Il corteo nazionale contro le politiche repressive e razziste tenutosi sabato a Roma ha segnato un’importante data di mobilitazione politica contro il governo Conte, contro il piano di repressione e razzismo di Stato portato avanti dalla Lega di Salvini, contro le prese in giro del M5S di Di Maio che in tutto e per tutto sostiene una politica al servizio degli stessi capitalisti che attaccano ferocemente i lavoratori e i diritti da loro conquistati.

All’interno del percorso lanciato per la costruzione di un fronte di lotta anticapitalista, la mobilitazione di sabato ha visto scendere in piazza migliaia e migliaia di persone (15.000 presenze secondo il SI Cobas), con una presenza massiccia dei lavoratori del sindacato SI Cobas – perlopiù immigrati lavoratori della logistica, che soffrono in prima persona non uno ma tutti gli attacchi del governo -, di studenti medi che devono affrontare l’alternanza scuola-lavoro, del movimento di lotta per la casa di Roma, di alcune comunità di immigrati e dei rom di Messina.

Un sicuro passo in avanti rispetto alla manifestazione dello scorso 24 febbraio, la quale pure avevamo promosso con convinzione, non solo per il carattere politico e la partecipazione più ampi e variegati, ma anche per la presa di posizione netta e senza sfumature o atteggiamenti “tattici”, opportunisti, rispetto al nuovo governo e soprattutto rispetto alla sua componente “né di destra né di sinistra” grillina, che tanta parte della popolazione povera è riuscita a incantare con promesse e discorsi politici apparentemente democratici e progressivi. Una presa di posizione netta, che ancora manca nella grande maggioranza persino del movimento operaio, che è il frutto naturale delle prese di posizione rigorosamente dalla parte della classe lavoratrice, anticapitaliste e internazionaliste assunte dalle assemblee e dal dibattito animati dagli attori di questo corteo negli ultimi mesi. Un internazionalismo, quello che si è rivendicato, che abbia la sua pratica nel collegamento degli sfruttati di tutti i paesi nelle loro lotte, e il suo obiettivo nell’unità politica degli sfruttati al fine non di riformare ma di cambiare il sistema economico e politico mondiale, di porre termine alla dittatura di industriali e banchieri. Un internazionalismo che ha trovato il riscontro di compagni venuti a portare la loro solidarietà militante da Germania, Francia e Gran Bretagna.

Il corteo ha rilanciato la giornata precedente di sciopero generale indetto dal sindacalismo di base che ha ottenuto buoni risultati specialmente nella logistica, ma con punte d’adesione anche tra i lavoratori del trasporti e tra gli impiegati pubblici, specie tra gli insegnanti: due giornate di lotta che, su piani diversi, hanno dato un segnale minoritario ma concreto di opposizione attiva al governo e alle politiche antioperaie che promuove, in un quadro dove la mobilitazione sociale procede per comparti ristretti e isolati e, specie nelle sue manifestazioni più ampie, non si è assolutamente ancora smarcata a tutto campo da tutti i partiti presenti in parlamento, da tutti i partiti della governabilità di questo regime politico, a partire dal partito che ha incarnato per un decennio il riferimento centrale di industriali e banchieri in Italia, il PD.

Per quanto limitato possa essere il successo di questa giornata rispetto alle forze che la lotta da proseguire richiede, essa sicuramente non ha lasciato indifferente la classe dominante che, tramite il suo apparato mediatico, si è premurata di oscurare questo grande evento a favore della provocazione che pochi fascisti volevano mettere in atto nel quartiere romano di San Lorenzo a seguito della morte violenta della giovanissima Desirée.

La lotta contro i padroni sotto il nuovo governo è appena iniziata: ora sta a lavoratori, donne, immigrati, giovani continuarla, unirla e radicalizzarla!