La classe dominante ha rivolto i propri grandi apparati mediatici verso una logica mistica che distorce il dibattito scientifico legato alla crisi pandemica ed è funzionale a schiacciare ancora di più i lavoratori.


Il “contraddittorio” neoliberale sulla pandemia che degrada la scienza

In questo periodo di quarantena obbligata una buona fetta della popolazione è bombardata da notizie, talk-shows e giornali che fanno il punto, generano numeri e statistiche sulla pandemia covid-19.

All’interno di questo spettacolo straziante c’è tuttavia la centralità di tutte le sovrastrutture del sistema capitalistico che, in nome del profitto, cercano in tutti i modi di far filtrare la realtà dei fatti in un misticismo logico senza eguali. Un meccanismo di ragionamento ideologico che parte dagli obiettivi di lotta ideologica dei padroni per poi trasformarsi in realtà. Tutto è logico secondo regole ben definite. Quelle regole che oggi sono definite dal mercato, ma che trovano realizzazione in una triste realtà, generando quella condizione umana senza possibilità di progresso, senza un futuro davanti a sé, che va rimpiazzato con un futuro roseo fatto solo di discorsi rassicuranti o, meglio, narcotizzanti.

Sono quelle regole che secondo la Confindustria italiana – ma anche a livello europeo non si scherza – ruotano attorno al principio per cui il profitto viene prima della salute.

Nulla di nuovo, verrebbe da dire. Vero, se non fosse che, in questi ultimi giorni di spasmodica ricerca di verità e di notizia, enormi sforzi mediatici si spendono processando la scienza e, partendo dall’idea logica del profitto, la si schiaccia a scontro tra “esperti”, ma anche tra “tuttologi” improvvisati, che si lanciano contro certezze mistiche, sulle quali non è dato tenere un dibattito scientifico basato sull’oggettività, sui dati a disposizione, adottando l’accortezza di non proclamare nuove “grandi verità” sulla pandemia di cui in realtà non si ha conferma.

L’idea processa la logica, il discorso metafisico confuta l’esperienza e quindi la realtà.

È lo spettacolo indecoroso a cui si è assistito, per citarne solo l’ultima, in una delle tante trasmissioni della TV italiana, nella quale due giornalisti, seppur con approccio diverso, avventavano e azzannavano un medico poiché affermava che non si poteva riaprire tutto e subito.

Forse, anche qui, nulla di nuovo. Tuttavia, quello che è interessante analizzare e sottolineare è che la trasmissione stessa sembrava invece un dibattito con contraddittorio. Ma questo “contraddittorio” consisteva solamente nella tempesta di colpi nemici e “amici” inflitti al povero medico.

Un formato di “contraddittorio” che parte dal dogma per cui il dibattito è concesso dentro un quadro ideologico neoliberista che non mette in discussione il profitto in sé, ma ne rende il concetto più dolce – criticabile, ma entro i limiti.

Quel contraddittorio disumano, che da una parte sembra dare spazio alla critica al sistema produttivo, ma che dall’altra cerca sempre, con difficoltà, di mascherare il suo carattere profondamente di parte per plasmare meglio le menti del grande pubblico.

 

Opponiamo la dialettica materialista alla mistica su cui si basa l’egemonia dei capitalisti!

Un meccanismo che possiamo leggere a fondo e coscientemente tenendo a mente l’elaborazione di Antonio Gramsci sull’egemonia.

L’egemonia è dominio e consenso’: se il secondo crolla, il primo deve correre ai ripari con ogni mezzo a disposizione, anche con la forza più spietata.

E allora, giù con le pubblicità che inneggiano allo ‘restare a casa’ senza se e senza ma, con tanto di video di come il virus si può propagare nell’aria.

E allora si fa l’esempio di un asintomatico (probabilmente disoccupato e magari con reddito di cittadinanza – quindi fancazzista e parassita della società secondo il “senso comune” imposto dall’alto) che esce di casa, prende il mezzo pubblico e infetta tutti.

Ma la domanda è: chi sono gli altri presenti su quel mezzo? Gli altri potrebbero essere “nullafacenti” come lui, oppure lavoratori che, costretti a recarsi nel posto di lavoro devono prendere per forza i mezzi pubblici.

Ma perché, i lavoratori non possono essere asintomatici? Certo che sì, ma non per Confindustria. O meglio: possono contagiare, possono avere massima libertà (di andare a farsi sfruttare), purché sposino l’idea logica del profitto e del sistema che lo sorregge. Un’idea che va sposata come dogma, cioè così come ci si presenta, senza giudicarla, anzi… guai a criticarla!

Ciò che, nonostante tutto, i capitalisti non possono evitare è che la critichino milioni di lavoratori che oggi si ritrovano a lavorare ammassati nelle fabbriche e nei magazzini. La criticano anche quelli che restano a casa e usufruiscono delle mancette al ribasso dello Stato o chi da casa continua la sua attività con lo ‘smart-working’ (per dirla alla Conte).

In questa fase, dove dominio e consenso mostrano qualche crepa dietro la “inscalfibile” parete dell’unità della nazione, si deve correre ai ripari. E allora, se non si può rafforzare ulteriormente il consenso dopo il pieno fatto da Conte a inizio crisi, si rafforza il dominio.

È in questo limbo che nascono i mostri e il capitale mostra tutti i suoi muscoli e li usa nel modo più subdolo.

Non c’è da meravigliarsi quindi se oggi, due giornalisti, che tanto si sbracciano a favore della ‘competenza’ all’interno del sistema informativo, prendono a schiaffi la scienza in nome di un’idea (il)logica chiamata capitale. Che fare contro di essa?

Se gli stessi “esperti” del capitale si ritrovano spesso a dover dire che “Marx aveva ragione” – come nel caso della recente crisi del prezzo del petrolio -, beh, prendiamoli in parola: Marx e il marxismo hanno sviluppato la dialettica storico-materialistica proprio per dare agli sfruttati e agli oppressi la miglior infrastruttura possibile per pensare e criticare il sistema di dominio di sfruttamento dei capitalisti, e dunque anche tutta la loro ideologia e il loro discorso mediatico. Rompere con la mistica e rilanciare la dialettica permetterà, aspettando quello per il Covid-19, di diffondere il vaccino contro la logica confindustriale e l’idea che i loro profitti valgano più delle nostre vite.

 

Mat Faruq