di Sirio Stivalegna

Come il capitalismo continua indisturbato a distruggere il pianeta

Il titolo può apparire provocatorio ai più, ma lo scopo di questa serie di articoli è precisamente quello di offrire una conoscenza più articolata dell’argomento “fonti rinnovabili”.

Energia rinnovabile tanti di noi la associano all’energia solare, o a qualcosa che non ha costo, che non inquina, che si “rinnova” che dà l’idea d’essere infinita. Il massimo per le esigenze di questo sistema economico “ipertrofico”: un’energia gratuita e infinita chi non la svilupperebbe? Se fosse realmente così, si sarebbe già “nel futuro”, avremmo già risolto i principali problemi della società contemporanea: inquinamento e la distruzione del pianeta. Va da sé che se l’energia utilizzata fosse realmente gratuita ed infinita ne consegue che, sempre con l’intenzione di dare un senso alla definizione di “rinnovabile”, si potranno azionare macchine, raffrescare e riscaldare ambienti a costo zero, senza conseguenze per l’ambiente e la salute della popolazione.

Nella storia del ‘900 ricorderemo che l’asbesto, l’amianto e le sue applicazioni nell’edilizia (l’eternit) sono stati una tragedia di cui ancora se ne pagano le conseguenze, in tutto il mondo. Un materiale composito (cemento-amianto appunto) che, sull’onda dell’ottimismo generale della classe dirigente che definiva il primo Novecento “Belle Epoque” (pensando più ai floridi guadagni che entravano solo nelle tasche della borghesia, più che alle condizioni generali della classe lavoratrice), caratterizzato dalle sua grande versatilità (durabilità, buon isolante termo acustico ed ingnifugo), ha sfondato sul mercato diventando uno dei materiali più diffusi, addirittura utilizzato anche nell’arredo e negli oggetti di design. Poi senza parlare del rischio biologico, e quindi della salute umana, legata all’impiego ed alla produzione dell’eternit (come anche all’estrazione dell’amianto), conseguenze nocive scoperte già a fine ‘800.

In definitiva: un prodotto associato ad un “facile” profitto, deve destare sospetto. Almeno in noi marxisti.

Sono di qualche mese fa le fanfare della stampa in cui si comunicava che più del 50% dell’ “energia primaria” necessaria per il fabbisogno elettrico italiano è oggi di origine rinnovabile (intese come generate da sistemi che sfruttano l’energia solare, eolica, geotermica, biomassa). Inoltre, si celebra anche il raggiungimento, con estremioanticipo, degli obiettivi del Patto d’Azione della direttiva 2009/29/CE “Pacchetto Clima- Piano 20-20-20” : riduzione del 20% delle emissioni, aumento della quota energia prodotta da fonti rinnovabili, tutti traguardi da raggiungere entro il 2020. Praticamente viviamo in una società “ecologica”, finalmente, così come ambivano i movimenti ambientalisti e tutte le anime green, intenti a salvare il pianeta installando improbabili orti sui propri balconi o terrazzi, in improbabili condomini, in improbabili città inquinate in cui i limiti delle polveri sottili vengono abbattute solo da salvifiche piogge che, insieme agli agenti inquinanti sospesi nell’aria, si aggiungono a quelli presenti sugli asfalti, per essere poi convogliate in fogna ed infine negli alvei fluviali, nel più vicino specchio d’acqua e nelle falde freatiche. Una società così ecologica che impone dal 2012 (Decreto rinnovabili n.28/2011) e dal 2015 (D.M 26 giugno 2015) nelle nuove costruzioni o in ristrutturazioni profonde, il rispetto delle nuove normative in materia di risparmio energetico, relativo alle dispersioni legate alla struttura dell’edificio, come anche l’installazione di impianti atti alla produzione di energia elettrica ed acqua, al fine di rendere il più autonomi energeticamente. Senza parlare poi di ciò che producono e produrranno le aziende: ora sì che c’è la qualità! Da anni sono obbligate a rilasciare certificati per ogni materiale. Materiali edili performanti per ogni gusto in linea, ovviamente, con le nuove normative! Ecco cosa porta il capitalismo! Al progresso?

Ma quanto costano gli impianti atti alla produzione delle energie rinnovabili? Questo è un dato ininfluente. Non importa quanto costino, perché la risposta di chi te lo propina sarà: “bisogna anche valutare ciò che si risparmia dalla bolletta” e “e poi si risparmia per l’ambiente … è tutta energia pulita”. Cosa possiamo criticare di questo ragionamento?

Il risparmio in bolletta è “certo”, non si può discutere. Sono più di 1000 i Mtep risparmiati solo nel 2005 in Europa (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, così come indicato nel rapporto della Commissione della Ue del 19-10-2006). Indice che è in aumento. Quindi anche l’ambiente ne beneficerà? Ma la produzione dei macchinari e dei sistemi, utilizzati per la produzione dell’energia “rinnovabile”, è ad impatto zero? Non ci sono emissioni tossiche in questa filiera? Tutti questi dati e normative riguardano solo l’Europa, e non quella geografica, ma solo quelli appartenenti alla UE.

L’Europa geografica è il 6% della superficie complessiva delle terre emerse del globo, il 2% dell’intero pianeta, ed ospita solo 0,73 miliardi di persone, quindi l’Europa geografica rappresenta quasi il 10% della popolazione mondiale.

Pensiamo davvero che possa influire sull’intera umanità la normativa specifica esistente in una parte dell’Europa, quella che ha stretto i trattati UE? Pensiamo veramente che la vita di un valdostano sia così profondamente staccata da quella di un proletario vietnamita? Quindi possiamo sostenere ancora un’economia che distrugge la stragrande maggioranza del pianeta per il beneficio di pochi? Possiamo ancora pensare che la caldaia a condensazione ci faccia risparmiare qualcosa di più, in termini di vite umane, oltre alla nostra misera bolletta?

Queste domande meritano un approfondimento.

Questo è il primo articolo di un lungo approfondimento, anche parzialmente tecnico sull’ecologia e come l’ecologia vada vista all’interno di un’analisi marxista della società, critica che presuppone la critica e la messa in discussione degli attuali mezzi di produzione capitalistici, entropici, distruttivi.