Era dicembre dello scorso anno quando, dopo 6 durissimi giorni di sciopero davanti allo stabilimento Italpizza nel modenese, i lavoratori organizzati nel Si Cobas riuscirono a strappare il tavolo in prefettura che sanciva il reintegro di 13 lavoratrici e lavoratori allontanati e un’apertura sull’impiego del contratto alimentaristi al posto del contratto multiservizi-pulizie utilizzato illegittimamente dall’azienda per le paghe minime più basse e le minori tutele che assicura ai lavoratori.

In pieno contrasto con le direttive della stessa prefettura, tuttavia, l’azienda, ha continuato la sua guerra sporca agli iscritti del Si Cobas. Si sono susseguite settimane di ritorsioni antisindacali, turni continuativi anche di 16 ore e, addirittura, il demansionamento delle lavoratrici in vista durante i picchetti, mandate a spazzare il piazzale o il tetto dell’impianto, con la neve e senza alcuna protezione. La lotta ha quindi ottenuto il reintegro di chi era stato illegittimamente sospeso ma per il resto ci si è fermati di fronte, certo, all’intransigente non rispetto delle norme e dei diritti dei lavoratori da parte del padrone, ma anche alla totale immobilità dei sindacati CISL e UIL, sempre vergognosamente dalla parte dell’azienda, e delle istituzioni, evidentemente incapaci (o sarebbe meglio dire disinteressate?) di tutelare le centinaia di operaie e operai occupati nella fabbrica.

Ovviamente le maestranze, come spesso accade in situazioni di sfruttamento brutale, una volta alzata la testa, si sono rifiutati di chinarla e hanno continuato a lottare per farsi riconoscere diritti e dignità. Nelle ultime settimane la lotta ha conosciuto un’ulteriore accelerazione con lo sciopero congiunto di Si Cobas e CGIL. Il tavolo indetto al MISE del 20 maggio alla presenza del Si Cobas è andato deserto sia per quel che riguarda Italpizza che per i sindacati CISL e UIL e sono riprese le proteste davanti ai cancelli, questa volta anche con l’appoggio della CGIL, fatto paradigmatico della chiusura dei padroni anche verso il sindacato “meno giallo” della triplice confederale, che non si era certo esposto particolarmente per la sua combattività in azienda.

#Modena #Italpizza oggi la celere si è superata e se l'è presa con una coraggiosa ragazzina.Le lavoratrici e i lavoratori paura non ne hanno!

Pubblicato da Paolo Brini su Giovedì 23 maggio 2019

Alle proteste e richieste legittime dei lavoratori, tuttavia, le istituzioni, tanto docili con i padroni, rispondono nuovamente con la forza: lanci di gas lacrimogeni, cariche e feriti si sono susseguiti per giorni fino a che Gian Carlo Muzzarelli, il sindaco di Modena, è sceso in campo per concordare un tavolo di trattativa in Confindustria… Escludendo il Si Cobas, ovvero il sindacato a cui sono iscritti i lavoratori che per primi hanno richiesto il miglioramento delle condizioni lavorative di tutti i dipendenti e le dipendenti!

Di fronte a questo ennesimo sfoggio di prepotenza e arroganza il sindacato conflittuale ha lanciato una campagna di boicottaggio della marca Italpizza in tutta Italia che ha già visto i primi presidi e volantinaggi nei punti vendita e vedrà nei giorni di venerdì 31 maggio e sabato 1 giugno vedrà due giornate di sciopero e presidio permanente.

NON COMPRARE LE PIZZE #ITALPIZZAOggi siamo ai Gigli per sostenere la lotta dei lavoratori di Modena. Da giorni prosegue lo sciopero in una vertenza che va avanti da mesi. Cosa chiedono? Il rispetto del contratto nazionale e la fine di turni che arrivano a 16 ore al giorno. Che risposte hanno ricevuto? Manganellate e gas lacrimogeni dalla polizia. Una vicenda vergognosa che ci fa vedere come la ricchezza viene prodotta sulla pelle dei lavoratori.SOSTENIAMO LO SCIOPERO A ITALPIZZA!

Pubblicato da SI Cobas Firenze su Sabato 25 maggio 2019

Boicottaggio di Italpizza a Firenze

Pubblicato da Monzoor Alam su Sabato 25 maggio 2019

Boicottaggio di Italpizza a Bologna

 

La lotta intransigente dei lavoratori e delle lavoratrici Italpizza organizzati dal sindacalismo combattivo deve essere presa da esempio per ogni settore del mondo del lavoro che vede continue prepotenze e illegittimità, contro il frequente corporativismo opportunista delle burocrazie sindacali confederali e contro le istituzioni “democratiche” e in teoria imparziali: in realtà, come ci dimostrano i tanti casi di lotta degli sfruttati come quello di Italpizza, uno strumento di repressione al servizio dei padroni.

Dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori Italpizza, solo la lotta paga!

CM