Secondo i dati Inail di quest’anno aggiornati al mese di ottobre sono quasi 67000 i contagi sul lavoro da Covid-19, oltre il 15% della totalità delle denunce pervenute per infortuni sul lavoro. Un terzo di tutte le morti sul lavoro sono avvenute per via del contagio da covid-19.


Dopo il picco di marzo e aprile la curva dei contagi nei luoghi di lavoro ha seguito la discesa estiva che si è registrata in tutto il paese per poi impennarsi nuovamente a settembre e ottobre con lo sfondamento della soglia di 12000 denunce. Tutto ciò senza prendere in considerazione tutti quei casi, soprattutto nella prima ondata ma anche in queste settimane, che non sono stati denunciati soprattutto per le reticenze degli imprenditori preoccupati più che il proprio profitto venisse intaccato da una possibile chiusura degli impianti che della salute dei dipendenti.

I dati Inail sui decessi nei luoghi di lavoro confermano la pericolosità del virus: nei primi sette mesi del 2019 i morti furono 599, quest’anno 716. Se poi si aggiunge il fatto che molti luoghi di lavoro hanno adottato lo smart working e diversi luoghi di lavoro siano stati chiusi per due mesi causa lockdown i numeri prendono un significato ancor più sinistro e preoccupante. Un dato su tutti: nel 2019 i morti sul lavoro denunciati sono stati 997 in totale e a settembre del 2020 sono già 972 gli infortuni mortali, sempre tenendo in considerazione la chiusura parziale tra marzo e maggio causa pandemia.

La maggioranza delle denunce riguardo i contagi da covid 19 sono geograficamente localizzati per la maggior parte nel nord Italia e a Roma e drammaticamente concentrati nel settore della sanità (in stragrande maggioranza infermieri e infermiere) ma, in misura minore rispetto a questa, il contagio ha colpito anche nel trasporto merci, nelle fabbriche, fra i lavoratori delle pulizie e impiegati.

I freddi dati smentiscono quindi le fandonie del governo e dei padroni, Confindustria in primis, sul fatto che il covid non fosse un problema nei luoghi di lavoro oltre a mettere sotto una luce ancor più inquietante le reticenze delle piccole, medie e grandi imprese rispetto l’attuazione di misure e protocolli di sicurezza che, per essere realmente efficienti, avrebbero dovuto necessariamente pesare sui bilanci di queste imprese. La realtà è che in quanto a sicurezza sul lavoro gli operai si sono dovuti accontentare dei protocolli firmati dai confederali, con enorme colpevole ritardo, ad aprile di quest’anno. Ancor più criminale il comportamento con i lavoratori e le lavoratrici impegnate nel comparto della sanità pubblica, letteralmente abbandonati a se stessi, senza mezzi sufficienti per salvare vite e salvaguardare la loro stessa integrità fisica.

Alla classe operaia e alla maggior parte della società avrebbero giovato veri investimenti nella sanità pubblica, assunzioni, tamponi di massa che permettessero un vero tracciamento e isolamento di più casi possibili, di veri protocolli di sicurezza all’interno dei posti di lavoro, con ingressi scaglionati, dispositivi di sicurezza gratuiti per tutti, chiusura di quei luoghi di lavoro non necessari o non salubri per sanificazioni approfondite di mezzi e locali. Tutto ciò non è stato messo in conto dal governo perché sarebbe costato troppo ai capitalisti e ora i lavoratori contano i morti mentre i proprietari contano, come sempre, i soldi fatti sulle spalle dei propri dipendenti.

Ancora non si hanno dati consolidati riguardo gli infortuni mortali totali sul lavoro dovuti al covid 19, per questi bisognerà aspettare il prossimo anno, sicuramente oggi si può già dire che la pandemia è stata pagata dai lavoratori in misura drammatica e che la crisi è stata aggravata da un sistema che ha deciso scientemente di difendere l’economia e non la vita, nonostante le ipocrite prese di posizione sui lavoratori “essenziali” e sulle sviolinate riguardo gli eroici infermieri, medici, operatori sanitari.

Nei prossimi mesi sta ai lavoratori e le lavoratrici dare seguito e approfondire le proteste e gli scioperi per ottenere il proprio diritto a lavorare in sicurezza, perché è evidente che non glielo assicureranno aziende e istituzioni, se non lottano per ottenerlo.

 

CM