Pubblichiamo due brevi contributi di un rider e di un magazziniere della logistica che parteciperanno oggi, venerdì 26 marzo, allo sciopero indetto dalle sigle di base sindacali e di movimento delle due realtà protagoniste del settore della logistica. Perché è importante scioperare, perché è importante, e lo sarà sempre di più farlo insieme.


Rider in sciopero: per un vero CCNL, salario, diritti per tutti e tutte

Oggi, venerdì 26, ci sarà un’altra importante giornata di sciopero per i riders dopo le lotte seguite al tentativo di creazione del CCNL da parte dell’associazione padronale Assodelivery e alla conseguente uscita di Just Eat dalla stessa che dichiarava di voler contrattualizzare come subordinati i propri “dipendenti autonomi”.

Per ora la proposta di Just Eat, veicolata come prova nella città di Monza, sta andando verso il riconoscimento di una paga oraria di 7,5€ con contratti di 10 misere ore settimanali e con un metodo di assunzione “libera” da qualunque vincolo, non riconoscendo a chi fa da anni il rider nessun tipo di prelazione. Questa proposta è ridicolmente insufficiente, si passerebbe dal lavorare, per ottenere un salario solo nei limiti della decenza, a lavorare 8 o più ore al giorno sette giorni su sette a essere costretti a lavorare pochissimo, senza possibilità di viverci con quel salario.

Non può andare così, i riders hanno diritto di decidere del proprio destino e non delegare questa scelta ad aziende che ancora pensano di poter decidere unilateralmente le loro sorti in tema di salario e diritti. Rivendicare un salario vero, almeno in linea con quello che hanno rivendicato o stanno rivendicando tutti i lavoratori e le lavoratrici della logistica, da Amazon a FedEx, da GLS a SDA. Un unico contratto nazionale che riconosca ai lavoratori e alle lavoratrici la possibilità di vivere, organizzarsi in sindacati, avere tutele, ferie e tutto il resto.

Il 26 è sciopero, e sarà sciopero insieme anche alla logistica “tradizionale” oltre che ai settori scuola e trasporti, proprio nella stessa settimana del primo sciopero nazionale in Amazon. E’ ora che tutti i lavoratori e le lavoratrici del trasporto merci si uniscano in un’unica lotta più grande e non siano più divisi dai padroni con tipologie contrattuali tutte diverse per svolgere lo stesso identico lavoro (ovvero quello di smistare, trasportare e consegnare merce) e anche superando le differenze di sigla sindacale: per vincere bisogna lottare uniti!

Lo sciopero nella logistica: il CCNL deve essere solo il primo passo di una lunga battaglia

Venerdì 26 i lavoratori della logistica e del trasporto merci scenderanno in sciopero per rivendicare il rinnovo di un CCNL scaduto da anni, per difendere le posizioni conquistate con oltre dieci anni di picchetti e di lotte e per avanzare ulteriormente.

Lo sciopero si incastra tra la giornata del 22 novembre che ha visto i magazzinieri e i driver in Amazon scioperare per richiedere migliori condizioni di lavoro, per la prima volta in tutta Italia e per tutta la giornata, e la giornata del 29 in cui si terrà lo sciopero indetto dai confederali. In particolare l’esplosione della lotta in Amazon ha spinto anche i sindacati di base radicali a concentrarsi di fronte agli stessi impianti dell’azienda di Jeff Bezos. Certo, in parte per la tendenza dei lavoratori a mostrarsi solidali con chi lotta per i propri diritti, ma anche per la centralità di quella lotta contro contratti interinali e carichi di lavoro disumani che potrebbero tornare entrambi (e tornano, ciclicamente) anche nei magazzini e nelle aziende di più vecchia e radicale sindacalizzazione. Insieme ai facchini e ai driver sciopereranno, per la prima volta insieme, i riders delle piattaforme del food delivery, aggiungendo forza ad una giornata particolarmente importante.

Il rinnovo del CCNL, le migliorie sui contratti, l’ossigeno che potrebbero avere i lavoratori per quel che riguarda alcuni diritti sindacali verso aziende particolarmente feroci vanno bene ma si arriva sempre fino ad un certo punto. Il rinnovo del CCNL non è sufficiente, difendere e conquistare alcun diritti sul proprio posto di lavoro non basta, vediamo cosa sta succedendo in Fedex dove un’offensiva padronale e statale punta a far ritornare alle condizioni di vita e di lavoro che si riscontravano prima della sindacalizzazione. I padroni non lasciano mai il proprio posto nella battaglia per sfruttare sempre di più gli operai pagandoli sempre meno. Proprio per questo è fondamentale allargare la lotta sia nei numeri che nella radicalità, proprio ora che si incrociano le strade della logistica “tradizionale”, di Amazon e dei riders, abbiamo di fronte il compito di unire sempre più queste battaglie e renderle quello che già sono in realtà: un’unica grande battaglia contro le superpotenze sfruttatrici della logistica e di tutti i settori.

Quello che bisogna dirsi è che la lotta per un rinnovo vantaggioso del CCNL, o per migliori condizioni di lavoro può essere l’inizio della battaglia, ma non l’obiettivo finale e assicurato per sempre. Quello si raggiungerà quando i padroni tutti non potranno più fare il bello che il cattivo tempo sulla pelle dei lavoratori, togliere alle aziende il diritto di sfruttare i lavoratori solo perché possiedono i magazzini e i macchinari con cui, grazie allo sfruttamento degli operai, loro fanno i profitti e in cambio ci danno le briciole.

Vogliamo un mondo senza sfruttati, in cui i lavoratori possano essere liberi di decidere le dinamiche lavorative, cosa e quanto produrre (e spostare) in accordo con le esigenze di tutta la società. Per portare avanti una battaglia simile però non basta lottare ognuno per il proprio singolo diritto o contratto, il primo passo è unire le forze, anche su scala internazionale, in una battaglia comune. Oggi gli operai della logistica ai propri compagni operai di Amazon e delle società del food delivery dicono che la lotta contro i padroni della logistica e contro tutti i padroni e la loro società è una e una soltanto: uniamoci!

Toccano uno toccano tutti!

 

Un rider e un magazziniere della logistica in sciopero