Abbiano appreso ieri in serata la terribile notizia della scomparsa di un giovane compagno romagnolo, Martino Balelli.

Martino aveva 30 anni, era originario di Forlimpopoli e, tramite la partecipazione al movimento studentesco, era entrato in contatto con il marxismo; per un decennio ha militato prima nell’Associazione Marxista Rivoluzionaria all’interno di Rifondazione, poi nel Partito Comunista dei Lavoratori: è nella militanza in quell’organizzazione che abbiamo avuto l’opportunità, il piacere e l’onore di conoscere Martino e di condividere con lui il nostro percorso di militanza comunista, di crescita personale e politica. Un compagno che dedicava con costanza e impegno esemplari le proprie energie e la propria intelligenza alla causa del movimento operaio, dell’emancipazione degli sfruttati, della rivoluzione socialista. Un giovane sempre interessato a crescere politicamente, a confrontarsi con compagni, lavoratori, studenti, a dibattere specialmente con chi non condivideva le sue posizioni, disposto com’era sempre ad accettare la sfida del dialogo e della crescita sempre possibile tramite la polemica politica aperta, magari aspra, ma ogni volta franca e corretta: rivendichiamo con orgoglio di aver fatto i primi passi sul terreno del marxismo anche grazie all’azione comune e al confronto quotidiani con Martino.

Riflessioni e scelte personali avevano portato tempo fa Martino a ritirarsi dalla politica e perderlo di vista su quel versante ci dispiacque molto. Ciò non ha significato però la fine del sentimento di giustizia, dell’interesse che nutriva per gli altri e per la società, del suo essere aperto, disponibile, solare per tutti: infatti al tribunale di Forlì, dove lavorava, in tanti tra dipendenti e utenti possono conservare un buonissimo ricordo di lui.

Qualche mese fa, quando già stavamo sviluppando la battaglia politica che ci ha portati poi a fondare la FIR, il desiderio di Martino di ricominciare a inserirsi nella vita di partito ci aveva rincuorati e spronati a fare sempre meglio. Proprio per questo, ci addolora e ci sconvolge ancora di più sapere che Martino ha deciso di non sopportare oltre il macigno che portava dentro di sé. Ora non soffre più, ma lascia tra noi un vuoto che non potremo ignorare o dimenticare.

La memoria e l’eredità di Martino non scompaiono, restano nei cuori dei suoi compagni e di tutti quelli che l’hanno conosciuto e hanno potuto apprezzare il suo valore come essere umano.

Continuiamo perciò il nostro sforzo, la nostra battaglia per la fine dello sfruttamento e dell’oppressione, per il comunismo, forti del fatto che questa è stata anche la battaglia del nostro Bals.

Giacomo Turci, Sirio Stivalegna