Nella notte tra il 12 e il 13 maggio, la polizia di Bologna ha eseguito, nell’ambito della cosiddetta “Operazione Ritrovo”, l’arresto di otto compagni anarchici appartenenti allo spazio culturale “Tribolo”, luogo di ritrovo per moltissimi e moltissime, sede di una libreria autogestita e di importanti iniziative politiche nel quartiere Bolognina. Il Tribolo stesso sarebbe stato perquisito da cima a fondo, in cerca di materiale compromettente per quella che sarebbe stata l’azione incendiaria contro ripetitori e cavi di emittenti televisive locali il 15 dicembre di due anni fa. L’accusa sarebbe di “atti violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico dello stato”. Riportati anche diversi raid a Milano e a Firenze, da cui però giungono notizie più scarse.

Queste accuse ovviamente rientrano in un piano di repressione che ha radici e motivazioni ben più profonde di quello che, nelle teste dei PM, dei Ros e di tutti i coinvolti: l’idea, con l’accusa di “promuovere un’associazione terroristico-eversiva […]”, di andare a colpire prima gli anarchici per poter implementare sempre più provvedimenti contro l’organizzazione del dissenso allo strapotere di Stato Borghese e istituzioni finanziarie ad esso complementari, è vecchia come il tempo. Si parla della “diffusione di materiale istigatori al compimento di azioni riconducibili ad una generale ‘campagna anti-stato’ “, ma ancora non si spiega cosa sarebbe stato esattamente requisito, o quale sarebbe questo cosiddetto “materiale istigatore”, per il quale sarebbe stato necessario un blitz contro il Tribolo e i compagni che lo animano. Secondo queste vuote parole, anche un testo di Enrico Malatesta o di Emma Goldman potrebbe costituire un oltraggio all’ordine liberal-democratico passibile di condanna penale. Ancora una volta, ci dobbiamo schierare con forza a difesa e a tutela dei compagni, pur con tutte le possibili divergenze che possano emergere in merito a tattica, strategia e teoria, che si trovino a dover fronteggiare la violenza statale.

Inutile menzionare il patetico circo mediatico che ha seguito questa operazione. Repubblica, nella figura di Giuseppe Baldessarro, parla di come due dei compagni “facessero gli anarchici e attaccassero lo stato, pur percependo il reddito di cittadinanza”. Questo tipo di accuse è così patetico da potersi, teoricamente, commentare da solo. Purtroppo, poco spesso ultimamente ci si concede, data la serietà materiale della situazione, di andare a sottolineare come questi mezzi d’informazione, spesso posti all’opposto diametrale di quelle pagine social o quei profili legati alle “fake news”, siano schierati e aderenti a narrazioni di tutela dello status quo dall’alba dei tempi. Con una data, come quella dell’undici maggio, così significativa per il movimento operaio e studentesco, sembra tutte le volte di andare a risentire quegli echi terrificanti con cui la stampa “ufficiale” accompagnò la morte del compagno Giuseppe Impastato, di Democrazia Proletaria, salvo poi anni improvvisamente rimpiangere quegli anni e le “manovre oscure” dello stato borghese. La stampa dei padroni è complice di chi reprime!

Ripubblichiamo e rilanciamo il comunicato della Rete Bolognese di Iniziativa Anticarceraria, con la quale i compagni del Tribolo, dopo anni di collaborazione sul tema del carcere e delle condizioni che vivono i detenuti all’interno del sistema, avevano partecipato a una serie di iniziative nell’ambito della crisi del Covid, in solidarietà ai detenuti del carcere della Dozza che si erano ribellati e avevano organizzato una sommossa per chiedere amnistia e indulto.


COMPLICI E SOLIDALI CON I COMPAGNX ARRESTATX!

Dopo diverse ore, si è avuta qualche notizia un po’ più precisa sull’operazione “Ritrovo” a Bologna, coordinata dai Ros. I compagni arrestati sono 7: Elena, Leo, Zipeppe, Stefi, Nicole, Guido e Duccio.
Sotto i loro nomi e indirizzi di destinazione delle carceri in cui li stanno portando.

A 5 compagne/i (Martino, Otta, Angelo, Emma e Tommi) è stato dato l’obbligo di dimora a Bologna con obbligo di firma quotidiana.

L’accusa di 270bis è per chi ha la misura cautelare in carcere. Gli altri reati contestati sono poi 414cp, 639, 635 e a una sola persona incendio (423cp), aggravati dalla finalità eversiva.

LIBERTÀ SUBITO PER I COMPAGNX!

Indirizzi a cui scrivere lettere e telegrammi

Elena Riva e Nicole Savoia: Str. Delle Novate, 65, 29122, Piacenza.  Duccio Cenni e Guido Paoletti: Via Arginone, 327, 44122, Ferrara. Giuseppe Caprioli e Leonardo Neri: Strada San Michele 50/A, 15121, Alessandria. Stefania Carolei: Via Gravellona, 240, 27029, Vigevano, PV.