Il 26 Gennaio 2015 Tsipras assume la carica di Primo ministro della Grecia, presentandosi come l’ uomo della svolta a sinistra, garante della dignità dei proletari, in grado di restituire un alto tenore di vita attraverso il riformismo sociale democratico.

E’ bastato poco a far crollare quella sovrastruttura ideologica che aveva fondamenta nella manipolazione dei mass-media, e far comprendere che Syriza era ancora una volta a tutela di quella politica finanziaria che assoggetta gli stati, e quindi le forze produttive locali, nelle mani di un’ élite di creditori che assumono un ruolo primario nelle principali scelte politiche dei diversi paesi. Il 17 Maggio 2017 vengono approvate dal parlamento greco nuove misure di austerità tali da alleggerire il debito verso i creditori UE, BCE e FMI. Le leggi, che entreranno in vigore nel 2019, andranno a colpire la stragrande maggioranza della società greca, senza contare i tagli alla sanità e all’istruzione, tagliandone l’ 85% del reddito annuo.
Le categorie più colpite saranno gli agricoltori e i pensionati i cui tagli possono arrivare al 18% . Il tutto fatto per risparmiare 4.9 miliardi di euro, necessari per sbloccare un nuovo pacchetto di 7.5 miliardi che saranno utilizzati ancora una volta per pagare i debiti ellenici.

Le mobilitazioni sono state immediate, 12.000 persone sono scese in piazza per protestare ad Atene, ed altre 10.000 tra Salonicco e Patrasso. I sindacati hanno minacciato di continuare a bloccare il paese, fino a che non si raggiungerà un punto di svolta. Sempre più ambigua sarà la svolta se non si decide di nazionalizzare i creditori senza indennizzarli, di trasferire tutti i mezzi di produzione nelle mani dei lavoratori, sottraendoli ai privati i cui interessi sono sempre a spese di chi produce la loro ricchezza e di chi gli permette di poter speculare sulla vita di chi sfruttano, ossia su loro stessi.

Cristiano D’Alterio