A due mesi dalla prima data internazionale di sciopero studentesco per il clima, istituita sulla scia dei Fridays for Future (“venerdì per il futuro” di manifestazione per le strade) lanciati dalla giovanissima ambientalista svedese Greta Thunberg, continuano le mobilitazioni degli studenti italiani sulla scia dell’ampio movimento globale contro l’inquinamento che vede gli studenti (dai più piccoli agli universitari) protagonisti.

 

Firenze

 

Ancora una volta, Milano ha visto il corteo di gran lunga più grande, con decine di migliaia di giovani per le strade del centro, ma anche molte altre città hanno visto cortei forti di centinaia o alcune migliaia (come a Firenze) di manifestanti, perlopiù studenti delle scuole superiori.

 

Milano

 

Un’ondata di presa di coscienza del carattere sistemico e epocale della questione ambientale che ha coinvolto una massa di studenti molto superiore alla platea di quelli stabilmente inquadrati nel movimento studentesco “ufficiale”, e che infatti è per ora facilmente organizzabile dall’associazionismo ambientalista democratico, così come dai rimasugli del partito dei Verdi, presenti in forze oggi per spingere con più forza la propria candidatura alle elezioni europee approfittando del loro ruolo “naturale” (naturale nella logica della separazione delle questioni sociali) di protagonisti, baricentro politico-partitico di questo tipo di mobilitazioni, formalmente “apolitiche e apartitiche”.

Il carattere ancora indistinto di questa ondata ambientalista tra gli studenti si riflette nella tensione tra l’approccio istituzionale e quello radicale, tendente a posizioni anticapitaliste: a Milano, uno degli organizzatori ha detto: “chiudiamo, simbolicamente, sotto un’istituzione perché è da chi governa che

dobbiamo farci sentire”, come se la questione fosse quella di “svegliare i governanti” che, al servizio del popolo, non potranno che muoversi e riorganizzare interi cicli economici perché smettano di essere inquinanti; dall’altra parte, era possibile leggere cartelli in tutta Italia che recitavano, ad esempio, “Not climate change, but system change” (non cambiamento climatico, ma cambiamento di sistema), e cori apertamente anticapitalisti.

 

Milano

 

Quest’ultima tendenza è quella che effettivamente riflette i bisogni di studenti e lavoratori, che fronteggiano una società dove l’inquinamento e i disastri ambientali di grande portata sono prodotti dalle grandi aziende, che agiscono indisturbate nonostante il balletto di leggi e trattati che materialmente non intaccano il problema, appunto, strutturale dell’organizzazione inquinante dell’economia e della produzione di beni.

 

 

La chiave della questione, che determina le divergenze nei programmi proposti per risolvere la crisi ambientale planetaria che mette a rischio la sopravvivenza dell’umanità stessa e di moltissime specie animali, è quella del controllo sopra questo apparato produttivo inquinante: se i grandi proprietari, i capitalisti, non vanno oltre la competizione fra di loro per massimizzare i propri profitti a qualsiasi costo – a costo anche di distruggere l’ambiente, il compito di evitare una crisi ambientale catastrofica sta nelle mani delle grandi masse lavoratrici, della gioventù, degli stessi sfruttati e oppressi che vivono tutti i giorni sulla propria pelle le catene economiche, ambientali, politiche, culturali che l’economia capitalista impone.

 

Roma

 

Espropriare i grandi apparati industriali per avviare una riconversione ecologica dell’economia a livello globale è l’unica soluzione realistica alla questione ambientale che il movimento dei Fridays for Future ha risollevato in tutto il pianeta. Togliere di mano ai grandi capitali finanziari le grandi leve economiche che permettono di decidere se continuare a inquinare o meno è la questione che separerà nel movimento chi vuole “andare fino in fondo” nella questione, e chi vuole continuare a vivere di illusioni sulla possibilità di autoriforma di questo sistema.

 

Giacomo Danielevic