Martedì all’alba, l’occupazione dell’Accademia di Belle Arti, in corso da quaranta giorni, è stata sgomberata violentemente dalla polizia: un altro esempio della “tolleranza zero” verso le lotte dei giovani che rivendicano un’alternativa alle politiche catastrofiche verso l’istruzione.


Massima complicità e solidarietà agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli che alle 6.30 di martedì hanno visto 40 agenti della Digos sgomberare l’occupazione che stavano conducendo in facoltà ormai da un mese.

Gli studenti dell’Accademia della Belle Arti di Napoli, col supporto fattivo dei lavoratori del Coordinamento Lavoratori dello Spettacolo Campania, da oltre un mese avevano occupato le aule della facoltà sia per riappropriarsi di un bene collettivo e per utilizzarlo finalmente in funzione dei bisogni degli studenti, sia per “gettare una posizione critica nella realtà della gestione politica della pandemia”.

In questo mese di occupazione gli studenti hanno organizzato un’aula studio permanente, laboratori politici, artistici e di recupero materiali, cineforum ed allestito il teatro interno che ha già visto spettacoli ed eventi.

Il collettivo studentesco “Abana” attraverso cui si organizzano gli studenti in lotta dell’Accademia, hanno organizzato un servizio d’ordine grazie al quale hanno garantito igienizzanti, mascherine, tamponi a rotazione (per chi dormiva) garantendo la piena tutela della salute degli occupanti e degli studenti che, numerosi, hanno attraversato in queste settimana l’Accademia.

Nonostante ciò il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, rappresentati in Accademia dal Direttore Renato Nori e dal Presidente Giulio Baffi che fin da subito si sono deresponsabilizzati rispetto le richieste degli studenti e la Questura di Napoli, hanno deciso che le risposte alle esigenze degli studenti fossero 40 agenti della digos che con un sgombero coatto alle 6:30 di mattina, con armi in mano e gridando “mani sulla testa e faccia a terra””, hanno fatto irruzione all’interno delle aule occupate dagli studenti .

L’ Accademia, in questo mese, grazie all’autorganizzazione degli studenti, è diventata un luogo in cui questi ultimi hanno potuto realmente esprimere e determinare la propria arte e il proprio ruolo nella scuola così come nella città. Ora è sotto sequestro, e le aule che in queste settimane hanno ospitato l’arte e la cultura espressa degli studenti, ora vedono gli agenti della polizia scientifica impegnati ad accertare i reati per cui gli studenti sono imputati: occupazione, uso illecito di bene culturale e danneggiamento di bene culturale

Gli studenti di belle arti ora si domandano:

“Quanto ancora potremmo vivere così aspettando il miracolo? Due, tre, cinque anni? Quanto vale un anno della nostra vita? Così poco da non produrre neanche un pensiero critico e una lotta sulla gestione politica della pandemia?”

Le risposte a queste domande, non solo legittime ma necessarie, possono essere elaborate solo dagli studenti e dai lavoratori della scuola che, se uniti in percorso di lotta volto alla piena e reciproca autodeterminazione, possono avanzare un programma comune contro questa gestione fallimentare della crisi pandemica, per una scuola sicura, gratuita e garantita per tutti, sotto il controllo dei lavoratori e degli studenti, di cui abbiamo bisogno.

Giuseppe Perozziello