IKEA nel resto del mondo è spesso associata all’idea di un capitalismo “buono”, dal volto gentile e alla portata di tutti. In un Paese come la Svezia, data la diffusione massiva e capillare dei suoi prodotti, si ha quasi l’impressione che sia parte integrante dello Stato. Ma ovviamente così non è. Anzi, volendo conservare il binomio Stato-aziende, sarebbe più corretto affermare che è lo Stato ad essere parte integrante di Ikea (nel senso che, per sua costituzione, deve innanzitutto preoccuparsi di tutelare i suoi interessi di profitto). Dopo il caso dell’operaio licenziato a Bari per cinque minuti in più di pausa (Cinque minuti che ti costano il lavoro), oggi ritorniamo a scrivere di ciò che si nasconde dietro le pareti colorate e i componibili mobili minimal “stilosi”. Come riportato dal sito della BBC, la società IKEA è stata accusata dalla Commissione Europea di essere stata fiscalmente avvantaggiata dall’Olanda. In questo senso, la commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha dichiarato che tutte le imprese “grandi o piccole, multinazionali o meno, dovrebbero pagare la loro giusta quota di tasse”. Come dire, nel gioco sporco del capitalismo è importante che tutti rispettino le regole. E quando queste sono violate fingiamo di scandalizzarci, perché è ingiusto nei confronti delle aziende più piccole, perché la concorrenza, la competizione e la guerra economica è normale e bellissima ma deve essere leale:  “Secondo la legislazione dell’UE, gli Stati membri non possono concedere vantaggi fiscali selettivi ai gruppi multinazionali che non sono disponibili per altre imprese. […] La Commissione teme che due sentenze fiscali [olandesi] possano aver dato a Ikea un vantaggio ingiusto rispetto ad altre società” ha affermato la Vestager.

Più nel dettaglio la Commissione afferma che nel 2006 un provvedimento fiscale olandese ha consentito a Ikea di pagare un canone annuale “significativo” ad un’altra filiale Ikea in Lussemburgo, spostando in tal modo le entrate in una giurisdizione in cui non era soggetta a tassazione. Successivamente, quando nel 2011 il regime fiscale del Lussemburgo è stato dichiarato illegale, Ikea ha provveduto a stabilire un nuovo accordo con i Paesi Bassi.

La BBC aggiunge che questa sarebbe “L’ultima di una serie di mosse da parte dell’autorità garante della concorrenza dell’UE in materia di accordi fiscali tra paesi dell’UE e multinazionali.”

Un portavoce IKEA risponde alle accuse affermando che secondo loro tutto si è svolto secondo le regole UE.