Negli ultimi anni c’è stata una rinascita dell’ interesse per le teorie di Kautsky, sia in ambito accademico che nella sinistra politica negli Stati Uniti: a partire da esso è nato il Kautsky debate.


Al culmine della Seconda Internazionale, Karl Kautsky era riconosciuto sia dai socialisti che dai loro nemici come “Papa del marxismo” per la sua divulgazione e sistematizzazione delle idee marxiste. I grandi personaggi dell’epoca lo vedevano come una guida, fossero essi Rosa Luxemburg, Trotsky, Lenin o Eugene Debs. Data l’autorevolezza della voce di Kautsky sul marxismo, il suo successivo tradimento fu così profondo che ai comunisti delle generazioni posteriori poteva essere perdonato lo scambio del suo primo nome con “rinnegato” (come era stato apostrofato pesantemente da Lenin). Anche se Kautsky è caduto nell’oblio dopo la rivoluzione russa, negli ultimi anni c’è stata una rinascita dell’interesse per la sue teorie politiche, sia in ambito accademico (in particolare grazie allo studioso Lars Lih) che nella sinistra politica. Ciò solleva interrogativi sul significato del marxismo “ortodosso” di Kautsky e su cosa, se non altro, una rinnovata sinistra rivoluzionaria dovrebbe adottare da esso come proprio.

L’ortodossia di Kautsky

Karl Kautsky nacque a Praga nel 1854 ed entrò a far parte del movimento socialista mentre era uno studente, a metà degli anni Settanta del XIX secolo. Tuttavia, è stato solo dopo essersi trasferito in Germania e aver aderito al Partito Socialdemocratico (SPD) che ha iniziato la sua ascesa alla ribalta. Nel 1883 Kautsky fu nominato redattore di Die Neue Zeit (La Nuova Era), la principale rivista teorica della SPD, per la quale scrisse su molti argomenti teorici, storici e politici. Nel 1891 la reputazione di Kautsky era cresciuta a tal punto tra i socialisti che fu scelto per compartecipare alla redazione del programma Erfurt della SPD e di un popolare commento a quest’ultimo, conosciuto come La lotta di classe [qui la versione online in inglese].

Il programma Erfurt [qui la versione online in inglese] e i successivi lavori di Kautsky hanno sistematizzato il concetto di ortodossia marxista da parte della SPD. Secondo Kautsky, le contraddizioni del capitalismo avrebbero infine causato il crollo del sistema. Il capitalismo ha portato con sé l’accumulazione, la centralizzazione e la concentrazione del capitale, la crescita della classe operaia e divisioni più nette tra borghesia e proletariato. In definitiva, i rapporti di produzione avrebbero cessato di favorire lo sviluppo delle forze produttive e questo avrebbe segnato l’inizio della rivoluzione socialista.

Per Kautsky, la missione della socialdemocrazia era quella di istruire gli operai sull’impossibilità di trovare una salvezza nel capitalismo, affermando che questa potesse essere raggiunta solo nel socialismo. Per realizzare questo compito, la socialdemocrazia doveva essere la guida non solo dei lavoratori, “ma di tutte le classi lavoratrici e sfruttate, o, in altre parole, della grande maggioranza della popolazione. Abbiamo già visto che il proletariato industriale tende a diventare l’unica classe operaia”[1]. Era la grande missione della socialdemocrazia quella di fondere la teoria marxista con il movimento operaio per condurlo alla vittoria finale: “Il socialismo come dottrina ha certamente le sue radici nei rapporti economici moderni proprio come la lotta di classe del proletariato e, come quest’ultimo, emerge dalla lotta contro la povertà e la miseria delle masse, che il capitalismo crea. Ma sorgono contemporaneamente, non l’una dall’altra, ed in condizioni diverse. La coscienza socialista moderna può nascere solo sulla base di una profonda conoscenza scientifica”. Senza la fusione del movimento operaio e della socialdemocrazia rivoluzionaria, secondo Kautsky, il proletariato si limiterebbe a lottare per le riforme quotidiane, e il socialismo rimarrebbe una discussione futile tra gli intellettuali.

Fu l’ortodossia marxista di Kautsky con la sua convinzione che il socialismo era inevitabile a formare una generazione di socialisti dagli Stati Uniti all’Impero russo.

L’ “eresia” del revisionismo

Il marxismo di Kautsky non ha regnato incontrastato all’interno della SPD. Nel 1896-1898, Eduard Bernstein scrisse una serie di articoli che sostenevano fosse giunto il momento di rivedere la teoria marxista, che equivaleva alla rinuncia alla rivoluzione socialista come obiettivo e all’invito all’ SPD a concentrare tutti gli sforzi nel perseguimento delle sole riforme sociali, abbandonando le prospettive di una rivoluzione sociale.

La sfida revisionista di Bernstein ha minato l’intero edificio dell’ortodossia di Kautsky e la ragion d’essere della SPD. La risposta di Kautsky ribadì le sue posizioni di base sulla polarizzazione di classe, la differenza tra riforme e rivoluzione e la necessità della conquista del potere. Questo ha ampiamente soddisfatto la leadership dell’ SPD, che votò due volte contro il revisionismo di Bernstein nel 1899 e nel 1901.

Tuttavia le tensioni stavano cominciando a manifestarsi nelle pieghe del marxismo di Kautsky. La sua ortodossia poteva spiegare il passato e predire un glorioso futuro socialista, ma era di scarsa utilità nelle lotte contemporanee. Kautsky tendeva al fatalismo e alla passività nel qui ed ora. Egli ha semplicemente sostenuto che la SPD dovesse accumulare lentamente le sue forze attraverso una “strategia di logoramento”, rafforzando il suo apparato ed ottenendo voti fino a quando non avrebbe raggiunto la maggioranza parlamentare. In pratica, questo era non molto diverso da quanto sostenuto dai revisionisti. Nonostante ciò in cui Kautsky potesse aver creduto, il socialismo come obiettivo si stava allontanando all’orizzonte. A un certo punto affermò: “La SPD è un partito rivoluzionario, ma non è un partito che fa rivoluzioni”[3].

Il trionfo pratico del revisionismo nella SPD era qualcosa che Kautsky non era disposto ad affrontare, poiché lo percepiva in gran parte come una questione teorica e non organizzativa. Per Kautsky e altri marxisti ortodossi, l’unità della SPD era qualcosa che doveva essere mantenuta a tutti i costi. Il potente apparato della SPD, i milioni di voti e il sostegno dei sindacati erano un segno del futuro socialista che si avvicinava. Infatti, egli credeva che l’unità della SPD fosse identica all’unità della classe operaia. A Kautsky non importava nemmeno che tutti i membri del partito non condividessero una visione comune marxista del mondo: “Si può essere un buon compagno senza credere nella concezione materialistica della storia, ma non si è in nessun senso un buon compagno se non ci si sottopone ai congressi del partito”[4]. Tutte le differenze teoriche potevano essere quindi risolte all’interno del partito, indipendentemente dalla loro gravità.

Tuttavia, questo sogno dell’unità di partito e lo schema storico di Kautsky non sarebbero sopravvissuti alla sfida pratica di una guerra e una rivoluzione.

La sfida del bolscevismo

Nel 1905 scoppiò la rivoluzione in Russia e Kautsky offrì consigli strategici per la strada da seguire. Kautsky fece infuriare i menscevichi più moderati (che condividevano la sua ortodossia) sostenendo che i lavoratori dovessero guidare la rivoluzione, invece di sottomettersi alla borghesia. Dichiarò: “L’era delle rivoluzioni borghesi, cioè delle rivoluzioni in cui la borghesia era la forza motrice, è finita in Russia…. Non appena il proletariato appare come una classe indipendente con obiettivi rivoluzionari indipendenti, la borghesia cessa di essere una classe rivoluzionaria….”[5] Non c’è da stupirsi che sia Lenin che Trotsky considerassero le posizioni di Kautsky come avalli della propria.

Che Kautsky potesse essere rivendicato da Trotsky e Lenin dimostrò l’ambiguità della sua stessa posizione. Da un lato, Kautsky non ha sostenuto la rivoluzione permanente come Trotsky (la rivoluzione democratica che si sarebbe dovuta trasformare in una rivoluzione socialista). Come diceva Kautsky, “sembra quindi impensabile che l’attuale rivoluzione in Russia stia già portando all’introduzione di un modo di produzione socialista, anche se dovrebbe portare temporaneamente al potere la socialdemocrazia”[6]. Mentre Lenin e Trotsky affermavano che lo zarismo non sarebbe stato rovesciato senza una lotta armata (che li ha portati a salutare con favore l’insurrezione di Dicembre a Mosca), Kautsky ha invece sostenuto che “la rivoluzione deve avvenire attraverso metodi pacifici, non di guerra”.[7].

Eppure, Kautsky si era posto a sinistra in quei dibattiti e sperava che la Rivoluzione russa avrebbe rivitalizzato la SPD. La burocrazia del partito rimase immobile e continuò il suo corso conservatore. Kautsky seppellì i suoi dubbi e accettò questo stato di cose. Dopo tutto, la SPD stava svolgendo il ruolo che Kautsky le aveva assegnato. Ancora una volta, come campione dell’ unità di partito, si rifiutò di sostenere qualsiasi altra linea di condotta. A tal fine, quando Rosa Luxemburg sostenne che la SPD dovesse impiegare gli scioperi di massa per ottenere riforme significative, Kautsky condannò la sua “impazienza ribelle”, per “aver cercato di raggiungere il socialismo forzando la marcia della storia e ignorando i limiti oggettivi…..”[8] Piuttosto, Kautsky si sentì sicuro di sé nell’attendere del socialismo, poiché riteneva che la storia fosse dalla parte del partito.

La prova della guerra

L’intero sistema kautskiano fu distrutto dallo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914. La SPD ignorò i suoi solenni impegni internazionalisti e contro la guerra per sostenere lo sforzo bellico del Kaiser. Come disse a posteriori: “È sorprendente come nessuno di noi che era lì abbia avuto l’idea di sollevare la questione: cosa fare se scoppia la guerra? Quale atteggiamento dovrebbero assumere i partiti socialisti in questa guerra?”[9] Kautsky non poteva offrire alla SPD alcun percorso rivoluzionario da seguire nel sanguinoso vortice che si prospettava. Kautsky offrì invece razionalizzazioni “da sinistra” per legittimare la posizione della SPD a favore della guerra, che la portò ad opporsi pubblicamente agli scioperi contro la guerra e persino a collaborare per arrestare i leader sindacali rivoluzionari che li avevano organizzati. In tal modo Kautsky era politicamente impotente in un momento critico. Al contrario, internazionalisti come Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg chiesero a gran voce un’azione rivoluzionaria contro la guerra.

Sebbene Lenin avesse denunciato l’opportunismo di Kautsky di fronte alla guerra, fu solo dopo la rivoluzione bolscevica che Kautsky divenne un “rinnegato”. In “Terrorismo e comunismo”, Kautsky condannò la rivoluzione bolscevica senza mezzi termini o esitazioni per “aver creato una dittatura minoritaria in stile giacobino”, che avrebbe violato le norme democratiche borghesi. Sebbene la Repubblica Sovietica russa stesse combattendo contro l’esercito controrivoluzionario per la propria sopravvivenza, sia Lenin che Trotsky si presero il tempo per rispondere alle calunnie del loro precedente mentore. Lenin denunciò Kautsky per aver svuotato il marxismo del suo contenuto rivoluzionario e averlo trasformato in qualcosa di accettabile per i liberali.

Trotsky affermò: “Abbandonando l’idea di una dittatura rivoluzionaria, Kautsky trasforma il problema della conquista del potere da parte del proletariato nel problema della conquista della maggioranza dei voti da parte del partito socialdemocratico in una delle prossime campagne elettorali. […] Questo feticismo della maggioranza parlamentare rappresenta un brutale ripudio non solo della dittatura del proletariato, ma anche del marxismo e della rivoluzione”[10]. Il pontefice del marxismo era infine diventato il rinnegato che aveva abiurato tutto ciò in cui sosteneva di credere.

Il verdetto

Sebbene Kautsky avesse proclamato la sua ortodossia marxista fino alla morte, nel 1938, rimase una figura marginale nella vita politica, ignorato sia dai socialdemocratici che dai comunisti. La sua ortodossia, costruita sulla sabbia, aveva infine fatto crollare il castello. Kautsky non poteva offrire alcuna risposta praticabile all’ascesa del fascismo, al di là del vederlo come un’aberrazione dall’inevitabile marcia della storia. Questo sarebbe stato un freddo conforto per i membri della SPD che languivano nelle prigioni naziste. Spese i suoi ultimi anni scrivendo opere teoricamente impoverite sul marxismo e dai tratti ferocemente anticomunisti.

Nel suo necrologio per Karl Kautsky, Trotsky ha generosamente notato: “Ricordiamo Kautsky come il nostro ex mentore a cui un tempo dovevamo molto, ma che si è separato dalla rivoluzione proletaria e dal quale, di conseguenza, dovevamo separarci”[11]. Il giovane Kautsky ha fornito contributi inestimabili e necessari diffondendo idee marxiste, ma alla fine le sue debolezze teoriche e organizzative si sono rivelate la sua rovina. Nei momenti decisivi, quando la situazione chiedeva a Kautsky di agire, egli fallì la prova. In ultima istanza, il marxismo di Kautsky non poteva offrire alcun percorso pratico rivoluzionario di avanzamento verso grandi convulsioni, soltanto rassicurazioni sul costante cammino del progresso. L’ultima eredità di Kautsky fu quella di fornire una patina “di sinistra” alla giustificazione della guerra imperialista e un “socialismo” anticomunista reso affidabile per il liberalismo borghese.

Note

[1] Karl Kautsky, The Class Struggle, Chicago: Charles H. Kerr & Company, 1910, p. 210.
[2] Citato in Alan Shandro, Lenin and the Logic of Hegemony, Boston: Brill, 2014, p. 342.
[3] Karl Kautsky, The Road to Power, Alameda: Center for Socialist History, 2007, p. 41.
[4] Citato in Massimo Salvadori, Karl Kautsky and the Socialist Revolution 1880-1938, New York: Verso Books, 1979, p. 127.
[5] Citato in Richard B. Day and Daniel Gaido, ed., Witnesses to Permanent Revolution: The Documentary Record, Boston: Brill, 2009), p.605.
[6] Ibid., p.607.
[7] Ibid., p.179.
[8] Carl E. Schorske, German Social Democracy, 1905-1917: The Development of the Great Schism, Cambridge, Harvard University Press, 1983, p. 185.
[9] Citato in Enzo Traverso, Fire And Blood: The European Civil War, 1914-1945, New York: Verso, 2016, p. 38.
[10] Lev Trotsky, Terrorismo e comunismo, capitolo II “La dittatura del proletariato”, Milano-Udine: Mimesis, 2011, pp. 89-90.
[11] Leon Trotsky, Karl Kautsky, Marxists Internet Archive.