Il 3 novembre scorso entrava in vigore il discutibile Accordo Quadro firmato da Ugl e Assodelivery che avrebbe dovuto assicurare, in uno dei punti più sbandierati, il minimo dei 10€ l’ora a lavoratore. Le aspettative sono state disattese dopo pochissimo tempo.


Nessuna delle piattaforme digitali del delivery ha applicato le nuove tariffe. E non solo non le hanno applicate ma addirittura le hanno ribassate arrivando a minimi al limite dello schiavistico. Il record per i guadagni più bassi a consegna spetta a Uber che addirittura ha assegnato ai propri rider consegne da 1,37€, dopo di essa con simili tariffe si colloca Glovo, ma le proteste non si sono fatte attendere e dal 4 novembre soprattutto a Milano i rider hanno indetto quattro giornate di sciopero invitando i clienti a non ordinare tramite le piattaforme digitali.

Tuttora la situazione è ancora un ferro rovente. Se prima dell’accordo qualche rider poteva non essersi schierato, ora il nuovo contratto ha fatto fare marcia indietro anche a molti degli indecisi. Questa situazione infatti ha sollevato un polverone che ha avuto come prima conseguenza concreta la cacciata di Ugl, il sindacato che ha siglato l’accordo e tra l’altro in simpatia con la Lega di Salvini, dal gruppo dei lavoratori dell’Unione (CESE). Nessuna delle piattaforme ha applicato le nuove tariffe in maniera veritiera. Anche Just Eat le ha abbassate facendole passare come un errore dell’app e non inserendo la voce dei guadagni sul tempo. Deliveroo ha introdotto invece il free login e abolito i turni, in questo modo per ogni singolo rider di Deliveroo sono calati gli ordini in quanto in contemporanea hanno potuto collegarsi molti più rider rispetto ad un turno assegnato dall’app.

L’11 novembre il Ministero del Lavoro ha aperto nuovamente un tavolo di trattative tra Assodelivery e i sindacati che ribadiscono l’illegalità dell’attuale Accordo Quadro in quanto viola la Legge 128/2019 in materia di diritti e tutele per i lavoratori della gig economy e proponendo come inquadramento di riferimento base il CCNL della Logistica e Trasporto Merci. L’accordo non è stato raggiunto in quanto Assodelivery non ha voluto cedere sull’attuale categorizzazione di lavoratori autonomi dei rider a detta dell’azienda infatti sarebbe stata proprio una richiesta dei rider quella di mantenere l’autonomia e la flessibilità -come se autonomia e flessibilità debbano essere per forza in antitesi con le tutele retributive e la retribuzione minima oraria-.

Il fatto ancora più incredibile di questi giorni è che una delle piattaforme facenti parte dell’associazione di Sarzana abbia remato contro. Il 10 novembre infatti Daniele Contini, Country Manager di Just Eat, ha dichiarato pubblicamente la sua fuoriuscita da Assodelivery affermando che il CCNL rider firmato da Assodelivery e Ugl ha permesso di aggiungere nuove tutele e protezioni ai rider che consegnano come lavoratori autonomi e che, coerentemente alla nuova strategia del gruppo Just Eat – Takeaway, l’azienda punterà ad inquadrare i rider come lavoratori dipendenti procedendo in tutta autonomia da Assodelivery. Una decisione alquanto spiazzante e che lascia numerosi interrogativi sul perché di questa rottura e su cosa potrebbe comportare il nuovo inquadramento contrattuale proposto da Just Eat nella pratica. Molto probabilmente potrebbe trattarsi del modello Scoober, una tipologia contrattuale che prevede un fisso retributivo + dei bonus sulle consegne e che è già presente in Spagna, in Germania e in altri paesi del Nord Europa.

Una novità che farebbe di Just Eat una sorta di “borghesia illuminata” ma non per questo meno pericolosa delle altre. Del resto se Just Eat ha deciso di intraprendere questa strada vuol dire che ha ritenuto più vantaggioso per i suoi profitti e per ampliare il suo mercato, a maggior ragione se Assodelivery lascerà l’Italia dopo questa vicenda, rendere lavoratori subordinati i suoi rider, farli passare dalla schiavitù del cottimo a quella del lavoro salariato, senza tener conto anche molto più semplicemente che questa mossa padronale potrebbe essere pensata anche per dividere il fronte di lotta dei rider e fare si che i lavoratori di Just Eat smettano di scioperare insieme ai propri compagni delle altre sigle. Non sappiamo ancora nulla di certo del nuovo contratto di Just Eat, molti ad esempio temono la non assunzione, cosa assai plausibile visto che in tutta Italia Just Eat conta il numero non indifferente di circa 3000 rider.

Anni e anni di tradizioni di lotte operaie dovrebbero insenare ai lavoratori che i diritti non vengono regalati da nessuno in questa società, nemmeno dalle borghesie illuminate e lo sciopero unitario come categoria è l’unica arma che possiedono per continuare la loro battaglia per ottenere un contratto nazionale con vere tutele e una degna retribuzione oraria. Non bisogna fidarsi delle mezze misure calate dall’alto, bisogna lottare dal basso per i diritti di tutti!

 

Redazione – La Voce delle Lotte