In 27 carceri di tutto il paese i detenuti chiedono l’indulto e l’amnistia dopo la sospensione delle udienze fino al 31 maggio. La repressione poliziesca ha già fatto 11 vittime, mentre a Modena è accertato il primo tampone positivo.


Sono da poco passate le 14 di domenica 8 marzo quando, all’interno del carcere Sant’Anna di Modena, comincia a divampare un primo incendio appiccato dai detenuti. È il primo atto di una vera e propria rivolta. Passa non molto tempo e fuori dai cancelli comincia a formarsi una folla. Sono i familiari dei detenuti, giunti in massa a sincerarsi delle condizioni dei loro cari, mentre la polizia penitenziaria dà il via alla sua controffensiva. Nel giro di poche ore, scene simili cominciano a ripetersi in altre carceri di tutto il paese; a San Vittore (Milano) e a Frosinone i detenuti escono dalle celle e salgono sui tetti, a Pavia vengono sequestrati due agenti, a Foggia si assiste addirittura ad un’evasione di massa e così anche a Rebibbia (Roma), Palermo ecc.

La causa di tutte queste rivolte sono le nuove restrizioni disposte dal governo per arginare la diffusione del Covid-19. I colloqui e le udienze con gli esterni sono, infatti, stati sospesi fino al 31 maggio – la più lunga sospensione della storia italiana – per evitare il rischio di contagio dall’esterno. Non solo: ai magistrati di sorveglianza è stata inoltre conferita, per i prossimi 15 giorni, la possibilità di sospendere i permessi premio e la semilibertà. L’ordinanza non è stata coordinata con nessuno smistamento degli spazi, nessun trasferimento ai domiciliari e nessuna intensificazione dei controlli sanitari all’interno delle strutture carcerarie. Il rischio concreto che tali restrizioni possano peggiorare le già preoccupanti condizioni delle carceri ha fatto esplodere la rabbia dei detenuti, che ora chiedono l’amnistia e l’indulto.

Detenuti sul tetto del carcere di San Vittore a Milano

Ad oggi, le carceri insorte sono ben 27, 11 le vittime fra i detenuti – di cui 8 solo a Modena – e diversi i feriti. Secondo la versione dei fatti fornita dalle autorità, a Modena gli insorti avrebbero preso d’assalto la farmacia del carcere per impossessarsi di vari tipi di psicofarmaci, il cui consumo eccessivo sarebbe poi risultato in tre casi di overdose. In questo panorama, si fa sempre più assordante il silenzio del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che non ha ancora rilasciato nessuna dichiarazione.

Le rivolte dei detenuti sono state appoggiate da folle di familiari al di fuori delle carceri

Nel suo discorso di ieri, Conte non ha nemmeno sfiorato la questione delle condizioni dei carcerati; dopo essere stato incalzato dai giornalisti, si è limitato semplicemente a dire che saranno adottate misure severe per placare le rivolte. Tutto questo mentre viene confermata la notizia di un primo caso positivo al Covid-19 nel carcere di Modena; il tampone sarebbe arrivato domenica mattina, il giorno in cui è scoppiata la rivolta, quando il detenuto in questione si trovava in isolamento già da due giorni.

La proposta avanzata nelle ultime ore dal PD di concedere i domiciliari a chi si trova a fine pena non può che passare per un debole palliativo, per giunta in ritardo. Dall’altra parte della barricata già in molti, come ad esempio la Meloni, invocano il pugno di ferro. Come al solito, la classe dirigente di questo paese si rivela trasversalmente incapace di cogliere le cause reali del disagio sociale che essa stessa contribuisce ad alimentare. Le carceri italiane sono obsolete e fatiscenti, il sovraffollamento rende quasi ovunque impossibile il mantenimento di uno standard igienico-sanitario decente. Insomma, proprio come molti dei nostri ospedali, le carceri italiane non sono affatto preparate a sostenere l’emergenza portata dalla diffusione del coronavirus. A La Spezia ci sono 225 detenuti per una capienza di 160, a Foggia ce ne sono 608 per 365 posti; il più sovraffollato resta il carcere di Poggioreale, con quasi 2300 detenuti per appena 1638 posti (tasso di sovraffollamento del 40,2%). Buona parte di questo sovraffollamento è dovuta al salviniano Decreto Sicurezza e al suo predecessore, il Decreto Minniti-Orlando, che si sono aggiunti a delle già strettissime legislazioni sull’uso e spaccio di droghe. Anche qui i numeri ci aiutano a tratteggiare un quadro impietoso: l’Italia, infatti, è leader in Europa per numero di detenuti rinchiusi per violazione di tali leggi (31,3%), battendo di gran lunga Spagna (19%), Francia (18,3%), Germania (12,6%) e la media europea (18%). Si stima che i detenuti tossicodipendenti rappresentino oltre un quarto della popolazione carceraria totale.

L’evasione di massa dal carcere di Foggia

Questa situazione all’interno delle carceri ci mostra come l’emergenza coronavirus possa far esplodere tensioni accumulatesi da lungo tempo; la normalità perduta si sta rivelando in tutte le sue laceranti contraddizioni e sta mostrando le sue precarie fondamenta. Da un lato, quindi, c’è la rottura, ma dall’altro c’è anche la continuità rispetto ad una società che ha alimentato disuguaglianze e criminalità e rispetto ad un’istituzione carceraria che questa criminalità non riesce più a riassorbire. Con premesse del genere, le lotte non possono che essere una conseguenza inevitabile, come inevitabili sono le richieste di radicale cambiamento che ad esse si accompagnano, perché è evidente ormai che ritornare a come le cose stavano prima significa ripetere il ciclo e scatenare di nuovo la violenza di questi giorni.

La situazione potenzialmente devastante di contagio nelle carceri ha bisogno di misure rapide e che davvero possano scongiurare un contagio di massa tra i carcerati:

_indulto generale per i crimini non violenti;

_amnistia per i detenuti politici;

_arresti domiciliari per tutto il resto della popolazione carceraria.

Le vite dei carcerati valgono!

Marco Duò