Tanto si è parlato del pericolo dei decreti Sicurezza promulgati da Matteo Salvini e poi confermati dal primo governo Conte: si trattava di vedere come sarebbero stati applicati, così da rendere manifesto il grande danno che queste leggi possono arrecare ai lavoratori in lotta. E così è stato: 21 lavoratori, assieme con chi ha manifestato al loro fianco, sono stati colpiti da una sanzione di 4.000 euro a testa per aver partecipato allo sciopero della Tintoria Superlativa di via Inghirami a Prato, organizzato dal sindacato SI Cobas, durante il quale è stato attuato un blocco stradale. Tale forma di lotta, molto efficace in quanto impedisce il transito delle merci e dunque blocca di fatto l’attività dell’azienda, è diventata reato proprio col Decreto Sicurezza.

Nel momento in cui è iniziata la vertenza i lavoratori non percepivano il salario da ormai quasi 7 mesi, che sono diventati 9 quando sono scattate le multe.

Il regime lavorativo e le condizioni di super-sfruttamento – 12 ore per 7 giorni lavorativi, ferie, permessi e malattie inesistenti, buste paga falsificate, lavoro nero – proseguivano nonostante l’accertamento delle istituzioni, che già avevano registrato le denunce dei lavoratori tramite l’Ispettorato Territoriale del Lavoro e la Procura della Repubblica, si pensava d’intervenire in tutt’altra direzione.

Quello della tintoria DL d’altra parte non che un caso particolare all’interno di una situazione di iper sfruttamento che colpisce molti lavoratori nel settore delle tintorie nella provincia di Prato. Si tratta di una realtà ben nota che continua a perpetrarsi anche grazie alla connivenza di autorità che si sono mostrate, anche in passato, indulgenti nei confronti dei padroni quanto repressive nei confronti degli operai: già a metà aprile, dopo un tavolo-farsa per fermare la mobilitazione, la polizia era intervenuta contro 3 operai, messi in stato di fermo e portati a forza in questura. Quell’episodio è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: già il giorno successivo un picchetto combattivo di lavoratori locali e solidali di altre aziende limitrofe aveva costretto ad una nuova trattativa ed alla promessa di una regolarizzazione delle condizioni lavorative dei lavoratori a nero e l’applicazione del CCNL.

In seguito la Questura di Prato ha esposto, in maggio, un foglio di via obbligatorio contro i sindacalisti SI Cobas Sarah Caudiero e Luca Toscano, accusati di “pericolosità sociale” e minaccia all’ordine pubblico, proprio loro che, organizzando i lavoratori in sciopero, cercavano in realtà di contrastare una palese e riconosciuta situazione di sfruttamento e illegalità!

La stessa sindacalista Sarah è stata poi ferita da un’automobile in corsa nel sit-in dei lavoratori durante lo sciopero del 16 ottobre, a cui è seguito uno sciopero in solidarietà nelle tintorie FADA, DL, GM e al Panificio Toscano.

La mobilitazione è stata poi sgomberata a forza dalla polizia, nonostante il suo carattere pacifico. Il 20 dicembre gli operai della tintoria Superlativa sono stati condannati al pagamento di una pesante sanzione nonostante siano privati dello stipendio da diversi mesi, accusati di aver interrotto il servizio pubblico in una strada minore che non ha mai causato i disagi catastrofici paventati dalle autorità. In tutto ciò l’amministrazione Biffoni, a guida PD, ha naturalmente “fatto orecchie da mercante” verso le rivendicazioni elementari dei lavoratori e ha ricorso all’uso del manganello per compiacere le esigenze dei padroni, il tutto in violazione della legalità che lo stato borghese vuol rappresentare.

Gli operai chiedono, e giustamente, l’abrogazione dei decreti sicurezza varati con lo scopo di reprimere ancor più duramente che in passato le lotte sociali, rivendicano il diritto di mobilitarsi e scioperare per difendere i propri interessi contro quelli dell’azienda.

Come redazione de La Voce delle Lotte e Frazione Internazionalista Rivoluzionaria denunciamo la connivenza e complicità fra istituzioni statali e difesa degli interessi di profitto dei capitalisti -piccoli, medi, grandi, italiani e stranieri.

Un’embrione di egemonia operaia e le contraddizioni della politica “anti-Salvini”

La lotta scatenatasi in un punto nevralgico del sistema di produzione e sfruttamento che dallo scorso anno si è allargata a macchia d’olio a tutto il distretto di Prato e ha smosso un terremoto politico, allargando il dibattito e i segni di solidarietà a vario titolo ben oltre la platea del movimento operaio locale, come la Piaggio e la GKN.

All’interno degli ambienti di discussione online delle Sardine toscane, un diffuso sentimento di solidarietà agli operai supersfruttati e perseguitati anche dalla magistratura ha cozzato contro l’impostazione legalitaria, non contraria in principio (anzi!) ai decreti sicurezza che i caporioni del movimento hanno dimostrato: il risultato è stato un appoggio alla mobilitazione dei lavoratori della Superlativa, che apre molte contraddizioni tra i presupposti “pacifisti” di molti followers delle Sardine, e la concreta necessità della lotta economica e politica per non soccombere allo sfruttamento padronale e alla repressione che lo Stato fa a favore delle aziende e contro i lavoratori stessi.

Anche il M5S sconta la grande distanza tra la piena approvazione dei decreti Salvini in Parlamento, e le difficoltà che gli attivisti dei territori, con posizioni diverse e confuse, affrontano nel pubblico dibattito: il consigliere comunale pratese 5 stelle Carmine Maioriello ha ha espresso solidarietà e vicinanza ai lavoratori in lotta, contro la misura delle multe. Una presa di posizione che, data la natura non-militante del M5S, non significherà, come tante altre volte, nessun appoggio utile nella lotta in sé, ma che aumenta l’attrito che Stato e padroni devono affrontare per portare avanti la lotta senza cedere, e che rappresenta (come nel caso delle Sardine locali) un effetto dell’egemonia degli operai (anche e soprattutto immigrati!), della loro organizzazione e della loro lotta sull’insieme della società, indebolendo l’egemonia nazionalista-manettara esaltata dai decreti sicurezza di marca Lega-M5S, ma assolutamente sovrapponibili al discorso del PD liberale: il fatto che tutte queste realtà siano state costrette a prendere posizione nel dibattito pubblico (ancora limitato e insufficiente) mostra incontestabilmente come tale lotta possa aprire crepe e contraddizioni nei movimenti meno radicali e anche nel campo del nemico di classe, scosso da crisi interne e convulsioni non indifferenti.

La sedimentazione di questo processo è tutt’uno con lo sviluppo di una coscienza di classe generale, politica, non solo basata sulla rivendicazione dei propri diritti democratici né delle proprie forze e prerogative economico-sindacali: è per questo che non c’è alternativa se non insistere nell’auto-organizzazione politica di lavoratori e lavoratrici in modo indipendente dallo Stato, dai padroni e da tutti i partiti a loro asserviti, “democratici” o meno.

Per questo pensiamo sia fondamentale allargare la mobilitazione indetta dal Si Cobas il 18 gennaio a Prato per il ritiro delle multe e dei decreti Salvini, spingendo perché i solidali abbraccino una linea più radicale e determinata che chieda con forza l’abrogazione delle leggi antioperaie e anti-immigrati varate dal governo precedente e tenute in piedi da quello attuale.

Il 18 gennaio scendiamo in strada con gli operai pratesi, contro i padroni e contro le leggi che criminalizzano gli scioperi e i picchetti!

Redazione – La Voce delle Lotte