlo.

Questa rabbia della prima linea merita una proposta politica vera, seria, lontana dai tentennamenti e dalle paure, che presenti un piano per proseguire e allargare la lotta in un fronte unico per respingere questo attacco alla nostra classe. A partire dall’agitazione per uno sciopero generale, che sfidi le burocrazie dentro i luoghi di lavoro, che sfidi la repressione padronale, che si organizzi per difendersi dagli attacchi giuridici così come dalle aggressioni violente.

Se la morte di un uomo, di un lottatore della classe lavoratrice, può significare qualcosa, per noi, significa questo: fare di quel dolore e di quella rabbia maggiore organizzazione, maggiore lucidità politica nel distinguere il campo degli oppressi a quello degli oppressori – apparati burocratici sindacali compresi – e maggiori strumenti di unità e radicalità per colpire il nemico, che oggi prova ad incassare una vittoria utilizzando anche la violenza più becera e infame. Il compito del movimento ora è costruire le condizioni per cui se ne debbano pentire.

È stata aperta una cassa di solidarietà per sostenere i familiari di Adil: può essere sostenuta con un bonifico al IT23O3608105138254343954358 o ricaricando la carta Postepay 5333171076048723, entrambi con intestazione a Raffaella Crippa, causale “per Adil Belakhdim, assassinato durante uno sciopero”.