Oggi 11 ottobre 2021 si è svolto lo sciopero di tutte le sigle maggiori del sindacalismo di base in Italia, lavoratori e lavoratrici di USB, Confederazione COBAS, ADL Cobas, Si Cobas, CUB, USI, SGB sono scesi in piazza in decine di città per protestare contro il governo draghi e le politiche confindustriali che sta portando avanti.


In diverse città ai lavoratori si sono uniti spezzoni studenteschi e giovanili e in alcuni luoghi di lavoro particolarmente importanti si sono svolte proteste fin dalla prima mattina come nei porti di Genova e Napoli e davanti lo stabilimento Amazon di Castel San Giovanni in provincia di Piacenza.

Scarsa o totalmente assente la presenza di gruppi puramente “anti green pass” le organizzazioni sindacali di base hanno respinto la logica della divisione (su cui il governo sta soffiando da mesi) dividendo i lavoratori in vax – no vax, manovra resa più facile che mai dopo l’attacco fascistoide alla sede romana della CGIL da parte di esponenti di Forza Nuova la scorsa settimana.

Nonostante i cortei nelle varie città e lo sciopero in generale abbiano visto una partecipazione discreta (in totale decine di migliaia di partecipanti) causando disagi in alcune situazioni particolari sicuramente due criticità non possono essere tralasciate.

La prima anche se non in ordine di importanza è il fatto che la giornata ha visto una “unità” dei sindacati di base del tutto superficiale ed estemporanea, per buona parte basata non su una vera convergenza dal basso ma più come una fusione a freddo senza una chiara piattaforma comune, esempio eclatante la divisione del corteo di Roma che, una volta giunto alla piazza di arrivo si è diviso in due piazze, una di USB, l’altra con il resto delle sigle.

La seconda questione impossibile da tralasciare è data dell’assenza del grosso dei lavoratori delle grandi centrali sindacali, CGIL in primis, ancorate ad una burocrazia che ignora quando non osteggia apertamente scioperi e mobilitazioni. Lo sciopero delle sigle di base in alcune città, in particolare Firenze per la situazione della GKN, è riuscito ad attrarre limitati settori sindacalizzati con i confederali, ma in maniera molto contenuta. È evidente che senza un colpo di coda del sindacato più grande del paese sia difficile fare più di quello che si è visto oggi, altrettanto evidente è che se il segretario di questo sindacato, Landini, dopo un attacco fascista alla propria sede centrale preferisce fare foto con Draghi e indire una giornata di mobilitazione di sabato oscurando qualsiasi responsabilità dei partiti di governo e di Confindustria anche sull’agibilità ottenuta dall’estrema destra oltre che sulle bastonate ai lavoratori, difficilmente questa unità tra lavoratori e lavoratrici potrà svilupparsi meglio di come è stato finora.

Non resta che un’unica difficile strada da percorrere, continuare ad organizzarsi posto di lavoro per posto di lavoro, respingere il fronte padronale e provare a legare tra loro le vertenze in lotta approfondendo il legame, lo ripetiamo: precario, venutosi a creare tra le sigle di base sfidando le burocrazie ad allargare e generalizzare la lotta contro i padroni ed il proprio governo.