A due anni dall’enorme mobilitazione del settembre 2019, decine di migliaia di giovani sono scesi ancora in piazza per la giustizia climatica in tutta Italia.


In tutta Italia, in decine di città, la risposta alla chiamata globale per lo sciopero climatico di questo 24 settembre è stata senz’altro positiva, con molte decine di migliaia di giovani scesi in piazza – circa 10.000 a Roma e 20.000 a Torino!

La mobilitazione, organizzata a livello internazionale principalmente dal movimento Fridays for Future, ha ripreso il formato degli scioperi studenteschi del venerdì, lanciati qualche anno fa dalla ormai celebre Greta Thunberg, giovanissima attivista ambientale svedese, che il prossimo 1 ottobre sarà a Milano, per partecipare al “Climate Camp” indetto in occasione dell’avvio dei lavori della pre-COP 26 (la conferenza internazionale sul clima).

I risultati impalpabili – quando ci sono – della lunga trafila di conferenze mondiali e accordi per la riduzione delle emissioni inquinanti e la transizione ecologica hanno portato senz’altro questa scia di mobilitazioni e discussioni a radicarsi più profondamente tra i giovani e nel movimento studentesco organizzato. Ciò è reso ancora più evidente dalla buona riuscita di questa data, in un periodo che vede nel nostro paese un movimento studentesco uscito con grandissima difficoltà dalle quarantene, dove anche l’attività di un “normale” collettivo di scuola non è qualcosa di scontato.

Così, anche le rivendicazioni si sono fatte via via più nette, perdendo in parte la fiducia e la delega ai governi, alle istituzioni internazionali, alle megacorporazioni capitaliste inquinanti che di fatto controllano e distorcono qualsiasi tentativo di cambiare strutturalmente il sistema di produzione e commercio che sta uccidendo il nostro pianeta, mettendo seriamente a rischio il futuro delle più giovani generazioni di oggi. Proprio la natura sistemica, economica e politica, della questione ambientale, richiama in causa la necessità di ricorrere alla forza della classe lavoratrice, alla sua capacità di fare da scheletro di un’alleanza sociale di sfruttati e oppressi per farla finita col capitalismo. Purtroppo, questo legame concreto è ancora poco presente, e le mobilitazioni di lavoratori e lavoratrici nella giornata di oggi  – Alitalia (5.000 in corteo a Fiumicino!), settori della sanità, lavoratori in somministrazione – sono state sganciate da quella ambientale giovanile, con la meritevole eccezione dello sciopero indetto da Allca Cub (settori chimico-farmaceutico, gomma-plastica, energetico, tessile, vetro e affini). Ma è evidente che la strada per cambiare la produzione e la distribuzione inquinanti passa proprio da coloro che materialmente fanno muovere l’economia globale.

A questa mobilitazione abbiamo partecipato in molti paesi, tra Europa e America, come gruppi e correnti giovanili organizzati con la Frazione Trotskista, una corrente marxista rivoluzionaria internazionale che rivendica la rifondazione di un partito rivoluzionario mondiale, e il metodo dell’autorganizzazione della classe lavoratrice e degli altri soggetti oppressi dal capitalismo per instaurare una società veramente giusta, sostenibile e in armonia con la natura, che per noi è il comunismo.

Rivendichiamo la lotta per espropriare le grandi corporazioni capitaliste che sono responsabili della distruzione del pianeta e poter così avanzare nella lotta per una pianificazione socialista dell’economia mondiale.

Con lo sviluppo tecnologico che abbiamo raggiunto, con il controllo democratico di tutte le risorse economiche da parte dei lavoratori che fanno funzionare la società, potremmo relazionarci in modo armonioso, razionale e sostenibile con la natura.

Se il capitalismo distrugge il pianeta: distruggiamo il capitalismo!

Leggi qui la nostra dichiarazione internazionale in occasione dello sciopero climatico globale del 24 settembre