Nonostante la crisi sanitaria globale, il movimento femminista e operaio mondiale ha messo in campo due grandi giornate di mobilitazione e sciopero a livello globale.


Nonostante le implicazioni e la sfida che sin da subito ha presentato quest’anno la giornata di sciopero femminista internazionale dell’8 marzo presentandosi di domenica, e le complicazioni aggiunte dall’incapacità di contenere l’emergenza sanitaria del coronavirus, questi due giorni hanno visto una riconferma dell’ondata femminista che ha attraversato il mondo in questi ultimi 5 anni.
Storica manifestazione a Città del Messico con la partecipazione di più di 150mila donne che gridano contro i femminicidi,
che vedono 10 donne morire ogni giorno nel paese, e la lotta patriarcale.

In Argentina, migliaia di donne riscendono in piazza per spingere il nuovo governo kirchnerista di Alberto Fernandez a ridiscutere e votare la legge per la legalizzazione dell’aborto, che nel 2018, sotto il governo Macri, era passata soltanto alla camera ma che fu bloccata al senato, inondando la città di panuelos verdi.

A loro si uniscono le donne in Costa Rica e Colombia al grido di: aborto legale sicuro e gratuito!

In Brasile migliaia di donne scendono in marcia contro il machismo, contro il governo Bolsonaro e chiedono giustizia per l’assassinio di Marielle Franco.

In Cile, una nuova ondata di giornate di lotte ha scosso il paese in questi ultimi giorni per l’approvazione del progetto di legge che prevede un assemblea costituente in vista del referendum per la modifica della Costituzione, scritta e proclamata ancora durante la dittatura militare, che si terrà il 26 aprile. Costituzione in cui, sottolinea Sofia Brito, attivista femminista, “la parola ‘donna’ compare solo una volta”.

Così l’8 marzo a Plaza Dignidad si sono concentrate più di un milione di donne al grido di “Fuori Piñera!” e per denunciare le violenze di stato da parte della polizia che dall’ottobre scorso, quando è iniziata la ribellione popolare cilena, ha tentato di soffocare le mobilitazioni, ed anche questa volta non si è fatta attendere: non solo, provocatoriamente, nel punto di maggiore concentrazione le forze dell’esercito erano composte esclusivamente da donne, ma agli angoli delle strade che le donne utilizzavano per andare o tornare dalla mobilitazione ci sono stati vari atti repressivi.

Anche in Cile le compagne di Pan y Rosas hanno alzato un enorme Panuelo Verde per solidarizzare con la lotte delle compagne argentine e di tutto il Sud America per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito.

Una dirigente del movimento di Pan y Rosas, Joseffe Càceres, dichiara:

Oggi stiamo mostrando l’enorme potenziale e la forza del movimento femminile. Milioni di persone sono scese in piazza oggi in una nuova mobilitazione storica, gridando Piñera e la sua repressione, non può esiste più un governo omicida che ha il 6% di approvazione, che non ci dà nulla e se non trappole e brutale repressione. Bisogna dar voce alle mobilitazioni, alle donne che lavorano, i giovani e la dissidenza sessuale, arriviamo in prima linea nella lotta per l’Assemblea costituente libera e sovrana, per cacciare questo governo.

Anche in Europa però le mobilitazioni non si sono fermate: Germania, Francia, Spagna hanno di nuovo ripercorso le strade contro la violenza patriarcale, il populismo di destra e la repressione.
La Francia, forte
dello sciopero contro la riforma delle pensioni durato oltre 60 giorni, e delle azioni che stanno ancora scuotendo il paese come lo sciopero di universitari e insegnanti del 5 marzo, ha visto una folta partecipazione nella sera dell’8 marzo dove le donne sono scese in piazza contro il governo e la repressione, che anche in questo caso non si è fatta attendere.

In Germania erano ormai venticinque anni che le donne non si mobilitavano per il giorno internazionale delle donne, l’anno scorso si è riaperto questo percorso di lotta e quest’anno è stato ancora più partecipato, in particolare da settori studenteschi, universitari e di lavoratrici, ma anche da attiviste per il clima.

Giorno di massive mobilitazioni anche per la Spagna: seppure meno partecipate degli anni passati, le mobilitazioni hanno preso gran vita in molte città della Spagna, circa 120mila donne in piazza a Madrid. Sicuramente la mancata chiamata allo sciopero da parte del movimento femminista spagnolo per i giorni dell’8 e 9 marzo ha smorzato il potenziale della mobilitazione, nell’illusione che le richieste che il movimento porta avanti possano essere soddisfatte dal nuovo governo, che vede la partecipazione di Podemos con Irene Montero come ministro delle pari opportunità.

Lùcia Nistal, una delle portavoci della corrente Pan y Rosas nello Stato spagnolo, sottolinea invece perché è fondamentale, proprio in questo momento, intensificare le mobilitazioni:

Approfondire la mobilitazione indipendente del movimento femminile, perché i diritti vengono conquistati con la lotta nelle strade e non negli uffici del governo.

In quanto, continua un altra delle portavoce spagnole di Pan y Rosas, Josefina Martìnez:

questo governo ha un discorso progressivo, ma mantiene politiche neoliberiste, non abroga le riforme del lavoro, aumenta le recinzioni di Melilla e mantiene aperte le CIE, contro il richieste di lavoratrici, donne precarie e migranti.

In Italia, si erano organizzate varie tappe e momenti di lotta territoriali per portare avanti le due giornate di sciopero e mobilitazione. L’acuirsi dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus, con la conseguente azione da parte del governo al fine di impedire mobilitazioni e concentrazioni per una “questione di salute pubblica” – quando però esercizi commerciali anche di larga scala non hanno nessun vincolo – ha impedito la messa in pratica di tutto il lavoro progettato dalle compagne di Non Una Di Meno e del movimento femminista italiano in generale.
Noi, come Il Pane e le Rose, in questo giorno di lotta abbiamo deciso di scendere al fianco dei lavoratori Peroni in sciopero a Roma da quindici giorni contro la minaccia di 20 licenziamenti e per la piena applicazione del ccnl logistica nel proprio stabilimento.

 

Scilla Di Pietro