Persepolis: diventare donna tra l’Iran di Khomeini e l’Europa

Persepolis, tratto dall’omonima graphic novel firmata , come il film, da Marjane Satrapi, fu la “sopresa” del festival di Cannes 2007.

Tehéran 1978: Marjane, bimba allegra cresciuta con idolo come Bruce Lee, si ritrova, ad appena 9 anni, ad affrontare la spaventosa guerra civile voluta dall’Ayatollah Kohmeini per cacciare il corrotto governo dello Scià. Dopo aver assistito all’omicidio politico di suo zio e dopo aver capito quale sarebbe stato il destino dell’Iran (la teocrazia), i genitori di Marjane, decidono di farla studiare in Europa, credendolo un continente più libero. Tuttavia, l’adolescenza “europea” della piccola Marjane sarà caratterizzata da razzismo, la difficoltà nell’accettare il proprio background culturale, il tutto unito ai classici problemi adolescenziali.

Persepolis, nonostante lo stile grafico tipico del “cartone animato”, non è un film per bambini. Non è nemmeno un film di formazione (nonostante le vicende narrate seguano la protagonista dai 9 ai 21 anni di età. È un film politico, storico, umano. Un film che mostra due società (quella iraniana e quella europea) a cavallo tra le due guerre iraniane. È il film anche di un popolo, ovviamente con un occhio di riguardo per il genere femminile. Nonostante la guerra, la cultura europea, entra a far parte della vita dei giovani iraniani (divertente e stimolante la sequenza in cui la protagonista cerca di acquistare un CD degli Iron Maiden e si comporta come se dovesse comprare della droga).

Così, la generazione cresciuta a cavallo tra le due guerre si ritrova, come Marjane, divisa a metà. Una parte che vuole incarnare ed abbracciare la cultura iraniana e una seconda parte che ammira, e vuole per sè, quella tanto agognata “libertà” che pare essere solamente europea. Infatti, rientrata dall’Europa, Marjane si ritroverà ad essere più volte il centro delle attenzioni delle sue colleghe universitarie, incuriosite dall’esperienza europea della protagonista, la quale, a sua volta, non sembra mai esaltarla. Qui vien fuori il perno centrale dell’intera pellicola: due culture post belliche, una iraniana non più filo-occidentale ed una europea sempre più fredda ed altrettanto crudele per la sua stessa indifferenza. Nessuno dei due continenti è il vincitore.

 

Sabrina Monno

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