Come sempre, questa società riesce a mostrare il suo carattere reazionario proprio nei momenti peggiori della vita delle masse che opprime.
Grazie alla crisi sanitaria che ha sconvolto gli equilibri precari preesistenti, in Italia stiamo assistendo sempre più ad una forte virata in senso padronale dell’agenda politica governativa.
Se prima venivano millantate riforme “di massa”, con aiuti economici ai lavoratori ed alle masse ridotte in miseria, oggi la situazione è ben differente.

Il lupo ha mantenuto solo il suo vizietto: gli inganni di massa hanno favorito una ripresa della popolarità del governo Conte ma non per favorire l’ascesa di un periodo di riforme, come quella del reddito di quarantena di cui si parlava durante le settimane iniziali della pandemia. Quelle parole populistiche, lanciate a reti unificate e a mezzo social, si sono dimostrate, invece, utili soltanto a tenere a bada chi, ancora tutt’oggi, aspetta gli arretrati della cassa integrazione, i buoni pasto, i bonus “una tantum” alla sanità etc…

Ad oggi, chi ha beneficiato dell’aumento della popolarità del governo è soltanto la Confindustria e chi rappresenta: il governo Conte ha rappresentato un buon braccio destro in una fase in cui le escalation sociali erano sul punto della ripresa; un “buon partito” per rilanciare una nuova fase di indebitamento pubblico e di finanziamenti statali ai privati (aziende nazionali e multinazionali, banche etc…).

Pacchetti di finanziarie da centinaia di miliardi di euro, questo è il peso economico che uno stato in crisi sanitaria (che ammette di aver distrutto la sanità pubblica) ha regalato ai miliardari italiani (e non).
A livello politico, poi, l’azzardo dell’apertura delle fabbriche e la ripresa della produzione in quei territori del “nord industria del paese” tanto colpiti dalla pandemia, ha rappresentato il posizionamento definitivo e chiaro di chi nonostante i morti pensa ai profitti ed alle regalie agli industriali.

Se questo non è abbastanza, a livello locale e regionale abbiamo assistito agli ennesimi regali verso chi ha contribuito all’affossamento della sanità pubblica: tutte le varie cliniche private, ospedali, RSA, case di riposo etc…, hanno beneficiato non solo dell’aiuto della sanità pubblica che, attraverso le ASL, si è fatta carico dei costi di questi plessi ma anche utilizzato l’aiuto del SSN per alimentare la precarietà dei lavoratori e dei professionisti della sanità stessa: le ASL hanno rilevato la gestione delle strutture (manco lontanamente pensato all’esproprio!) per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria, appaltando la gestione del personale ad aziende private, interinali, coopertative etc…, che hanno, a loro volta, assunto personale sanitario a tempo determinato. Tutto ciò in barba alle condizioni critiche in cui versa la sanità italiana, in barba alla carenza di personale, una delle cause oggettive dell’affanno che abbiamo vissuto nell’affrontare il SARS-CoV-2.

Ma il problema non è il virus in sé.
Il problema è come il capitalismo italiano e mondiale abbiano gestito una delle conseguenze (prevedibili) del proprio operato: tra disboscamenti di aree vaste del pianeta, popolate proprio da tantissimi organismi e patogeni ed inquinamento generalizzato di altrettante aree con effetti quasi irreversibili, l’esposizione della popolazione povera ai patogeni in luoghi poco salubri risente poi soprattutto dell’indebolimento della sanità a livello mondiale.

Le prospettive di questa società sono a dir poco insane, abbiamo già affrontato le capacità distruttive del capitalismo nella gestione delle risorse, capacità che oggi abbiamo visto rispetto alla “gestione del materiale umano” nella sanità: migliaia di professionisti sanitari abilitati a spasso in un paese dove l’organico ridimensionato (dopo i milioni di euro di tagli continuativi degli ultimi anni)  ha contributo allo sfacelo più totale del diritto ad una sanità garantita per tutti, frutto delle vittorie del movimento operaio.

Nel 1978 fu concesso il Sistema Sanitario Nazionale, pubblico e gratuito per tutti, ma questa “concessione” non rientrava tra le previsioni del governo dell’epoca. La concessione fu una conquista del movimento dei lavoratori italiani che si inserirono in un piano internazionale di mobilitazioni e lotta armata, decennale, in cui pochi anni prima fu promulgato lo Statuto dei Lavoratori (1970).

Ma tutte queste concessioni, inserendosi in un periodo estremamente caldo di mobilitazioni di massa con alla testa masse di operai e lavoratori, non furono frutto della benevolenza dello stato o del governo, così come i tagli, la regionalizzazione e l’aziendalizzazione della sanità non sono frutto della casualità: la storia non è quella del re, del parlamento o delle leggi promulgate; la storia è storia di lotta di classe, di fasi di ascesa del movimento dei lavoratori e della sua direzione che riescono a piegare il giunco capitalistico alle proprie esigenze, e quel giunco lo fa unicamente per non spezzarsi, per non perire.

Così come in fasi di reflusso delle masse in lotta, quegli stessi diritti conquistati vengono rimossi con leggi ordinarie di uno stato che con i diritti e le rivendicazioni di classe ha, evidentemente, poca affinità, ovviamente se si tratta delle masse povere, di lavoratori e lavoratrici.

L’affinità di questo sistema sta tutta dalla parte della sua stessa classe dominante. E se per questa classe l’accesso all’assistenza sanitaria gratuita e garantita è un problema di profitto e di investimento di capitali, chiara è l’impostazione di chi domina la famosa “democrazia” di cui tanto ci vengono a parlare.

Ritorniamo a rivendicare ciò che rappresenta realmente una garanzia democratica e generalizzata: se il virus ci può insegnare qualcosa, questa è la necessità di rafforzare il diritto alla salute, di garantirlo a tutti e di riaccentrarlo nelle mani dei lavoratori, come era stato concepito nel 1978.

L’abolizione della sanità regionalizzata ed aziendalizzata è il primo passo verso la salute collettiva ed il benessere a cui dobbiamo ambire, con la certezza che questa sarà solo un passo, ma non solo l’ennesimo soffio della lotta rivoluzionaria sul giunco.

Pretendiamo insieme il ritorno del SSN all’organizzazione in USL, al controllo dei lavoratori sul diritto di tutti alla salute.

Rivendichiamo le assunzioni dei professionisti della sanità senza alcun concorso, senza alcuno sbarramento (in itinere formativo o per l’abilitazione).

I professionisti della sanità non sono una merce usa e getta.
I professionisti della sanità sono la prima risorsa del movimento operaio internazionale.

Basta alle speculazioni, giù le mani dalla sanità!