Eravamo a San Francesco a Ripa, all’inizio erano in due, hanno iniziato a insultarci  e in pochi minuti da 2 sono diventati 4 e dopo una decina, non siamo riusciti né a scappare né a difenderci, non ci hanno lasciato liberi nemmeno di andare via. È stato un assalto pieno di violenza, con insulti, botte, bottigliate e testate, che non riusciamo a comprendere, noi non abbiamo nemmeno risposto alle loro provocazioni. Io non ho acconsentito a togliere la maglietta e la conseguenza è stata una testata sul naso, che domani devo operare d’urgenza.

Questa è la dichiarazione di David Habib, uno dei 4 ragazzi ventenni aggrediti durante la notte tra il 15 e il 16 giugno da una decina di individui di circa trent’anni all’urlo di “hai la maglietta del Cinema America, sei antifascista, levati subito sta maglietta, te ne devi andare via da qua”. I quattro aggrediti avevano passato parte della serata in piazza San Cosimato per seguire le proiezioni del Cinema America. Il ragazzo, ricoverato d’urgenza e operato al Fatebenefratelli per fattura scomposta alla piramide nasale, ha fatto sapere che sporgerà denuncia non appena dimesso.

È solo l’ultimo di una lunga serie di episodi di violenza contro immigrati e antifascisti. Secondo i dati raccolti dal collettivo bolognese Infoantifa Ecn, che ha realizzato una mappa virtuale in cui si registrano le aggressioni fasciste sul territorio italiano, dal 2008 si registra un aumento di questi episodi di violenza, con un’impennata proprio nel 2018. Si tratta di un dato non scontato, poiché se da un lato negli ultimi anni la Lega, partito manifestamente xenofobo e reazionario, ha visto un’ascesa non facilmente prevedibile dieci anni fa, dall’altro proprio quest’ascesa ha marginalizzato, per lo meno a livello elettorale, proprio quelle organizzazioni fasciste alle quali si attribuisce una parte considerevole delle aggressioni, cioè Casa Pound e Forza Nuova.

La Lega, insomma, ha risucchiato parte del piccolo serbatoio elettorale di queste organizzazioni ma questo non basta a farne un partito fascista. Ad oggi mancano infatti le condizioni storiche che rendono necessario, per la borghesia, il ricorso ad un regime fascista. Questo accadde, storicamente, in momenti e in paesi in cui si assisteva ad una forte ascesa del movimento operaio e delle sue organizzazioni. Non dobbiamo dimenticare che il fascismo non è la situazione ottimale per la borghesia e che esso storicamente ha in genere preluso alla restaurazione di assetti istituzionali democratico-borghesi, in cui si ottiene di più in termini di valorizzazione del capitale.

Le stesse aggressioni fasciste sono un fenomeno episodico per quanto in crescita: la stretta repressiva su organizzazioni politiche e sindacali degli ultimi anni è stata condotta per lo più da forze dell’ordine e istituzioni. Tali aggressioni testimoniano piuttosto una sempre minore ostilità dell’opinione collettiva verso le pratiche xenofobe, le retoriche nazionalistiche, l’autoritarismo, il trogloditismo politico e le esternazioni più violente. Tutelati dalle istituzioni, ramificati nell’economia e nella malavita, i fascisti contribuiscono attivamente a spezzare il fronte del malcontento sociale e a farlo sfogare verso i bersagli sbagliati. Le organizzazioni fasciste oggi, sempre più tollerate, si ritagliano un ruolo più conservativo che eversivo e proprio in questo sta il grosso della loro pericolosità sociale.

È per questo che il mero antifascismo d’opinione delle sinistre borghesi, piccolo borghesi e movimentiste si rivela spesso impotente e ripiega sulla sterile celebrazione un’élite umana e istruita contro le masse grette e ignoranti. Il fascismo attende una confutazione de facto e l’antifascismo deve ripartire dal cuore pulsante della società, dai posti di lavoro e dalle lotte che vi hanno luogo. Quello è il terreno privilegiato dove le masse possono fare esperienza di nuovi valori e dove donne, immigrati, omosessuali, trans e altri soggetti oppressi possono scrollarsi di dosso il ruolo di vittime a cui la società borghese vorrebbe ridurli e mostrarsi forza propulsiva del rinnovamento della società.

 

Miriam e Bauschan