Riportiamo in video e come testo l’intervento di Marcello Pablito, dirigente del Movimento Revolucionário de Trabalhadores (MRT) del Brasile, nello speciale #trotsky2020 dedicato all’attualità dell’idee del rivoluzionario russo Lev Trotsky, morto il 21 agosto 1940, 80 anni fa, ucciso dal sicario stalinista Ramon Mercader.

Marcello ci parla del legame profondo fra la teoria della rivoluzione permanente perfezionata da Trotsky e la possibilità storica, tramite la lotta di classe e la rivoluzione socialista mondiale, di eliminare una volta per tutte il razzismo e l’oppressione.



Trotsky ha detto che “i neri coscienti sono chiamati dallo sviluppo storico a diventare l’avanguardia della classe operaia”.

Negli Stati Uniti degli anni ’30, dove il divario razziale era ancora più profondo di oggi, Trotsky difendeva instancabilmente il sostegno incondizionato ai neri e alle loro richieste contro l’oppressione e lo sfruttamento. A differenza dello stalinismo, lo fece con la certezza che le donne e gli uomini neri sarebbero stati in prima linea nella rivoluzione socialista.

L’enorme furia nera che ha fatto tremare il cuore del capitalismo mondiale, ha messo in questione la polizia assassina, ha attraversato interi continenti e ha colpito qui in Brasile, il più grande paese nero al di fuori dell’Africa, oggi governato dall’estrema destra di Bolsonaro, subordinata a Trump. Ciò dimostra l’attualità della strategia rivoluzionaria e socialista, che non si limita a “dissolvere” le questioni razziali nelle determinazioni di classe, ma vede l’articolazione tra razza e classe come una delle più potenti riserve di energia liberatrice degli oppressi.

Nella sua Teoria della rivoluzione permanente, Trotsky ha generalizzato la grande lezione della rivoluzione russa del 1917, e delle rivoluzioni sconfitte come la rivoluzione cinese del ’27, che ha dimostrato che solo la classe operaia può guidare la lotta per le questioni democratiche. Ma la Rivoluzione permanente dice ancora di più, e va oltre: che è nel corso di un profondo processo rivoluzionario, che non si chiude ma inizia soltanto con la presa del potere, che la società può attraversare le intense trasformazioni nell’ambito dei costumi, della scienza e della cultura, fino a creare rapporti sociali del tutto nuovi, e da lì si possono estirpare una volta per tutte oppressioni come il razzismo, creato e perpetuato dal capitalismo.

In questo senso, è la chiave per la liberazione di tutta l’energia dei neri, repressa, sistematicamente oppressa dalla vile borghesia nazionale e dall’imperialismo. Da un governo operaio rivoluzionario, che è una trincea della rivoluzione mondiale, anche i neri nella loro lotta contro i resti dell’oppressione capitalista saranno in prima linea nella costruzione di una nuova società

La Teoria della Rivoluzione Permanente chiarisce anche che la rivoluzione socialista inizia a livello nazionale, ma può culminare solo quando il socialismo si stabilisce su scala globale, impedendo qualsiasi ritorno ai rapporti capitalistici di produzione.

Nessun paese raggiungerà il socialismo da solo, nemmeno i paesi avanzati, così come nessun popolo dovrebbe aspettare passivamente di iniziare la sua lotta per l’emancipazione sociale, anche nei paesi più arretrati dal punto di vista capitalistico.

Trotsky ha dedicato un enorme sforzo alla costruzione della Quarta Internazionale tra i settori più oppressi del proletariato e dei popoli in generale. E non è stato un caso che i trotskisti della Quarta Internazionale abbiano tradotto per la prima volta il Manifesto comunista nella lingua nativa del Sudafrica.

Da un paese complesso come il Brasile, di dimensioni continentali e a maggioranza nera e indigena, siamo pienamente consapevoli che tutti i popoli oppressi, in primo luogo i neri, hanno un mondo da conquistare appropriandosi dell’eredità rivoluzionaria di Trotsky.

Quando teorie come quelle dell’identitarismo liberale tentano ancora una volta di creare barriere artificiali, separando la lotta per la liberazione dei neri dalla lotta dei lavoratori come classe per l’emancipazione di tutta l’umanità, vediamo che le lezioni del marxismo rivoluzionario, e soprattutto di Trotsky, sono più che mai decisive.

Il rapporto tra la lotta nera, che per noi inizia come lotta per la vita stessa, e per la nostra cultura, e il compito storico di tutta la nostra classe al di là del colore della nostra pelle, è un “segreto custodito sotto sette chiavi” dai dirigenti riformisti e conciliatori, ed è al tempo stesso la prima verità più evidente della strategia rivoluzionaria, su un pianeta oggi unificato sotto il dominio del sistema capitalistico

Questa questione sintetizza l’enorme contributo di Trotsky al nostro compito, più che mai attuale, di seppellire una volta per tutte il capitalismo e il razzismo in tutto il mondo.