Sabato a Torino e ieri a Roma, due assemblee promosse dal sindacato SI Cobas hanno visto complessivamente quasi 200 persone, tra lavoratori, militanti sindacali, politici e di movimento partecipare al dibattito sulla necessità di un fronte unico di lotta in questa stagione di crisi pandemica e offensiva padronale.


Un iniziale successo che fa ben sperare: a Torino, sabato, e a Roma, ieri, si sono tenute due assemblee intersindacali di lavoratori e lavoratrici, militanti sindacali, politici e di movimento con lo scopo di avere una prima occasione a livello locale per approfondire, dopo la pausa agostana, il dibattito sulle misure di lotta unitaria da prendere in questa stagione di attacco padronale, con la Confindustria di Bonomi alla testa, e di riemersione della crisi pandemica, con la conta degli infetti tornata a salire da diverse settimane e lo scoppio mai terminato di focolai nei posti di lavoro.

Entrambe le assemblee erano proiettate verso l’assemblea nazionale di lavoratrici e lavoratori combattivi del 27 settembre, che si terrà a Bologna, e il cui appello di lancio ha raccolto già diverse centinaia di firme in tutta Italia, in diversi settori economici e attraversando varie sigle sindacali.

In entrambe le assemblee gli interventi hanno indicato il quadro di pesante attacco già in corso, che non potrà che peggiorare in autunno, ai posti di lavoro e ai contratti più o meno stabili, con 800.000 posti persi nel 2020 e un’ulteriore diffusione della precarietà che si aggiunge alla totale assenza di garanzia per l’ampia fascia di lavoratori in nero, particolarmente colpita dalla pandemia.

Si è registrato come anche questa crisi è per ora pagata sostanzialmente dai lavoratori, con un’erosione non solo del salario diretto – il piano di “ritorno all’Ottocento” di fatto proposto da Bonomi per quanto riguarda i contratti -, ma anche di quello indiretto (cioè i servizi pagati con le tasse come la sanità pubblica e l’istruzione) e quello differito, cioè le pensioni.

La crisi ha rimarcato, in un contesto di emergenza, la politica complessiva delle aziende per cui “essenziale” è la produzione che fa più profitti, che è strategica al fine di mantenere le politiche delle potenze imperialiste, e non quella che soddisfa i bisogni della gran parte della popolazione.

A Torino oltre un centinaio di persone ha preso parte all’assemblea, tra cui anche esponenti della CGIL e di multinazionali come la Diageo (produttrice anche di Guinness e e Bayleys).

Particolarmente incisivo è stato l’intervento di Mohamed, immigrato e mediatore culturale: il fronte unico, ha argomentato, è una necessità per una nostra lotta di classe che non sia solo la lotta economicista per un migliore salario eccetera, perché l’obiettivo dei lavoratori non può limitarsi a migliorare la forma dello sfruttamento che subiscono, ma può e deve essere quello di eliminare lo sfruttamento, cioè l’esistenza di una ristretta classe di capitalisti parassiti che tiene per sé gran parte della ricchezza.

È iniziata in questo momento la assemblea regionale dei lavoratori combattivi in Piemonte. Tanti lavoratori e lavoratrici che si stanno esprimendo favorevolmente per costruire un percorso unitario di lotta contro l'ennesimo attacco che verrà nei prossimi mesi a danni della classe lavoratrice. Da qui rilanciamo la assemblea nazionale del 27 a Bologna.Facciamo pagare la crisi ai padroni.

Pubblicato da SiCobas Torino su Sabato 12 settembre 2020

L’assemblea ha infine approvato una mozione finale, che riportiamo:

L’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi riunitasi a Torino il 12 settembre ha visto la partecipazione di numerosi compagni e compagne che hanno portato la voce delle problematiche di tanti settori, dalla logistica alla ristorazione, dalla scuola (insegnanti e studenti) alle mense, dal metalmeccanico ai lavori (finti) autonomi, evidenziando le criticità della fase a partire dalla necessità di organizzare ogni sforzo in un coordinamento – territoriale e nazionale – dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi.

Gli interventi si sono susseguiti numerosi e vari, affrontando molte tematiche di carattere internazionale e interno sia sindacali che politiche, problematiche dei settori sopracitati con considerazioni di carattere sindacale e politico, denuncia delle conseguenza della crisi e dell’epidemia sulle condizioni di lavoro e di vita della classe lavoratrice, racconto delle esperienze lavorative di giovani lavoratori.

Insieme ci si è trovati d’accordo sulla necessità di rilanciare le lotte a partire da quei soggetti di classe protagonisti, prospettando per quest’autunno un momento sindacale di mobilitazione nazionale – uno sciopero generale e manifestazioni anche locali per sostenere le lotte in corso e le battaglie delle varie vertenze, tra cui scuola, braccianti etc; – mantenendo aperta una discussione che avanzi anche verso una prospettiva politica di lotta al sistema capitalista nel suo complesso.

Abbiamo individuato alcuni punti che sintetizzano quanto discusso, al netto delle specificità emerse e delle posizioni espresse:

27 settembre a Bologna: si prende l’impegno a partecipare all’assemblea nazionale per contribuire fattivamente alle iniziative che si deciderà mettere in campo.

3 ottobre a Modena: si prende l’impegno a partecipare all’iniziativa contro la repressione, intendendola non solo come atto di solidarietà concreto ai lavoratori, sindacalisti e solidali colpiti ma anche di denuncia e risposta all’attacco generalizzato contro tutte le lotte.

Per dare sostanza a quanto fin qui deciso e prospettato, l’assemblea decide di riunirsi il 10 ottobre per organizzarsi operativamente, intanto individuando sia per quali altri momenti territoriali o nazionali ci sia bisogno di mobilitarsi, sia quale metodo di decisione comune adottare.

Inoltre, ciascun partecipante riceverà la sintesi degli interventi, primo documento dell’assemblea che con la presente mozione costituisce materiale da condividere per informare su questo percorso e invitare altri lavoratori e lavoratrici per allargare la partecipazione.

Facciamo pagare la crisi ai padroni!

A Roma, oltre 50 persone hanno preso parte all’assemblea, con oltre quindici interventi, tra cui quelli diversi lavoratori immigrati, di delegati e lavoratori statali e della scuola, metalmeccanici, facchini e driver della logistica, operatori di call center, informatici, con esponenti sia del sindacalismo di base sia di settori di opposizione della CGIL, romani e provenienti anche da Viterbo e Cassino; una compagna ha portato il saluto e il contributo del Comitato Lavoratori delle Campagne – Campagneinlotta.

Anche l’assemblea romana ha preso l’impegno a organizzare una presenza di solidarietà militante ai compagni e alle compagne modenesi sotto processo a seguito delle lotte nel settore alimentare, così come a ritrovarsi dopo l’assemblea nazionale del 27 settembre, il prossimo 11 ottobre.

Questa assemblee sono state un iniziale, piccolo contributo a un confronto e una convergenza nelle lotte operaie e sociali che la crisi pandemica e l’attacco frontale prospettato dai capitalisti con Confindustria in testa hanno reso ancora più urgenti e necessari perché i padroni non ci facciano pagare la loro crisi senza opposizione. A partire dalle lotte incombenti, come l’annunciata ripresa a ottobre della campagna di sgomberi delle occupazioni abitative a Roma, con gli obiettivi sensibili di Caravaggio e Metropoliz, pieni di famiglie operaie con figli, che non devono essere lasciati a se stessi.

Per un fronte unico di lotta di lavoratori e lavoratrici, aldilà dei settori e dei sindacati di appartenenza!

Per un programma comune di lotta per superare la crisi pandemica in base ai nostri bisogni e far pagare la crisi di profitti ai capitalisti!

 

Giacomo Turci