Mentre le mobilitazioni rimangono massicce in tutto il paese, gli attivisti di Black Lives Matter della regione industriale di Seattle – King County hanno lanciato un appello per uno sciopero generale per domani, venerdì 12 giugno. Una proposta forte in uno Stato segnato dai recenti attacchi ai lavoratori di Boeing, che ha tagliato più di 10.000 posti di lavoro.


BLM lancia l’appello per lo sciopero generale venerdì 12 giugno

Sabato scorso gli attivisti di Black Lives Matter di Seattle–King County hanno tenuto una conferenza stampa online per ribadire le loro rivendicazioni e proporre prospettive per il futuro del movimento.

Marlon Brown di Black Lives Matter ha anzitutto riferito dell’incontro avuto con il sindaco della città nel corso del quale gli attivisti hanno avanzato una serie di richieste, tra cui il taglio di 100 milioni di dollari al budget della polizia per reinvestirlo nel finanziamento di gruppi di mediazione e nel settore abitativo, il blocco della sistematica distruzione delle aree in cui vivono i senzatetto e la creazione di una commissione finanziata dal municipio che monitori l’attuazione di queste rivendicazioni. Sotto la pressione di una mobilitazione storica, gran parte di queste rivendicazioni sono state accettate dal governo cittadino.

Gli attivisti BLM hanno anche chiesto la sospensione dell’uso di armi chimiche per reprimere le manifestazioni e la revoca del coprifuoco, rivendicazioni entrambe accolte, ed hanno annunciato un passo avanti nella mobilitazione:

Non saremo soddisfatti di queste vittorie a breve termine e dobbiamo assicurarci che si tratti di cambiamenti che avranno effetti profondi e di lungo termine sulle nostre comunità. BLM indice inoltre per venerdì 12 uno sciopero generale nello Stato di Washington, una giornata di manifestazione e azione. 

Questo ha riferito Ebony Miranda, un’attivista locale di Black Lives Matter.

Ricordando la lunga storia del razzismo negli Stati Uniti, ma anche il terribile impatto del coronavirus sulla comunità nera, l’attivista ha spiegato che questa strategia mira a mettere in campo “qualcosa che non abbiamo mai fatto prima, perché è il momento fare cose che non abbiamo mai fatto. ” E per questo ha chiesto la partecipazione di” tutte le persone che ci hanno sostenuto, ci hanno fatto donazioni, scritto, offerto il loro aiuto “.

Un simbolo forte in una regione industriale minacciata dalla crisi

Negli USA le massicce mobilitazioni di questi giorni sono portate avanti soprattutto contro il razzismo di Stato e il razzismo delle forze polizia. Questo appello a mettere in piedi una modalità tradizionale di lotta del movimento operaio costituisce una proposta sorprendente. Non sorprende che provenga dalla contea di King, una regione nota per essere un polo dell’industria aeronautica per la presenza di Boeing che impiega oltre 70.000 persone nelle sue fabbriche situate a Everett, Renton e Frederickson.

Boeing e le lotte antirazziste hanno una lunga tradizione in questa regione: negli anni ’40 Boeing fu al centro delle mobilitazioni della comunità nera per imporre alla compagnia e alle burocrazie sindacali dell’IAM (International Association of Machinists) di assumere lavoratori afroamericani. Sotto la pressione esercitata della seconda guerra mondiale e sotto quella dei militanti neri, questa mobilitazione costituì il “Comitato per la difesa del diritto dei neri a lavorare al Boeing” (CDNL) e nel 1942 ottenne l’assunzione dei primi due impiegati neri della fabbrica di Renton.

Recentemente Boeing è stata duramente colpita dalla crisi. La fabbrica di Renton era già stata colpita dal temporaneo blocco della produzione dei modelli 737 MAX, aerei lasciati a terra dopo numerosi incidenti. Il Covid-19 ha dato un altro duro colpo alla compagnia che ha scaricato il costo della crisi sui dipendenti. La società ha annunciato un piano di licenziamenti del 10% dei posti di lavoro totali, si tratta di un piano che potrebbe portare al licenziamento di 16.000 dipendenti e compromettere seriamente i lavoratori dello stato di Washington.

In questo contesto, lo sciopero generale di domani potrebbe essere una opportunità per collegare la lotta contro la violenza della polizia e il razzismo di Stato alla lotta contro i licenziamenti e rifiutare che siano i lavoratori a pagare la crisi. Per il momento, i due principali sindacati Boeing, IAM e SPEEA non sembrano aver risposto all’appello. Solo attraverso l’intervento del movimento operaio a fianco degli afroamericani e di tutti coloro che combattono contro l’istituzione poliziesca sarà possibile stringere un’alleanza in grado di dare risposte a lungo termine al razzismo strutturale degli Stati Uniti, una risposta rivoluzionaria che consentirà di superare l’impasse del voto al reazionario Partito Democratico, che sta cercando di canalizzare la mobilitazione.

Paul Morao

Traduzione di Ylenia Gironella da volution Permanente