L’Italia, a causa dalla pandemia in corso, sta vivendo una grave emergenza sanitaria, ma non meno importante e drammatica è l’emergenza economica con cui si deve, e si dovrà, confrontare.

Uno dei settori che già sono in grave affanno è sicuramente quello agricolo, essenziale per il Paese. Non è bastato aver prorogato automaticamente fino al 15 giugno i permessi di soggiorno dei lavoratori extracomunitari: all’appello mancano oltre 300.000 lavoratori agricoli stagionali, in gran parte dei Paesi dell’est Europa, di cui 107.000 della Romania, che non hanno potuto raggiungere l’Italia.

Appena la Commissione Europea ha dato il via libera ai “corridoi verdi” per la libera circolazione dei lavoratori agricoli al pari di quelli sanitari, la Ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova ha dichiarato di essersi messa in contatto con i Paesi da cui provengono e che “è necessario individuare soluzioni condivise paese per paese”.

Il 6 aprile ha avuto luogo un incontro della ministra Bellanova con l’Ambasciatore della Romania in Italia, George Bologan, nel corso del quale la ministra ha garantito massima tutela sanitaria e sicurezza lavorativa per i lavoratori romeni e ha annunciato l’attivazione di associazioni di categoria per facilitare l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, nel rispetto della legalità e della dignità personale.

L’ambasciatore Bologan si è impegnato a portare queste istanze a “chi di dovere” ed ha intanto invitato la ministra Bellanova a “prendere in considerazione la forza lavoro romena già presente in Italia” sottolineando che “ci sono in tutta la penisola italiana molti cittadini romeni colpiti dalle restrizioni economiche nel contesto della pandemia”. Non può non colpire in effetti che l’Italia, in una situazione di disoccupazione e sotto occupazione devastanti e significativamente aggravate dalla crisi sanitaria, debba darsi a questa ricerca convulsa di manodopera straniera.

Le trattative sono dunque iniziate, ma non è stato ancora siglato nessun protocollo d’intesa. Più rapida è stata invece la Germania che, come tutti i Paesi dell’Europa occidentale, subisce la carenza di manodopera agricola per un totale stimato di 300.000 lavoratori. Appena c’è stato l’OK per i corridoi verdi, il Governo tedesco ha siglato 3 protocolli d’intesa con Polonia, Bulgaria e Ucraina per un totale di 80.000 lavoratori in 2 tranche, 40.000 ad aprile e 40.000 a maggio.

Da questa realtà emerge chiaramente come sia stato necessario lo scoppio di una pandemia perché si ammettesse che i lavoratori provenienti dai Paesi dell’Europa dell’est, ma anche di tutti quelli provenienti dall’Africa e dall’Asia con e senza permesso di soggiorno, sono cruciali non soltanto nell’agricoltura ma anche in molti altri settori indispensabili dell’economia italiana. È evidente che parliamo di lavoratori quasi sempre sottopagati e iper-sfruttati, visto che il Governo è costretto ad una disperata lotta con il tempo per farli tornare al loro posto, dal momento che non hanno ricevuto risposta agli appelli fatti ai lavoratori italiani. Stando ai fatti insomma i lavoratori stranieri, più che rubare il pane agli italiani, il pane glielo mettono in tavola.

Emerge anche dalle trattative con la Romania come sia stato necessario garantire ai lavoratori stagionali sicurezza, legalità e misure che preservino la loro salute e dignità. Questo corrisponde ad un’ammissione di quanto queste elementari misure, che dovrebbero spettare di diritto a tutti i lavoratori, non siano state fino ad ora rispettate.

A questo stato di cose non si può rispondere attendendo semplicemente una risposta dalle istituzioni borghesi, che magari mitigheranno la situazione con misure eccezionali per poi riprendersi le concessioni fatte con gli interessi. Quello che serve è una risposta di classe, forte della strategicità irrinunciabile di questi lavoratori all’interno dell’economia italiana, che strappi conquiste e guadagni posizione con la forza che solo i lavoratori organizzati possono avere. Questo, ovviamente, non può riguardare i soli lavoratori dei paesi firmatari dei protocolli, ma deve estendersi a tutta la manodopera straniera iper-sfruttata e senza diritti.

Rivendichiamo inoltre la cancellazione delle leggi contro l’immigrazione di Minniti e di Salvini ed il pieno riconoscimento dei diritti civili e politici a tutti gli immigrati.

 

 

Miriam Greco