Il partito neo-riformista ha tenuto le elezioni interne questo fine settimana per scegliere un nuovo leader che sostituisse Alexis Tsipras, dimessosi dopo la sconfitta del partito alle elezioni di quest’anno. La vittoria dell’uomo d’affari Stefanos Kasselakis conferma lo spostamento a destra dopo anni di deriva opportunistica.


L’uomo d’affari 35enne Stefanos Kasselakis è stato eletto nuovo leader del neo-riformista Syriza, il principale partito di opposizione greco, al secondo turno delle elezioni interne tenutesi domenica per nominare il successore dell’ex primo ministro Alexis Tsipras come presidente del partito.

Dopo lo spoglio degli oltre 130.000 voti espressi dai membri del partito, Kasselakis, amministratore delegato della Swiftbulk, una compagnia marittima, ha ottenuto il 56,7%, contro il 43,3% della sua principale rivale, la deputata ed ex ministra del lavoro Efi Ajtsioglu.

Kasselakis, che in gioventù ha lavorato per la famigerata banca d’affari americana Goldman Sachs (protagonista del crack del 2007), ha dichiarato la vittoria domenica sera fuori dalla sede di Syriza ad Atene, mentre Ajtsioglu ha ammesso la sconfitta e si è congratulato con il vincitore.

“Oggi la luce ha vinto e la speranza sta diventando il nostro futuro comune”, ha detto il nuovo leader di Syriza in un discorso piuttosto opaco e politicamente indefinito. Anche durante la sua breve campagna per la carica non aveva rilasciato dichiarazioni sostanziali, ma aveva piuttosto agito da influencer, lanciando la sua candidatura sui social media, da dove aveva raccontato alcuni momenti della sua vita, a partire dall’infanzia, e dove aveva dichiarato apertamente la sua omosessualità, diventando il primo leader politico a farlo nella storia della Grecia moderna.

L’elezione di Kasselakis, che arriva dopo le dimissioni di Alexis Tsipras da presidente del partito in seguito alla sconfitta subita alle elezioni legislative tenutesi in Grecia alla fine di giugno, ha lasciato sconcertati molti attivisti di Syriza, che vedono il partito già avviato a diventare una formazione prettamente centrista.

Kasselakis, liberale in materia di economia e diritti sociali, ha studiato negli Stati Uniti dall’età di 14 anni e si è laureato in finanza all’Università della Pennsylvania dopo aver vinto una borsa di studio. È diventato membro del partito solo un mese fa e si è presentato come un uomo che ha fatto carriera grazie ai propri sforzi individuali e come “l’unica opzione” con la possibilità di scalzare l’attuale primo ministro conservatore Kyriakos Mitsotakis.

A conferma del definitivo spostamento a destra della formazione, Evangelos Antonaros, ex deputato del partito al governo Nuova Democrazia, che si è candidato con Syriza su richiesta di Tsipras a maggio, ha dichiarato: “Sosteniamo Kasselakis perché vuole portare il partito verso il centro, il terreno che Syriza ha perso alle ultime elezioni. Sarà ricostituito con menti aperte e porte aperte”.

“Questa è la fine della sinistra di Syriza così come la conosciamo”, ha dichiarato al The Guardian l’eurodeputato di Syriza Stelios Kouloglou. “Quel partito è morto stasera. Kasselakis farà grandi cambiamenti e tutto questo sarà oggetto di studi in futuro perché ciò che ha realizzato è impressionante. È arrivato quasi dal nulla e ora è al comando. È una follia, uno scenario che nessuno avrebbe creduto fino a pochi mesi fa”.

In realtà, più che di “follia”, si tratta del logico risultato di un percorso lungo anni, iniziato con la rinuncia alle sue prime promesse elettorali nel 2015 e l’inserimento di figure come il destrorso Evangelos Antonaros nelle sue liste e in quella di Kasselakis per lottare per la presidenza del partito.

Il partito neoriformista Syriza è salito al potere in Grecia nel 2015 con la promessa di porre fine ai piani di austerità imposti dalla cosiddetta Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e FMI) dopo la crisi economica globale del 2008. Questa promessa ha generato enormi aspettative tra la popolazione greca, che non solo ha portato Alexis Tsipras al potere, ma ha anche votato massicciamente in un referendum dello stesso anno per respingere le condizioni draconiane di salvataggio proposte dalla Troika.

Tuttavia, Tsipras ha voltato le spalle al risultato del referendum e ha concluso un accordo che prevedeva un duro piano di austerità, con tagli e privatizzazioni che sono stati portati avanti dal suo governo, costandogli non solo spaccature all’interno di Syriza ma anche la sconfitta del partito per mano della destra di Nuova Democrazia appena quattro anni dopo e il suo peggior risultato in 10 anni alle elezioni del 2023.

Si tratta indubbiamente del declino di un’esperienza, che ha avuto repliche simili in altri paesi come Podemos in Spagna, di queste formazioni neoriformiste che, quando arrivano al governo o fanno parte di governi di coalizione (come nel caso della Spagna con Podemos come appendice del PSOE), finiscono per diventare gestori del business capitalista.


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Questa fine per Syriza non è altro che la logica conseguenza di formazioni che, sorte come parte di fenomeni di lotta o di indignazione e rabbia contro le condizioni di vita e gli aggiustamenti permanenti, si rifiutano di avanzare in una seria lotta contro il capitalismo e finiscono per diventarne i gestori, non solo deludendo coloro che li hanno sostenuti, ma virando sempre più a destra come parte della piena integrazione nei regimi politici dei loro paesi.

Redazione Internazionale La Izquierda Diario

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