Questa settimana in tutta la Germania le azioni massicce dei contadini e scioperi delle ferrovie si svolgono contemporaneamente. Un’alleanza tra questi due settori strategici avrebbe un enorme potere di lotta. Ma perché ciò avvenga, il movimento contadino deve liberarsi dalla sua leadership reazionaria e dalle forze di destra.


Da lunedì, l’8 gennaio, la cosiddetta ‘settimana d’azione’ degli agricoltori, l’industria dei trasporti e altri soggetti sta paralizzando le infrastrutture critiche in tutta la Germania. Le manifestazioni, le marce e i blocchi sono particolarmente efficaci grazie alle attrezzature pesanti di cui dispongono. Diversi media trasmettono in diretta le immagini di code infinite di trattori. Persino il termine “sciopero generale” è stato usato per descrivere questa situazione straordinaria.

È stata organizzata come risposta alle nuove proposte del governo tedesco, formato da socialdemocratici (SPD), verdi e liberali (FDP) che mette in difficoltà l’intero settore agricolo: sono previsti tagli di sovvenzioni per il gasolio agricolo e dell’esenzione fiscale sui veicoli per gli agricoltori. Anche un aumento notevole della tassa sull’anidride carbonica è previsto dall’accordo di coalizione. Il governo precedente aveva progettato di aumentarla da 30 a 45 euro a tonnellata a. Durante la crisi energetica per la rottura degli accordi con la Russia, il nuovo governo, chiamato “semaforo” per il colore dei tre partiti che lo formano, ha annunciato di ridurre questo aumento a solo 40€. Tuttavia, in dicembre ha deciso di abbandonare questo piano insieme con le altre misure di taglio, in seguito alla crisi di bilancio, attaccando principalmente gli agricoltori.

Già il 18 dicembre, circa 10.000 agricoltori con 3.000 trattori avevano manifestato a Berlino. Questo ha segnato l’inizio di un nuovo ciclo di proteste agricole che si stanno ripetendo per anni.

Secondo l’Associazione tedesca degli agricoltori (DBV), “gli agricoltori, l’industria dei trasporti, gli spedizionieri e gli autotrasportatori” stanno protestando per “esprimere la loro insoddisfazione per i piani di bilancio del governo federale” e per richiamare l’attenzione su quanto “mettano in pericolo la competitività e l’esistenza degli agricoltori e delle medie imprese di trasporto”.

Anche se il governo del “semaforo” si è già parzialmente arreso e ha annunciato di voler mantenere l’esenzione fiscale e attuare solo gradualmente l’abolizione dei sussidi per il gasolio agricolo, particolarmente gli agricoltori più piccoli continueranno a essere colpiti duramente dalle misure di austerità. Le proteste, dunque, continuano. Lunedì 15 gennaio la protesta sarà portata nella capitale con una grande manifestazione. Sarà il culmine di una settimana di azione in tutta la Germania in cui agricoltori, autotrasportatori e camionisti scenderanno in piazza insieme.

 

Coinvolte le forze di destra

I metodi di protesta hanno già iniziato a radicalizzarsi. Il 4 gennaio, quando il vicecancelliere Robert Habeck (verdi) stava ritornando da vacanze in un’isola del mar del nord in traghetto, centinaia di manifestanti hanno bloccato l’attracco della nave. Questo caso ha provocato un’enorme reazione mediatica di indignazione. L’Associazione tedesca degli agricoltori (DBV), che guida le proteste, ha preso le distanze dall’azione. Allo stesso tempo, i partiti di destra, tra cui l’AfD, l’ex NPD (ora “Die Heimat”) e l’organizzazione fascista “Dritter Weg” (Terza via), stanno cercando di sfruttare le proteste per i propri scopi. Bandiere e simboli delle forze di destra sono apparsi in diversi luoghi durante le proteste. Anche il piccolo partito di destra “Sassonia Libera” ha approfittato del malcontento contro il governo di coalizione e lunedì ha organizzato una manifestazione con migliaia di partecipanti a Dresda. Secondo quanto riferito da testimoni oculari, un corteo di destra ha sfondato un cordone di polizia.

Non c’è dubbio che la destra abbia una base nel movimento. Ma soprattutto per gli agricoltori con piccole aziende, le destre non possono essere dei veri alleati nella lotta. Questo è evidente, ad esempio, quando si parla di protezione del clima. Le forze di destra propagandano l’inimicizia tra gli interessi degli agricoltori e la protezione del clima. Sono favorevoli alla conservazione dei motori a combustione e si presentano quindi come stretti alleati degli agricoltori. Tuttavia, una riorganizzazione della produzione agricola più sostenibile e rispettosa del clima è anche nell’interesse degli agricoltori. Dopotutto, siccità e alluvioni stanno già mettendo a rischio i raccolti e quindi l’intero sostentamento. Sui social media circolano notizie e video in cui vengono confiscati simboli di destra durante le proteste. Questo deve costituire un precedente, i manifestanti stessi devono allontanare le persone di destra dalle loro manifestazioni.

Il governo tedesco stesso alimenta questa falsa dicotomia presentando i tagli al bilancio come una misura di protezione del clima. Dopo tutto, i sussidi cancellati riguardano i veicoli che funzionano con combustibili fossili. Ma finora non esistono trattori elettrici a cui gli agricoltori possano passare. Pertanto, non saranno in grado di ridurre il consumo di carburante anche se le tasse vengono aumentate. In più, i tagli ridurranno anche alcune sovvenzioni nel contesto del fotovoltaico e macchine elettriche.

Tuttavia, il governo non si preoccupa realmente della protezione del clima. Sta semplicemente cercando di risparmiare in ogni modo per tappare il buco di bilancio che si è creato a causa della sentenza della Corte Costituzionale Federale sul freno all’indebitamento. Non si parla di tassare più pesantemente i super-ricchi o di tagliare i fondi per lo storico programma di riarmo della Bundeswehr.

Fra i critici della DBV conservatrice, è il molto più piccolo Consorzio di agricoltura contadina (AbL), che non partecipa alle proteste. L’AbL ha invece indetto una propria manifestazione a Berlino per il 20 gennaio. Anche l’AbL, politicamente vicina ai Verdi, chiede al “governo federale di annullare la prevista riduzione del rimborso del gasolio o almeno di scaglionarla secondo criteri strutturali sociali e agricoli”. In definitiva, però, si pone come difensore del governo “semaforo” – e lascia il malcontento al DBV e alla destra.

 

Tutti solo agricoltori diretti?

Nella situazione attuale, soprattutto gli agricoltori con piccole aziende sono con le spalle al muro. Con margini di profitto ridotti, dipendono fortemente dai sussidi, il che significa che qualsiasi taglio potrebbe potenzialmente mettere a repentaglio la loro esistenza. Mentre un grande gruppo agricolo può far fronte alla diminuzione dei sussidi, una perdita di poche migliaia di euro può minacciare l’esistenza delle piccole aziende agricole. I loro margini di profitto sono stretti, poiché le multinazionali del cibo spingono i prezzi al ribasso, a volte persino al di sotto del prezzo di produzione. Nel frattempo, i grandi capitalisti dei gruppi di supermercati valgono miliardi e si arricchiscono sempre di più.

Poiché i sussidi dell’UE sono calcolati in base alla superficie coltivata, essi penalizzano ulteriormente le piccole aziende agricole. Con 450 miliardi di euro, i sussidi all’agricoltura sono la voce più consistente del bilancio dell’UE. Ciò dimostra già che questi aiuti di Stato sono distribuiti in modo gravemente diseguale. Mentre a beneficiarne sono soprattutto le grandi aziende e, ad esempio, il primo 1% delle aziende beneficiarie riceve quasi un quarto di tutti i sussidi, ossia quasi 30.000€ al mese per azienda, l’intera metà inferiore delle piccole aziende agricole riceve appena 200€ al mese.

Tuttavia, tutte le aziende agricole sono colpite dai tagli: sia i piccoli e medi agricoltori che le grandi imprese agroalimentari. Mentre le aziende più piccole utilizzano lavoratori stagionali per il raccolto, l’intero modello di profitto delle grandi aziende agricole si basa sullo sfruttamento sistematico di lavoratori solitamente stranieri, che spesso non ricevono nemmeno il salario minimo per il loro lavoro massacrante. Di conseguenza, il movimento di protesta comprende membri di classi molto diverse, che solo a prima vista sembrano difendere gli stessi interessi. Dopotutto, sono le grandi aziende agricole e i gruppi agroalimentari che stanno estromettendo le piccole aziende.

Inoltre, la DBV è ben lontana dall’essere l’organismo che rappresenta l’interesse generale, come reclama quando si presenta all’opinione pubblica. Al contrario, diffende principalmente gli interessi della gran industria agricola ed è anche politicamente strettamente legata al partito democristiano CDU/CSU. Come riportato da Der Spiegel nel 2018, il ministro dell’Agricoltura dell’epoca Ilse Aigner (CSU) ha detto a un membro del Bundestag: “Faccio tutto quello che vuole l’associazione degli agricoltori”.

 

La sinistra deve proporre una propria prospettiva

La sinistra rivoluzionaria non deve quindi commettere l’errore di voltare le spalle alle proteste degli agricoltori in generale per la reale influenza della destra. In nessun caso la sinistra e le organizzazioni dei lavoratori dovrebbero agire come difensori del governo di coalizione. Questo darebbe campo libero alla destra.

Le proteste hanno dimostrato che è possibile opporsi ai piani di tagli del governo. E questa lotta contro i tagli all’agricoltura è anche indirettamente nell’interesse dei lavoratori. Dopotutto, se il governo federale fosse andato avanti con i suoi piani, ciò avrebbe indubbiamente comportato un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Tuttavia, la lotta contro l’attuale dirigenza delle proteste e gli attori di estrema destra deve essere portata avanti, presentando un programma progressista. Perché né l’estrema destra né la DBV daranno una soluzione alla situazione dei piccoli agricoltori. Ciò richiede un’alleanza di questi ultimi con la classe operaia, perché solo loro sono in grado di ottenere uno sconvolgimento fondamentale dei rapporti di produzione che opprimono i piccoli agricoltori. Affinché le proteste abbiano successo, i comitati democratici dei piccoli e medi agricoltori devono assumere il coordinamento degli scioperi e cacciare le destre dalle proteste. Soprattutto in tempi di aumento dei prezzi, che colpiscono sia i contadini che la classe operaia, sono necessarie misure per spezzare il potere di mercato delle grandi imprese. Comitati di controllo dei prezzi composti da piccoli-medi produttori e consumatori potrebbero stabilire prezzi che garantiscano il sostentamento degli agricoltori e siano accessibili ai consumatori. Questa pianificazione potrebbe anche garantire che, al di là della ricerca di aziende agricole sempre più grandi, i prodotti siano acquistati in modo sicuro e che la produzione rimanga possibile per le aziende agricole di piccole e medie dimensioni. In questo modo si potrebbe anche contrastare una sovrapproduzione dannosa dal punto di vista ecologico. Questo potrebbe essere un passo importante verso una riorganizzazione dell’agricoltura rispettosa del clima.

Anche il movimento sindacale, e in particolare i sindacati, devono lottare per rivendicazioni che contribuiscano sia ad alleggerire il peso dei piccoli agricoltori sia a ristrutturare il settore nell’interesse del clima e dei consumatori. Ciò include l’esproprio delle banche e la loro fusione in un’unica grande banca sotto il controllo dei lavoratori e dei contadini. Ciò consentirebbe ai piccoli agricoltori di ottenere i prestiti necessari per convertire la loro produzione a metodi rispettosi del clima. Invece di mantenere sussidi generalizzati dannosi per il clima, è necessario investire massicciamente nella conversione climatica dell’agricoltura, ad esempio nella sostituzione del gasolio agricolo con carburanti a zero emissioni, senza gravare ulteriormente sui piccoli agricoltori. Queste misure dovrebbero essere finanziate espropriando il capitale e i grandi agricoltori. Le aziende agricole e altre industrie chiave come quelle chimiche, da cui dipendono le piccole e medie aziende agricole, devono essere nazionalizzate sotto il controllo dei lavoratori, in modo che la produzione possa essere pianificata in modo razionale e rispettoso del clima.

 

Scioperare insieme

Per realizzare queste richieste, è necessario che gli agricoltori non continuino a protestare in modo isolato, ma si uniscano agli scioperi dei lavoratori. Parallelamente alla settimana d’azione degli agricoltori, i ferrovieri del sindacato GDL scioperano da mercoledì a venerdì per una riduzione dell’orario di lavoro con una compensazione salariale completa – anche loro lottano contro gli effetti della crisi della politica di tagli del governo e, come gli agricoltori, anche loro hanno potenzialmente una grande influenza con la loro azione. Causeranno notevoli restrizioni al trasporto ferroviario. Il tentativo della direzione delle ferrovie di intraprendere un’azione legale contro lo sciopero è fallito per il momento. A dicembre, una netta maggioranza dei membri del GDL ha votato a favore dello sciopero ad oltranza. Mentre le piccole e medie aziende agricole soffrono per decenni di una politica agricola sbagliata, i dipendenti delle ferrovie sono ugualmente colpiti da una politica dei trasporti che ha dato priorità ai profitti e alla necessità di tagliare i costi. Le azioni congiunte degli agricoltori in protesta e dei ferrovieri in sciopero potrebbero indicare la strada per sconfiggere la politica dei tagli del governo nel suo complesso.

 

Lena Hense, Luis Linden e Max Freitag

Traduzione da Klasse gegen Klasse

È nata a Berlino nel 1999. Ha studiato chimica a Jena, Berlino e Napoli e sta conseguendo la laurea magistrale di chimica dell'ambiente e dei beni culturali a Firenze. Ha partecipato alle attività di Klasse gegen Klasse in Germania ed è militante della FIR.