Il miliardario Jay-Z ha fatto una dichiarazione sbalorditiva: le famiglie con genitori single sono da biasimare per gli omicidi della polizia. Non molto tempo fa, componeva canzoni contro la brutalità della polizia. Ma è un capitalista, e affermerà qualsiasi cosa gli faccia fare soldi.


Nel parlare degli omicidi causati dalla polizia, Jay-Z, —miliardario capitalista—ha perpetrato un luogo comune spesso usato da razzisti e apologeti della violenza poliziesca, ovvero che la gran parte della colpa va trovata nelle famiglie con genitori single. Intervistato dall’NFL [National Football League, ndt] nell’ambito della loro nuova campagna di “giustizia sociale”, l’artista ha lasciato intendere che la colpa della brutalità poliziesca a danno della comunità afroamericana è imputabile in gran parte ai padri assenti. In un’intervista, ha affermato:

Pensi all’idea di crescere con un solo genitore, come è capitato a me… e a questo associ un sentimento avverso per l’autorità, giusto? Tuo padre non c’è, e allora sei tipo: “Odio mio padre. Nessuno mi dica cosa fare, l’uomo di casa sono io.” E allora vai in strada, ti imbatti in un poliziotto che ti dice: “Fermo, mani in alto!”, e allora tu rispondi “Fottiti!”, che è un’interazione che può costarti la vita.

Alla fine dei conti, quindi, Jay-Z imputa la colpa di questa violenza sistemica agli afroamericani, con particolare attenzione per i neri di genere maschile. Si tratta di follia totale. I giovani ragazzi afroamericani non vengono uccisi per colpa dell’assenza delle loro figure paterne; vengono uccisi per colpa del razzismo istituzionale, che affligge la classe operaia intera. La polizia sa bene come arrestare uomini bianchi armati e pericolosi senza sparargli (basti pensare alla miriade di casi in cui questo è avvenuto). Si pensi, invece, a tutte le persone disarmate di colore che la polizia ha ritenuto opportuno sparare e uccidere. Si pensi a Eric Garner, disarmato, trovatosi a dire “non respiro” di fronte ai suoi aggressori; parole certamente differenti dal “fottiti” a cui fa riferimento Jay-Z.

La diffidenza nei confronti della polizia è radicata nella realtà. Ogni giorno, la polizia molesta e attacca le comunità nere. Le sue file sono piene di suprematisti bianchi. Una delle principali cause di morte dei giovani neri è la polizia.

Le dichiarazioni di Jay-Z rimbombano come un sonoro schiaffo in faccia alla nostra comunità, visto l’atteggiamento della NFL verso giocatori neri come Colin Kapernick, che negli ultimi anni ha dovuto rinunciare alla sua carriera sportiva per via delle sue posizioni politiche contro la violenza istituzionale. Dobbiamo essere chiari in merito: i padri assenti non creano la violenza poliziesca; questa è un prodotto della polizia razzista. E anche tale fenomeno, quello di padri che spariscono dai propri nuclei familiari, non avviene per caso: è figlio invece della repressione poliziesca a danno delle comunità nere, amplificata da decenni di politiche riconducibili alla strategia della “guerra alla droga”. Jay-Z è un capitalista che difende un sistema che criminalizza costantemente i lavoratori afroamericani per la miseria creata da un sistema razzista di sfruttamento capillare della classe operaia.

Cosa ha spinto il rapper a prendere una posizione così palesemente problematica? Hov [soprannome di Jay-Z, ndt] ha annunciato due mesi fa di star lavorando con la NFL al fine di organizzare un concerto, a suo dire, per “stimolare il cambiamento sociale”, con tanto di merchandise e t-shirt ad hoc dai quali la sua azienda ricaverà profitto. Hov spera di fare “sell out” vendendo tutti i biglietti, analogamente a come svende gli afroamericani. È questa la logica del “capitalismo nero”: sfruttare la classe operaia nera, convincendola poi a sostenere i capitalisti neri in nome di una falsa “rappresentanza”.  

 

Un padre assente non può giustificare un omicidio

Il mito secondo il quale i padri assenti siano la causa di tutta una serie di problemi sociali è diffuso nell’opinione pubblica americana da molto tempo. Giornalisti e politici hanno additato la famiglia nera come il principale indiziato di tutta una serie di problemi sociali. I ragazzi vanno male a scuola? Si dia la colpa alla famiglia nera. Vengono incarcerati a ritmi inverosimili? Sarà colpa del padre nero che non c’è. Questo meccanismo permette allo stato di lavarsi le mani dalle sue responsabilità sui tagli alle scuole mentre costruisce sempre nuove prigioni. 

Ora anche Jay-Z si aggiunge al coro: i padri neri assenti hanno un ruolo fondamentale nello svolgersi della violenza poliziesca. Quello che però omette dalla sua tesi è il ruolo dei poliziotti suprematisti, ma anche la discrepanza tra il trattamento riservato dalla polizia a bianchi e neri, oltre che della lunga storia razzista della polizia. Tende a “dimenticare” anche il perché dell’assenza di alcuni genitori neri: le azioni volontarie dello Stato rivolte alla distruzione dei nuclei familiari afroamericani.

 

Bisogna incolpare la fasulla “Guerra alla Droga”

E per quale motivo questi padri si trovano ad essere assenti? Esso va ricercato nella storia profonda di politiche governative atte a smantellare le comunità afroamericane e la propria struttura auto-organizzata attraverso la cosiddetta “guerra alla droga”.  

Nel corso degli anni ’60 e degli anni ’70, la CIA, l’FBI e le forze di polizia locali condussero un assalto senza precedenti contro le organizzazioni politiche nere. Furono programmi come il COINTELPRO eisenhoweriano che bersagliarono il Black Panther Party e la Black Liberation Army, e portarono agli omicidi di leader del calibro di Fred Hampton, Mark Clark, Melvin X, Tommy Lewis, Sandra “Red” Pratt, Robert Lawrence, Steven Bartholomew, per nominarne solo alcuni.

Dopo aver distrutto le Panthers, e aver creato gruppi paramilitari come le squadre SWAT, il governo statunitense introdusse il crack e la cocaina nelle comunità nere. Gang come i CRIPS furono sfruttate dalla polizia per attaccare qualsivoglia forma di organizzazione rivoluzionaria nera rimasta in attività, e mentre le gang venivano incoraggiate a portare sempre più droga nei quartieri, furono i tossicodipendenti, insieme alle loro famiglie, a pagare il tributo più atroce.

Sostenendo, direttamente e indirettamente, l’introduzione di droghe come il crack nei quartieri afroamericani delle città, e la formazione di gang che avrebbero gestito la vendita della droga e avrebbero ucciso per il controllo delle piazze, il governo statunitense diede il via alla sua “guerra alla droga”. Questa “guerra” portò a un innalzamento dei tassi di incarcerazione a seguito di crimini minori per i neri, criteri reiterati di tempi minimi per l’incarcerazione (“mandatory minimum sentencing”), ingiunzioni specificamente create per le gang, e ovviamente una ferrea e razzista applicazione di queste leggi “speciali”.

Dagli anni ’70 a oggi, complici le amministrazioni democratiche tanto quelle repubblicane, il tasso di carcerazione per la popolazione afroamericana si è alzato del 700%. I due partiti, quasi mano nella mano, hanno separato intere famiglie, rendendo così i famosi padri, appunto, assenti, facendoli sparire dietro alle sbarre. In seguito, quelle stesse amministrazioni hanno fatto ricadere su questi genitori la colpa dei problemi della comunità nera — come se si trattasse di un fallimento morale, piuttosto che del risultato diretto delle politiche governative statunitensi. 

 

La musica Rap del Dipartimento di Stato

Intanto che il governo era impegnato ad annichilire i gruppi politici neri, proliferavano invece le gang. L’industria musicale fu ben contenta, al tempo stesso, di aumentare i propri ritorni e favorire la distruzione della comunità afroamericana attraverso la promozione di temi cari alle gang. Nonostante molte canzoni fossero descrizioni della vita di tutti i giorni della vita di quartiere — alcune anche spingendosi a denunciare gli attacchi contro la gente di colore —le canzoni e i gruppi che glorificavano il gangsta rap ricevettero i loro accordi discografici da case di produzione capitaliste. Il rap politicamente cosciente venne confinato in una nicchia.

Dominano le onde radiofoniche canzoni che parlano di neri che ammazzano altri neri, che deumanizzano le donne nere con epiteti come “troia” o “puttana”, o raccontano di scambi di droga. Vi sono poi rapper come Jay-Z che esplicitano la loro volontà di sfruttare la comunità nera (o chiunque altro, se per questo), al fine di ottenere qualsivoglia tornaconto economico. “Vendendo neve agli eschimesi”, Jay-Z è riuscito a ritagliarsi un comodo spazio da miliardario capitalista; questo spiega bene il suo cambio di posizione politica. Ora, non può più condannare la polizia, perché, l’NFL, socia d’affari, con la polizia si è schierata. Quindi i neri devono essere colpevolizzati delle proprie sofferenze.

(Il paragrafo appena tradotto richiederebbe una discussione a sé stante, in quanto alcune delle posizioni appena espresse, a mio avviso, non colgono realmente appieno gli elementi di una fase di produzione culturale certamente problematica, ma assolutamente non categorizzabili in un blocco uniforme di “artisti al soldo della finanza e del governo”. Nel marasma e nelle difficoltà che derivano da raccontare un tale momento storico, è naturale e comprensibile tralasciare apparenti dettagli. Meno giustificabile è permettere di lasciarsi sfuggire caratteristiche determinanti nella descrizione di uomini, donne, gruppi e movimenti, finendo poi per rappresentare in modo storicamente scorretto una fase determinante per la cultura musicale come la conosciamo oggi, ndt]

Quando il movimento Black Lives Matter era al suo apice, Jay-Z e la sua partner Beyoncé cominciarono a fare musica sul tema della violenza poliziesca. Vedevamo video con Beyoncé che cantava sul tetto di una volante piena d’acqua o fare performance con outfit ispirati alle Black Panthers durante l’half time show del Super Bowl. Jay-Z, intanto, scriveva la traccia “The New OJ”, e si impegnava a boicottare l’NFL fino a che non avesse preso posizione in difesa di Colin Kaepernick. Cos’è successo, allora?

Quello che è accaduto è un cambio di brand. Non è più economicamente conveniente sostenere Kaepernick (il quale a sua volta è uno sponsor Nike) e i movimenti che lottano contro la brutalità della polizia; con questo, Hov ha abbandonato la retorica di movimento, ripetendo invece a pappagallo la solita solfa ritrita dei “padri assenti”, mentre le morti per colpa della polizia continuano ad aumentare.

 

Il problema del Capitalismo Nero

Jay-Z è un capitalista. Se il tema della violenza di Stato vende, lui lo venderà. Ora che il movimento si è acquietato e gli accordi con l’NFL sono convenienti, Jay-Z spinge la retorica razzista. Siamo troppo aggressivi, a quanto pare, perché i nostri padri non sono presenti. Andiamo avanti a ignorare il fatto che è stato il governo a farli sparire. Il problema del comportamento “aggressivo” è dovuto a questo, e non alla natura razzista dell’istituzione poliziesca.

Nella realtà dei fatti, la brutalità poliziesca è connessa a doppio filo con l’oppressione dei neri sin dalla nascita degli Stati Uniti, dapprima come schiavi, poi come contadini, come forza-lavoro iper-sfruttata e infine come esercito di riserva di disoccupati. Anche la polizia ha intrapreso una simile evoluzione: prima cacciatori di schiavi fuggiaschi, poi difensori armati dello Stato capitalista. Mentre già molti appartengono anche a organizzazioni razziste e suprematiste, la stragrande maggioranza applica le metodologie e l’ideologia del suprematismo col suo lavoro giornaliero.

Storicamente, si è diffuso sostegno per l’idea di “creare benessere nero”, ossia il famoso capitalismo nero o il sostegno per le piccole imprese. Il capitalismo nero si è dovuto scontrare aspramente e per molto tempo contro lo Stato, e alcuni pensano che espanderlo a quanti più individui possibili sia la chiave per il raggiungimento dell’uguaglianza. Ma il capitalismo nero non può portare alla liberazione degli afroamericani. Dopo la fine della schiavitù legale, furono molte le persone di colore che cercarono di sostentarsi in modo autonomo. Costruirono piccole aziende di successo, in posti come la comunità di Greenwood a Tulsa, in Oklahoma. Nel 1921, l’affluenza degli afroamericani diede vita alla rabbia degli inquilini bianchi, sotto il falso pretesto di una donna bianca stuprata da un uomo nero, e orde di bianchi distrussero il paese, dando fuoco a decine di edifici e portando alla morte di 300 persone.

Si tratta solo di uno dei numerosi casi di incidenti simili. Come conseguenza di ciò, molte persone di colore considerano la “ricchezza nera” come uno schiaffo in faccia al razzismo bianco. La chiamano “rappresentanza”, —neri all’interno della classe borghese. Ed è anche vero che fu il razzismo a precludere a molti di diventare capitalisti neri. Tuttavia, il capitalismo tutela solo una piccola porzione di elementi, che oggi ha al suo interno, una porzione ancora più piccola di afroamericani, mentre la stragrande maggioranza di loro soffre fortemente sotto il peso di questo sistema economico.

Tutto il capitalismo, incluso il capitalismo nero, si fonda sul presupposto che ci sia una maggioranza di impoveriti a beneficio di una minoranza di agiati. Ciò significa che una piccola minoranza si arricchisce grazie alla fatica dei lavoratori, spesso neri e “brown” [di ascendenza in parte nera e in parte bianca, ndt] negli USA e all’estero. E mentre Jay-Z si avvicina all’NFL cambiando le sue posizioni sulla polizia, Beyoncé continua a trarre profitto dal lavoro sottopagato in Sri Lanka per la sua azienda di vestiario firmato. Si parla di salari che arrivano anche a meno di 64 centesimi all’ora, un’affermazione che dal 2016, quando se ne è cominciato a parlare, non è stata smentita dalla cantante. Dipingersi come difensori dell’emancipazione delle donne, salvo poi sfruttarle in altre parti del mondo, è il modo in cui i capitalisti restano tali, e si mantengono ricchi — dai Carter [nome reale di Jay-Z, ndt] ai Walton [fondatori di Walmart, bianchi, ndt].

 

Siamo noi i leader di cui abbiamo bisogno

I Carter non sono gli unici capitalisti al mondo, e questa critica non è un attacco personale o di stampo morale. Il problema è il capitalismo, e questi capitalisti sfruttano le nostre problematiche per il loro tornaconto. Non possiamo aspettarci che siano i borghesi a guidare dei movimenti che possono andare ad intaccare il loro stesso benessere. Qualche nero miliardario non può risanare la ferita che è, oggi, la stragrande maggioranza di neri che negli Stati Uniti e nel Mondo muore di fame. Il capitale dipende dal fatto che una piccola minoranza di persone sia ricca, mentre la maggioranza soffre.

Si pensi alle possibilità che si aprirebbero di fronte a noi, se i miliardi controllati dall’1% fossero controllati dalla classe operaia. Ogni persona riuscirebbe a mangiare e ad avere un tetto sopra alla testa. La soluzione al problema del capitalismo è lottare per un controllo democratico dei mezzi di produzione — non cercare qualche “buon esempio” nella comunità. La soluzione non è “uscire dal ghetto”, come fanno alcuni rapper, o come altri tentano di fare. Come i rivoluzionari degli anni ’60 e ’70, dobbiamo lottare per migliorare le condizioni di vita nei nostri quartieri. Il nostro scopo non dovrebbe essere diventare padroni, ma liberarci di loro — non lottare per diventare palazzinari, ma per liberarci di loro.

I capitalisti come Jay-Z non sono amici della classe operaia o dei neri – a meno che questi non siano capitalisti come loro. Non possiamo fidarci di loro, perché per loro siamo solo denaro, merce. Per combattere la polizia, dobbiamo combattere il razzismo e il capitalismo. Come affermava la Black Panther Fred Hampton:

Non combattiamo il fuoco col fuoco, ma con l’acqua. Non combattiamo il capitalismo bianco col capitalismo nero. Combattiamo il capitalismo col socialismo. Combattiamo il razzismo con la solidarietà.

Non troveremo risposte ai nostri problemi rivolgendoci ai capitalisti, ma solo a partire da noi stessi: la classe lavoratrice e gli oppressi.

 

Julia Wallace

Traduzione di Luca Gieri da Left Voice