Pubblichiamo la mozione finale proposta dagli organizzatori dell’assemblea nazionale virtuale del 2 aprile scorso, che ha visto partecipare più di 150 tra lavoratori e militanti di organizzazioni politiche, sindacali e di movimento. Nonostante i forti limiti organizzativi che derivano dalle norme di quarantena e distanziamento sociale di queste settimane, siamo convinti che sia necessario e doveroso proseguire nella discussione su un programma d’emergenza operaio e popolare sul quale mobilitarci unitariamente di fronte all’escalation repressiva italiana e internazionale, di fronte alla politica del “business as usual” degli industriali, di fronte alle misure del tutto insufficienti dei governi.

Invitiamo tutti i lavoratori e chi sta lottando contro la “cura medievale” imposta dalla classe dominante e dagli Stati a partecipare a questo dibattito e ad attivarsi per promuovere un fronte di lotta più ampio possibile del movimento operaio e di tutti i soggetti oppressi, di chi sta pagando anche questa la volta la crisi per volontà dei padroni: non è solo un virus, è il capitalismo che risponde con sfruttamento e oppressione ai problemi della società!

La piattaforma uscita dall’assemblea del 2 aprile, pur con i limiti legati ai tempi ristretti della sua preparazione e alla difficoltà di azione di un panorama a sinistra assolutamente impreparato per i compiti politici che ci troviamo ad affrontare, ha il merito di individuare diversi punti centrali attorno ai quali mobilitarci e dare battaglia politica.

LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI LORO PROFITTI!

PER UN FRONTE UNICO DI LOTTA CONTRO LA CURA MEDIEVALE DI CONTE E CONFINDUSTRIA!

PER IL CONTROLLO OPERAIO SUGLI SFORZI SANITARI STRAORDINARI PER CONTRASTARE LA PANDEMIA!

PER LO SCIOPERO GENERALE!


L’assemblea virtuale nazionale di giovedì 2 aprile, partecipata da oltre 150 persone a nome di decine di organizzazioni politiche, sindacali e sociali, si è confrontata in maniera ampia e articolata sui temi posti all’ordine del giorno con l’appello lanciato dal SI Cobas, e sulle implicazioni drammatiche dell’emergenza sanitaria ed economica connessa alla pandemia mondiale di CoViD-19.

Questa pandemia mette a nudo la crisi rovinosa che sta attraversando ogni aspetto del dominio capitalistico; dal processo di impoverimento al quale ampi strati della classe lavoratrice e masse povere stanno andando incontro (solo in Europa le stesse fonti istituzionali prospettano 25 milioni di nuovi disoccupati e 35 milioni di persone costrette a vivere sotto la soglia di povertà) al tentativo di governi e padroni di occultare le loro responsabilità storiche nell’aver determinato la crisi sanitaria globale.

Quale che sia la ricetta che i governanti europei adotteranno nel breve-medio periodo (sia essa fondata sui Coronabond o su un Mes riveduto e corretto, per non parlare delle altrettanto nefaste ipotesi di recrudescenze nazionaliste e protezionistiche), l’esito sarà sempre lo stesso: farci pagare il costo di questa crisi ancora una volta sulle spalle (e sulla pelle) dei proletari.

Questo stato di cose è foriero di grandi esplosioni di malcontento e di protesta, e richiama la necessità di porre con forza all’attenzione dei lavoratori e degli oppressi la necessità oggettiva e immediata del superamento su scala internazionale del sistema di sfruttamento capitalistico.

L’indicazione da cui partire è quella che abbiamo visto esprimersi in queste settimane: da un lato la spinta delle proteste che migliaia di lavoratori, anche spontaneamente sia in Italia che in altri paesi del mondo, hanno legittimamente portato avanti pretendendo la chiusura delle aziende non essenziali – produttive e non – affinché la salute venisse prima dei profitti e affinché tutti potessero “restare a casa a salario pieno”, e che ha trovato una traduzione concreta nelle campagne di astensione come quelle portate avanti da SI Cobas e Adl Cobas nella logistica (che in queste ore si sta traducendo nella definizione di accordi e Protocolli sulla sicurezza tesi a ridurre sensibilmente le attività e a garantire una copertura salariale prossima al 100% anche attraverso l’anticipo di FIS e Cigs); dall’altro i crescenti segnali di malcontento dell’esercito di lavoratori e lavoratrici con mille contratti non coperti da ammortizzatori sociali, lavoratori e lavoratrici a nero, occupati e occupate non garantiti, disoccupati e disoccupate che – soprattutto, ma non solo, al Sud – rivendicano un salario e un reddito per poter campare, senza cui è difficile “poter restare a casa”.

I tantissimi contributi, che sicuramente necessiteranno di ulteriori momenti di confronto, hanno in larghissima parte registrato una sostanziale convergenza di contenuti, e manifestato l’urgenza e la necessità di un’unità d’azione – dal terreno dell’agitazione fino a quello delle iniziative di lotta – partendo dalla condivisione di alcune rivendicazioni unificanti da diffondere nei luoghi di lavoro e sui territori.

1. I costi della pandemia siano pagati dai padroni. Imporre una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione per recuperare almeno 400 miliardi di euro;

2. Diritto di stare a casa a salario pieno fino al termine della pandemia, per tutti i lavoratori e le lavoratrici operanti in settori e servizi non essenziali: la nostra salute vale più dei loro profitti;

3. Prevenzione straordinaria, con garanzia del tampone per tutti i proletari, a partire da quelli obbligati a lavorare in queste settimane soprattutto la popolazione sanitaria;

4. Piano di assunzione di nuovo personale sanitario: scorrimento degli idonei e delle idonee nelle graduatorie pubbliche e stabilizzazione dei precari e delle precarie, per garantire anche l’abbattimento dei turni di lavoro e le ferie bloccate;

5. Immediata estensione del Reddito di Cittadinanza. Senza vincoli e con un aumento degli importi tale da garantire a tutti un salario e un reddito per poter campare e nella prospettiva della riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, affinché possano “lavorare tutti e lavorare meno”;

6. Garantire la libertà di sciopero e l’agibilità sindacale: fino a quando si lavora si ha il diritto di scioperare;

7. Regolarizzazione e sanatoria per tutti gli immigrati, a partire dalle migliaia di “irregolari” del settore bracciantile grazie ai quali è tuttora possibile garantire all’intera popolazione l’approvvigionamento di beni alimentari di prima necessità;

8. Requisizione immediata di tutte le cliniche private, anche oltre l’emergenza, e di tutte le strutture per riconfermare tutti i servizi sanitari territoriali distrutti;

9. Blocco immediato degli affitti e dei mutui sulla prima casa, così come di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) e blocco a tempo indeterminato di tutte le occupazioni a scopo abitativo;

10. Sospensione delle misure restrittive – a conclusione dell’emergenza – per reprimere scioperi, mobilitazioni e manifestazioni; contro i Decreti-sicurezza e contro ogni ipotesi di militarizzazione ulteriore dei territori e dei luoghi di lavoro.

11. Sospensione di qualsiasi progetto di “Autonomia differenziata”. Che si dimostra essere una penalizzazione per i proletari ei lavoratori del Sud, che replica il fallimentare modello di gestione regionale ed ha contribuito all’emergenza odierna;

12. Drastico e definitivo taglio alle spese militari (un F35 equivale a 7113 respiratori), alle grandi opere inutili e dannose (quali TAV, TAP, Muos) e chiusura di tutti i siti e le aziende inquinanti (ILVA ecc…)

13. Amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i detenuti e di tutte le detenute;

L’assemblea, pur ribadendo la necessità di essere responsabili innanzitutto verso la nostra salute, condivide la necessità di riconvocarsi nelle prossime settimane, aggiornandosi entro il 13 di questo mese, e da subito verificherà la possibilità di costruire – nelle forme e nelle condizioni che verranno ritenute praticabili e più efficaci – iniziative con questi contenuti per tutta la settimana dal 25 aprile al 1 maggio, nonché la convocazione di uno sciopero generale e nazionale a ridosso di queste date e attorno a questa piattaforma unitaria.