Durante la crisi pandemica, tra i molti provvedimenti lanciati dal Governo Conte, il più pubblicizzato e che ritroviamo spesso nella narrazione governativa da marzo fino ad oggi è senz’altro il blocco dei licenziamenti.

Attraverso l’art. 46 del DL 18/2020 “Cura Italia”, entrato in vigore il 17 marzo 2020, è partita la corsa del governo, a suon di decreti, nel garantire il piano occupazionale in Italia affiancando ai molteplici incentivi economici per le imprese e alle proroghe per le indennità di disoccupazione, la sospensione dei licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo e delle procedure di licenziamento collettivo nonché la possibilità per le aziende di usufruire di ammortizzatori sociali a vario titolo, tra cui la Cassa Integrazione in proroga per il Covid-19.

Il “blocco” emanato aveva validità tra il 17 marzo al 16 maggio, per essere poi prorogato, attraverso il DL 34/2020 “Decreto Rilancio” fino al 17 agosto.
In agosto, poi, un nuovo rinnovo. Stavolta condizionato da una misura a margine che, almeno su carta -e a breve capirete il perché- consente il licenziamento: col DL 104/2020 “Decreto Agosto”, il governo proroga i termini di quello che era il “Cura Italia” fino al 31 dicembre, affiancandovi, però, la possibilità di far ricorso al licenziamento quando si vengano ad esaurire le possibilità di mantenere i lavoratori e le lavoratrici in congedo e ad esempio in cassa integrazione straordinaria.

Dal “Decreto Agosto” ad oggi, inoltre, si sono aggiunte le proroghe emanate attraverso il DL 137/2020 “Decreto Ristori”, che prorogava i termini al 31 gennaio 2021, e il DL 178 del 30 dicembre 2020 (legge di bilancio 2021) con proroga al 31 marzo 2021. Attraverso quest’ultimo decreto, però, entrano in campo nuove proroghe che rendono possibili i licenziamenti.

Viste queste misure, qualunque individuo potrebbe pensare dunque che almeno nel periodo che va dal 17 marzo al 17 agosto non si siano verificati episodi di licenziamento né eventi collaterali come incremento della disoccupazione, delle persone inattive o l’aumento del carico di lavoro individuale, eppure il quadro descritto dall’ISTAT è decisamente più veritiero della propaganda a suon di decreti del Governo:
Il confronto tra il trimestre maggio-luglio 2020 e quello precedente (febbraio-aprile 2020) segnala comunque un livello di occupazione inferiore dell’1,2%, corrispondente a -286mila unità. Nel trimestre crescono, invece, sia le persone in cerca di occupazione (+10,4% pari a +218mila), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3% pari a +39mila unità). Le ripetute flessioni congiunturali registrate a partire da marzo 2020 hanno contribuito a una rilevante contrazione dell’occupazione rispetto al mese di luglio 2019 (-2,4% pari a -556mila unità), che ha coinvolto uomini e donne di qualsiasi età, così come dipendenti (-317mila) e autonomi (-239mila); unica eccezione sono gli over50 con un incremento di occupati (+153mila) che, tuttavia, è dovuto esclusivamente alla componente demografica. Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,3 punti. A luglio 2020 il numero di ore pro capite effettivamente lavorate, calcolato sul complesso degli occupati, prosegue nella tendenza all’aumento. Il livello di luglio, pari a 33,1 ore, è solo di 1,2 ore inferiore a quello registrato a luglio 2019. Per i dipendenti il gap rispetto a luglio 2019 è ancora più ridotto (-0,8 ore). Nell’arco dei dodici mesi, le persone in cerca di lavoro diminuiscono (-1,8%, pari a -44mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+3,6%, pari a +475mila).

In aggiunta a ciò, un grafico elaborato dall’ISTAT è ancor più esemplificativo rispetto alla fuffa governativa del blocco dei licenziamenti.

Di casi di licenziamenti massivi nei mesi interessati dal blocco ce ne sono stati molti: lo scorso maggio 60 lavoratori interinali alla TNT FedEx di Milano si sono visti mandare via dopo aver lavorato anni e in barba agli accordi sindacali che ne tutelavano la permanenza in magazzino, a giugno oltre 300 lavoratori vengono scaricati dal colosso della logistica Zara che cancella completamente un appalto nazionale (quello che si occupava dello scarico della merce dai camion una volta giunti ai negozi) e ancora l’arcinota situazione che ha visto 360 operai della Whirpool lasciati a casa per la chiusura dell’impianto della provincia di Napoli. In tutti questi casi (e potremmo proseguire), ogni piccola vittoria (buonuscite, ricollocamenti ecc…) a fronte di situazioni catastrofiche è stata strappata con la mobilitazione e non certo grazie ai decreti di un governo nei fatti nemico dei lavoratori.

Fino ad ora, tutte le proroghe al “Cura Italia” hanno bloccato il licenziamo “per giustificato motivo oggettivo”, ossia tutte quelle procedure di licenziamento dove la legge definisce estranei i fattori che le hanno determinate e che quindi non dipendono dall’attività produttiva in sé e dalle oscillazioni di mercato.

Alcuni già staranno storcendo il naso di fronte a questa definizione essendo che nella realtà è decisamente sottile -e discrezionale per i padroni!- la differenza tra il “giustificato motivo oggettivo” e, ad esempio il licenziamento “per giusta causa”.

Quindi, i campi di non intervento della legge sul blocco dei licenziamenti risultano essere decisamente maggiori rispetto a quelli che potrebbero ricadere nel famigerato “motivo oggettivo”, tra cui:
1) licenziamento per giustificato motivo soggettivo;
2) licenziamento per giusta causa (l’ombra del JobAct sempre presente);
3) licenziamento durante il periodo di prova;
4) interruzione dell’apprendistato durante il contratto formativo;
5) recesso per il raggiungimento dell’età pensionabile (e, a detta dell’ISTAT, questo non è per niente un caso isolato o di piccola entità).

Se poi, a questa sottilissima linea che differenzia chi licenziare e chi no, aggiungessimo la drammatica situazione precaria che coinvolge sempre più grandi fette di lavoratori e lavoratrici in Italia , dove tutti i contratti partono con periodi di prova e con rinnovi su rinnovi di contratti a tempo determinato di 2/3 mesi l’uno, il vaso si rompe e le interiora malandate del governo vengono esposte: questa misura rappresenta l’ennesimo tentativo di imbrigliare i lavoratori e le lavoratrici in false rassicurazioni, in un quadro drammatico di crisi economica, sociale, sanitaria e politica –considerando anche la crisi di governo che avanza e che sembra sia giunta ad un nuovo rimpasto, con Conte dimissionario alla ricerca di una nuova e solida maggioranza – in una società sempre più polarizzata economicamente e socialmente, dove le disuguaglianze aumentano e dove la gran parte delle ricadute della crisi sono sorrette dalla classe lavoratrice.

Ed in questo scenario, considerando la sempre più crescente polarizzazione interna anche alla classe borghese, l’erosione della piccola borghesia viene a realizzarsi anche a costo di mandare in rovina interi settori di piccoli proprietari e di ceto medio, cosa che va ad incrementare ancor più il disastro sociale, politico ed economico che caratterizza i nostri giorni.

L’ennesimo tentativo, quindi, di propaganda populistica messa in campo dal governo per evitare eventuali escalation della classe lavoratrice, per evitarne una riorganizzazione ed una conseguente messa in accusa della società tutta soprattutto in un momento così in bilico, dove la crisi di governo altro non riflette che la crisi di direzione interna alla classe borghese.

Il covid-19 in questo quadro ha soltanto fatto cadere la prima pedina del domino, svelando quanto sia fondamentale il mantenimento della polarizzazione sociale ed economica nel capitalismo e per i capitalisti, un manipolo di individui che da soli detengono più del doppio della ricchezza di tutti noi altri, lavoratori e lavoratrici, studenti e migranti, poveri disgraziati.
A noi vengono a propinare le loro favole mentre loro vivono di speculazione e di profitti estorti sulla nostra pelle, sul nostro tempo e grazie alla condizione a cui ci obbligano.

Non è un caso che ad agosto ci sia stato un rialzo della produzione con un conseguente aumento del carico di lavoro individuale: laddove avrebbero dovuto assumere chi era stato licenziato, hanno preferito mantenere alti i profitti non assumendo ma aumentando i ritmi di produzione. E, con ogni probabilità statistica, questo “andamento” sarà confermato sulla statistica del trimestre novembre-dicembre-gennaio.

Invece di proclami vuoti e di decreti che hanno l’unica utilità di salvare la faccia di chi li propone, lavoratori e lavoratrici, occupati e disoccupati hanno tutto l’interesse per imporre con la lotta un reale blocco dei licenziamenti, la stabilizzazione dei precari, il pieno ristabilimento dello Statuto dei Lavoratori con l’eliminazione del Jobs Act.

Di fronte alla chiusura o alla delocalizzazione delle fabbriche, dobbiamo difendere i nostri posti di lavoro con comitati unitari di lotta fino, se necessario, all’occupazione delle fabbriche ed al loro esproprio senza indennizzo. Casi esemplari come le fabbriche Madygraf e Zanon-Fasinpat, espropriate e recuperate dai lavoratori durante la crisi del 2001, sono una prova vivente che la sconfitta non è inevitabile.

Per rendere tutto ciò possibile servono soldi, si dirà… ed è per questo anche che si è parlato di patrimoniale del 10% sul 10% più ricco del paese (anche una cifra minore basterebbe a mettere in sicurezza i posti di lavoro oltre che l’istruzione, la sanità e altri settori fortemente esposti dall’inizio della crisi della pandemia).

D’altronde non sono dati pubblici quelli che raccontano di un ulteriore arricchimento dei super ricchi in Italia come all’estero?
E perché non toccare queste enormi ricchezze con quello che non è altro che una tassazione più equa?

Tutto ciò può avvenire, è possibile realizzarlo, ma solo se i lavoratori si organizzano e organizzano i propri colleghi, nelle organizzazioni sindacali come in comitati di posti di lavoro, smettono di credere alle favole di un governo che ha dimostrato (più volte!) di difendere solo i privilegi dei ricchi e cominciano a lottare per i propri interessi immediati e futuri.

 

Michele Sisto

 

Fonti

1]https://www.istat.it/it/archivio/246805#:~:text=Nel%20complesso%2C%20il%20tasso%20di,(%2B1%2C5%20punti)

2] https://www.istat.it/it/congiuntura

3] https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/17/20G00034/sg

4] https://www.leggioggi.it/2021/01/11/blocco-dei-licenziamenti-2021-proroga-come-funziona-novita-in-legge-di-bilancio/

5] https://www.leggioggi.it/2020/12/14/blocco-licenziamenti-quando-e-possibile-licenziare/

6] https://www.corriere.it/economia/lavoro/21_gennaio_15/altre-18-settimane-cassa-covid-sindacati-blocco-licenziamenti-oltre-31-marzo-878d1e68-5761-11eb-8f51-2cbbf1c2346f.shtml

7] https://www.ilsole24ore.com/art/lavoro-oggi-cade-blocco-licenziamenti-ecco-sei-casi-cui-sono-possibili-ADlS7wj?refresh_ce=1