Ieri sera alle 23.30 circa il presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha annunciato un piano di chiusura delle attività economiche “non essenziali”, lasciando però un margine di allargamento arbitrario del concetto di “essenzialità” che potrebbe ricadere in particolare sul settore della logistica, garantendo una certa attività produttiva e di trasporto delle merci aldilà di quelle prioritarie per affrontare la crisi del Coronavirus, senza alcun piano serio di riconversione di settori industriali per produrre e distribuire tutto ciò che serve per fermare il contagio.

Pubblichiamo, per approfondire il dibattito tra lavoratori e a sinistra su questa nuova fase della gestione della crisi, un contributo di Rosario, compagno del SI Cobas di Roma.


Il presidente Conte nel suo discorso alla nazione si arrende alla drammatica evidenza dei fatti e dichiara finalmente la chiusura di tutte le attività non essenziali. L’ulteriore passo fatto arriva nel giorno che ha segnato il maggior incremento di decessi dall’inizio dell’emergenza (793).

È la crisi più difficile che il paese sta vivendo dal secondo dopoguerra”, ha esordito il Presidente del Consiglio Conte, parlando in diretta Facebook (annunciata alle 22,45 e slittata alle 23,25). E l’annuncio tanto atteso dai lavoratori arriva: “Abbiamo deciso di chiudere in tutta Italia ogni attività produttiva che non sia cruciale, indispensabile, a garantirci beni e servizi essenziali”.

Spulciando le anticipazioni date dall’articolo de il Sole 24 di ieri si scopre che viene stilata una lista con il dettaglio delle filiere produttive delle attività dei servizi di pubblica utilità necessarie – dice il Presidente – in questa fase di emergenza. E scopro che restano aperte quattro macro-aree: logistica e trasporti, farmaci e sanità, energia e agroindustria, servizi bancari, postali e finanziari.

Uno si potrebbe chiedere: cavolo gli operai della logistica immagazzinano, lavorano e trasportano beni importantissimi e strategici per garantirci beni e servizi di prima necessità in questa fase di emergenza! Prodotti farmaceutici e sanitari e beni alimentari di prima necessità!

Una tale convinzione potrebbe essere suffragata anche dal fatto che prima che il Presidente del Consiglio parlasse, nella stessa giornata di ieri, nel pomeriggio, il Viminale diramava delle disposizioni ai Prefetti in modo che essi si adoperassero per garantire il regolare svolgimento del lavoro nel settore della Logistica, in quanto, a seguito di stati di agitazione e di astensione dal lavoro da parte degli operai per lo più del SI Cobas, gli imprenditori hanno segnalato che si sta determinando una situazione di rallentamento nella consegna di prodotti di indispensabile utilizzo quali farmaci, mascherine, camici, e materiali di supporto all’attività medica.

E uno potrebbe pensare questi sono gli imprenditori e il paese di cui vado orgoglioso. E gli operai questa volta stanno sbagliando.

Poi si scopre che le posizioni del sindacato operaio SI Cobas (non quello dei signorotti di CGIL-CISL-UIL totalmente corrotti dalle frequentazioni altolocate) erano abbastanza chiare e sacrosante: gli operai non sono carne da macello e non devono lavorare per merci non necessarie, mettendo a rischio la propria salute, quella dei propri familiari e dell’intera collettività. Per i beni di prima necessità quali generi sanitari e alimentari i lavoratori si erano resi disponibili a lavorare, purché nelle condizioni di sicurezza e difesa della salute previste dal protocollo – distanze, mascherine sanificazione degli ambienti tutte cose quasi mai garantite!!!

Ma che merci stanno in questi misteriosi magazzini della logistica? Gli operai lo sanno benissimo e sanno che gli imprenditori hanno mentito spudoratamente!

Infatti per il 10/15% sono prodotti essenziali per la sanità e beni alimentari, per l’85%/90% dei casi sono prodotti non essenziali, tipici degli acquisti online, prodotti per lo sport, abbigliamento, cuffie, cd, cosmetici, etc.

GLI IMPRENDITORI DELLA LOGISTICA MENTONO!

Mi auguro che lo Stato nelle prerogative conferite ai prefetti questa volta non rompa il cazzo agli operai ma imponga agli imprenditori di bloccare la movimentazione di merci non essenziali e di bloccare gli acquisti online e le altre forniture per questa robaccia inutile in questa drammatica situazione di crisi gravissima e di minaccia della salute pubblica.

Solo assicurando agli operai, in condizioni di sicurezza per la salute, di lavorare esclusivamente sui pacchi contenenti prodotti effettivamente essenziali per la collettività, si favorisce il distanziamento sociale necessario e si riduce ulteriormente il rischio sanitario.

Voglio proprio vedere gli imprenditori se saranno disposti a far lavorare tutti i loro operai solo sul 15% essenziale delle merci in magazzino. Vedremo se saranno così prodighi per la collettività e la salute pubblica.

E che questo Governo si assuma le sue responsabilità e non prenda impegni generici che poi vengono disattesi dagli imprenditori lasciando il cerino in mano ai lavoratori.

Gli operai devono continuare a farsi sentire, perché solo facendo pressione e lottando, come fino ad ora hanno fatto grazie al SI Cobas, denunciando le cose come effettivamente stanno, smascherando le mascalzonate degli imprenditori del settore, che il Governo potrà fare ulteriori passi.

Rosario Zanni, militante SI Cobas Roma