Al 20 agosto, l’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale (INPE) ha registrato un totale di 72.843 incendi in Brasile, con un aumento di oltre l’80% rispetto allo stesso periodo del 2018. Ambientalisti e popolazioni indigene puntano il dito contro Bolsonaro, che da quando è salito al potere ha scommesso sullo sviluppo dell’industria mineraria e dell’allevamento del bestiame in Amazzonia.


Le foreste pluviali dell’Amazzonia brasiliana stanno bruciando alla massima velocità da quando l’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale (INPE) del paese ha iniziato a monitorarle nel 2013. Al 20 agosto, l’INPE ha registrato un totale di 72.843 incendi in Brasile, con un aumento di oltre l’80% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Più di due terzi dell’Amazzonia si trova in Brasile e i gruppi ambientalisti accusano il governo del presidente Jair Bolsonaro per la sua politica di apertura delle aree protette che ha portato ad un aumento della deforestazione. Solo poche settimane fa, il capo dell’INPE è stato licenziato dopo una discussione con Bolsonaro sui dati relativi alla perdita di foreste.

“Questi roghi hanno tutti cause riconducibili al’uomo, alcuni con scopo e altri accidentali, ma sempre per azione umana. Perché ci sia un fuoco naturale, c’è bisogno di fulmini, ma in tutta questa regione centrale del Brasile e dell’Amazzonia meridionale, c’è una siccità molto prolungata, ci sono luoghi con quasi tre mesi senza una goccia d’acqua”, ha spiegato Alberto Setzer, un ricercatore del Fire Program dell’INPE.

L’iINPE ha detto che da giovedì della scorsa settimana, immagini satellitari rilevato 9.507 nuovi incendi boschivi, soprattutto nel bacino amazzonico, il quale produce il 20% dell’ossigeno nell’atmosfera terrestre. Un ecosistema essenziale negli attuali sforzi per contenere il riscaldamento globale.

 

Bolsonaro: Le ONG sono responsabili degli incendi

Di fronte a questa crisi che sta già avendo un’ampia eco nei social network sotto l’hashtag #PrayForAmazonia, il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, questo mercoledì ha accusato le organizzazioni non governative di causare incendi in Amazzonia, di “provocare l’esecutivo”, ritirando i loro fondi.

“Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare un’escalation. Abbiamo ritirato i fondiONG, il 40% [dei fondi per l’Amazzonia] andava alle ONG. Non li hanno più. Ora queste persone sentono la mancanza di denaro”, Bolsonaro ha detto alla stampa quando ha lasciato il Palazzo Alvorada a Brasilia.

L’estremista di destra ha spiegato che sembra che gli incendi siano destinati a inviare messaggi all’estero perché si sono verificati in “luoghi strategici dell’Amazzonia”.

Nel frattempo, la città di San Paolo ha registrato un fenomeno preoccupante: alle 15 il cielo era già crepuscolare; l’insolito fenomeno ha sconcertato dagli specialisti che lo collegano all’effetto dell’incendio doloso.

Francisco Vilela, meteorologo dell’Istituto Nazionale di Meteorologia del Brasile, ha detto alla catena Globo che “il materiale particellare è prodotto dal fumo degli incendi selvaggi” in Bolivia, Paraguay e negli stati del Mato Grosso e del Mato Grosso do Sul, in combinazione con il ‘fronte del freddo’.

Da quando è salito al potere, Jair Bolsonaro ha proposto un cambiamento radicale nella politica ambientale, che include la difesa dello sfruttamento della foresta pluviale, la legalizzazione dell’estrazione mineraria nelle riserve indigene e la riduzione del controllo delle aree protette: è Bolsonaro, impotente di fronte agli incendi, ad aver creato le premesse di questa catastrofe ambientale.

 

Axomalli Villanueva

Traduzione da La Izquierda Diario