Riceviamo e pubblichiamo la corrispondenza di un rider sull’andamento delle trattative riguardo il CCNL che Assodelivery sta contrattando con sindacati e istituzioni proprio in questi giorni dopo le proteste e gli scioperi delle settimane scorse.

È ancora una fase di lenta contrattazione quella che stanno attraversando i rider nella loro lotta per l’ottenimento di un contratto nazionale che gli garantisca vere tutele e una retribuzione fissa. Dopo anni e anni di immobilismo però, finalmente qualcosa comincia a muoversi e la battaglia è appena cominciata.


Lo scorso 18 novembre al Ministero del Lavoro si è tenuto un altro tavolo di trattative tra Assodelivery e i sindacati nel quale si sono stabilite tre date per proseguire i lavori di discussione:

  • 24 novembre un tavolo tecnico contro il caporalato digitale;
  • 3 dicembre un tavolo per la sottoscrizione di un protocollo Covid 19 per tutelare la salute e la sicurezza dei fattorini;
  • 9 dicembre un tavolo per agevolare il dialogo fra le parti e garantire ai rider l’effettività dei diritti minimi inderogabili sanciti dalla legge.

Venerdì 20 novembre un gruppo di rider di Roma di diverse piattaforme ha tenuto una riunione fisica per discutere sulle possibili rivendicazioni da inserire nel contratto nazionale e quali iniziative mettere in campo contro le resistenze di Assodelivery. Sostanzialmente si punta all’ottenimento di una paga fissa oraria, al riconoscimento delle tutele retributive e al mantenimento di una certa flessibilità nel prenotare i turni, senza togliere i guadagni sui singoli ordini e senza specificare la tipologia di contratto (subordinato, a partita IVA). Va sempre ormai più delineandosi il fatto che il proseguimento delle trattative, portate avanti con il Ministero -che non è ben chiaro che linea persegui- per l’ottenimento di migliori condizioni lavorative dipenderà sempre più da ciò che riusciranno a conquistare i rider con la lotta reale durante i turni di lavoro e di questo fatto cominciano ad esserne consapevoli sempre più lavoratori e lavoratrici. Del resto se la situazione ha iniziato a smuoversi anche nei palazzi delle autorità ciò è il frutto di continui scioperi e presidi indetti dai lavoratori e dalle lavoratrici prima dell’attuale Accordo Quadro. Già Luigi Di Maio quando era Ministro del Lavoro nel Governo Lega – Movimento 5 Stelle aveva iniziato ad occuparsi della questione seppur, ovviamente, senza concludere nulla in senso migliorativo.

Il Ministero del Lavoro infatti non è l’unica istituzione borghese che si sta occupando della questione: qualche giorno fa il Tribunale di Palermo ha emesso una sentenza secondo cui un rider di Glovo ha avuto diritto ad un posto fisso da lavoratore subordinato. Il rider in questione era stato licenziato per la sua attività sindacale e dopo una sentenza della Cassazione emessa all’inizio del 2020, che gli riconosceva le tutele ma non la subordinazione, ora il lavoratore in questione è a tutti gli effetti un lavoratore subordinato a tempo pieno e indeterminato. Una sentenza che dimostra che anche il lavoro svolto dai rider può essere a tutti gli effetti un lavoro tutelato e retribuito al pari di altri e che deve essere esteso a tutti i membri della categoria in quanto diritto che gli spetta e non esclusivamente come premio per una sentenza finita bene. I rider hanno la possibilità di dare nuovamente l’esempio a tutti gli altri lavoratori!

Ancora una volta la classe lavoratrice è chiamata ad essere protagonista di un processo di miglioramento salariale e normativo, ad essere parte attiva sulle scelte sociali che influiranno sul proprio futuro. E sarebbe un piccolo ma fondamentale appuntamento con la Storia in questo caso, che investirebbe una delle economie giovani che va consolidandosi nel panorama del capitalismo mondiale. E allora avanti, spezziamo queste catene e stabiliamo noi rider a quali condizioni contrattuali vogliamo lavorare, quanto vogliamo percepire come retribuzione minima oraria, quante ore vogliamo lavorare, perché se non lo decideremo noi lo faranno le istituzioni borghesi come la magistratura o il Ministero o direttamente i padroni come Just Eat a condizioni per nulla favorevoli se non per loro per poi sbandierare queste condizioni come una ventata di forti rinnovamenti nel campo economicista dei diritti dei lavoratori.

Tutto quello che accadrà da ora in avanti dipende da come agiremo, prendiamo in mano il nostro futuro!

 

Un rider Just Eat