Louise Michel, la combattente della Comune di Parigi

Maestra, poetessa e libertaria, questa piccola donna rappresentò lo spirito fondante di una rivolta nella quale le donne non solo conquistarono il diritto all’educazione, al divorzio e al lavoro, ma anche la possibilità di combattere fianco a fianco con gli uomini.

Quando la folla oggi cambia
Rotta come l’oceano
E a morire è pronta
La Comune risorgerà
Ci uniremo alla folla innumerevole
Verremo da tutte le strade
Spettri vendicatori che sorgono dalle ombre
Verremo stringendoci le mani
La morte porterà lo stendardo
La bandiera nera velata di sangue
E viola fiorirà sotto il cielo ardente

Louise Michel. Canzone delle prigioni, maggio del 1871

Durante la settimana del 20 maggio del 1871, l’esercito di Versailles (la borghesia francese alleata con i prussiani) avanzò contro la Comune di Parigi. In quello stesso giorno, nel cimitero di Montmartre, nel cuore della Comune operaia, una donna con gli stivali da soldato sparò con il fucile. Il solo pensiero potrebbe essere paragonato ad un oceano che scarica tutta la sua furia dal cielo, con gli obici che fanno tremare la terra e i fiori delle tombe che volano nell’aria.
Successivamente, Louise Michel si intrufolò in un buco di un muro per raggiungere i rinforzi. Dei 50 uomini che la accompagnarono, presto metà; poco dopo quindici; infine, solo tre continuarono a difendere la barricata sulla strada Clignancourt.

La notte del 24 maggio, Parigi bruciò. Anche da lontano si poterono osservare gli incendi: il Palais-Royal, Via Rivoli, il Palazzo delle Tuileries, il municipio, il teatro lirico, la riva sinistra della Senna furono tutti interessati dal crepitio rosso sotto il cielo nero. “Anche se la Comune non avrà alcuna possibilità di sopravvivere, essa non si arrenderà all’esercito di Versailles senza combattere”.

In quei giorni Louise Michel sentì che il tempo fu flessibile. “Tutto accadde nel giro di poco tempo, come se in quei giorni fossero passati mille anni”. Questa piccola donna, di 40 anni, rappresentò lo spirito fondante di una rivolta nella quale le donne non solo conquistarono il diritto all’educazione, al divorzio e al lavoro, ma anche la possibilità di combattere fianco a fianco con gli uomini.

Le donne della Comune

Dopo la caduta del Secondo Impero di Napoleone Bonaparte, con la sconfitta nella guerra franco-prussiana nel settembre del 1870, Parigi proclamò la Repubblica. Con la città assediata dall’esercito di Bismarck, l’esercito francese di Adolphe Thiers firmò la resa, accettando l’occupazione della capitale da parte dei prussiani. Tuttavia la Guardia Nazionale parigina, formata per la maggior parte da operai e artigiani, rifiutò di arrendersi al nemico. In seguito a ciò Thiers si ritirò a Versailles e il popolo di Parigi prese il controllo della città.

Il 18 marzo l’esercito di Versailles tentò di schiacciare la ribellione e di strappare i cannoni dalle mani dei parigini. Quel giorno furono le donne le prime a scendere in strada, in un’insurrezione che diede poi inizio alla famosa Comune di Parigi. Così disse Louise Michel: “Tutte le donne erano lì. Mettendosi tra noi e l’esercito, le donne si lanciarono sui cannoni e sulle mitragliatrici, e i soldati rimasero immobili. La Rivoluzione era ormai cosa fatta”. Poco dopo si tennero le elezioni per eleggere i rappresentanti della Comune di Parigi, il primo governo operaio della storia.

Come già accadde durante la Rivoluzione francese del 1789, le donne parteciparono attivamente alla vita della Comune, formando associazioni come il Comitato di Vigilanza delle Cittadine e l’Unione delle Donne per la Difesa di Parigi. Secondo Louise Michel più di 10000 donne, “sparse o insieme, combatterono per la libertà nel mese di maggio”.

“Con la bandiera rossa sfilarono le donne; innalzarono barricate in Piazza Blanche. Ci furono Elisabeth Dmitrieff, la signora Lemel, Malvina Poulain, Blanche Lefebvre, Excoffons. André Leo stette invece nel quartiere di Batignolles”. In Piazza Blanche si mantenne una barricata difensiva per un battaglione di 120 donne. Nel Viale di Sebastopoli molte donne lavorarono per portare sacchi di terra e cesti di vimini. Le famose petroleuse, le incendiarie. Così i loro nemici chiamarono le donne della Comune. Ogni donna che attraversava le vie della città vestita di stracci e con un vaso tra le mani era vista come sospetta.

In quegli anni in Francia regnava ancora il codice napoleonico, che imponeva alle donne la condizione subalterna, sottomesse al padre o al marito, senza diritti e nessuna attività indipendente, senza diritto al voto e nemmeno al divorzio. Le donne operaie erano così sottomesse ad un doppio sfruttamento e oppressione. Per questo la Comune di Parigi portò la speranza di un mondo nuovo per le donne del popolo.

Nel muro del cimitero di Pere-Lachaise, che oggi si conosce come il muro dei comuneros, cento combattenti furono fucilati. Oltre mille, deportati ed esiliati.

Louise Michel, maestra altruista, scrittrice e poetessa, occupò un posto di combattente nelle barricate prendendo così le difese della Parigi operaia che dopo il 18 marzo aveva preso nelle sue mani il proprio destino. La Comune quindi creò una nuova forma di governo, con delegati eletti e revocabili in qualsiasi momento, che percepivano un salario da operaio. La Comune stabilì inoltre l’uguaglianza delle donne dinanzi alla legge, separando la Chiesa dallo Stato ed espropriando i beni del clero; un congiunto di misure mai adottate da nessuna repubblica liberale. La Comune difese Parigi consegnata da Thiers ai prussiani. L’eroica Comune, con la sua tenace resistenza, aveva in pratica sfidato l’Europa dell’ordine e del capitale, eliminando “l’esercito permanente, la polizia, la burocrazia, il clero e la magistratura”, come disse di fatti Marx nel Manifesto del Consiglio Generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, scritto tra aprile e maggio del 1871.

La repressione e l’esilio

Secondo le fonti storiche, più di 30000 persone furono assassinate nella settimana sanguinosa di maggio, quando la repressione si addentrò anche tra le strade di Parigi. Nel muro del cimitero di Pere-Lachaise, che oggi si conosce come il muro dei comuneros, cento combattenti vi furono fucilati. Oltre mille, deportati ed esiliati.

Louise Michel riuscì a fuggire, ma sua madre fu arrestata dalla polizia al suo posto e Louise in seguito si arrese per salvarle la vita. Sbattuta quindi in prigione assieme ad altre tantissime persone, poté ascoltare dalla finestra della cella le esecuzioni di altri comuneros. Il processo, nel dicembre del 1871, si trasformò in una tribuna per ribadire il suo impegno verso la Comune e la lotta. “Non voglio difendermi e tantomeno essere difesa”, esclamò Louise Michel, “appartengo alla rivoluzione sociale e dichiaro di accettare la responsabilità di tutte le mie azioni; la accetto senza restrizioni”, riporta Lissagaray nella sua storia sulla Comune.

L’eroina di Montmartre fu deportata all’isola di Nuova Caledonia, colonia francese nel Pacifico. Il viaggio a bordo del Virginie tuttavia fu anche ricco di qualche sorpresa; Michel fece notare che in quel viaggio, mentre rifletteva sull’esperienza della Comune, si riscoprì anarchica. In quella lontana isola del Pacifico, Louise Michel visse con i Kanaki, tribù originarie sottratte all’oppressione francese. Mettendo in pratica le sue doti di maestra, ella insegnò ai bambini kanaki e si prese a cuore la difesa della loro causa.

“In una notte di tormenta durante l’insurrezione di Kanak ho sentito bussare alla porta del mio compartimento nella capanna. Chi è? Chiesi. Amici, risposero. Riconobbi la voce dei nostri Kanaki che ci portavano i viveri. E in effetti si trattava proprio di loro: sono venuti a salutarmi prima di nuotare sotto la tempesta per unirsi a loro e combattere i “bianchi malvagi”, hanno detto.
Poi Louise divise la fascia rossa della Comune, che aveva conservato attraverso mille difficoltà, e gliela diede come souvenir.

Dopo vari anni in Caledonia, Louise Michel poté tornare in Francia solo nel 1880. La riprese subito la sua attività politica – per cui fu presto nuovamente imprigionata –, partecipando alle mobilitazioni contro la disoccupazione, a raduni e a conferenze.
Morì nell’anno 1905, a 74 anni, ma il suo spirito indomabile rimase, e rimane ancora oggi, l’immagine viva della Comune.

Di Josefina L. Martinez

Traduzione di Azimuth
Fonte originale:  www.ctxt.es