A Kenosha [Wisconsin], la sparatoria della polizia contro Jacob Blake e l’assassinio di due manifestanti da parte di un militante di estrema destra hanno rianimato e radicalizzato un movimento antirazzista senza precedenti che polarizza seriamente la popolazione a due mesi dalle elezioni presidenziali.


Quello nato a seguito dell’omicidio di George Floyd era già un movimento di portata storica per la sua ampiezza e potrebbe esserlo anche per la sua radicalità e la sua durata. A tre mesi dall’assassinio di questo padre di famiglia afroamericano continuano massicce le manifestazioni. Una mobilitazione di tale ampiezza da spingere il Washington Post a chiedersi come questo movimento abbia potuto diventare così diffuso e sostenuto, con il 69% della popolazione che ritiene che l’assassinio di Floyd sia l’espressione di un problema strutturale e non un caso isolato.

Il movimento gode da un lato di ampio sostegno, con prese di posizione come quelle di Mitt Romney o Mark Esper che indeboliscono la compattezza del Partito Repubblicano.

L’abolizione e il definanziamento della polizia restano d’altra parte le principali richieste della mobilitazione. Nel mezzo di una crisi economica e sanitaria senza precedenti, il 41% della popolazione è favorevole alla riduzione dei fondi per le forze di polizia a vantaggio del miglioramento dei servizi pubblici.

La figura simbolo del movimento resta quella del 47enne afroamericano Floyd, soffocato sotto il peso dell’agente Derek Chauvin, ma le vittime della repressione poliziesca durante le manifestazioni si sono moltiplicate nelle ultime settimane. L’ultima in ordine di tempo è Jacob Blake, colpito sette volte alla schiena davanti ai suoi figli mentre cercava di fermare una rissa per le strade di Kenosha. Un fatto drammatico che ha ridato al movimento quel carattere di rivolta che aveva nelle prime settimane. È stato incendiato un penitenziario cittadino e gli scontri con la polizia sono continuati per diverse notti.

Uno stato di rivolta in diverse grandi città del paese, che polarizza la popolazione a poche settimane dalle elezioni presidenziali. Trump, in gran parte indebolito e sostenitore di una strategia di “legge e ordine” di totale chiusura verso le rivendicazioni del movimento, si affida ora alle milizie di estrema destra per reprimere le manifestazioni spacciando la violenza di questi gruppi di destra per reazioni di difesa verso la violenza dei manifestanti. A Kenosha due manifestanti sono stati uccisi da un 17enne appartenente a queste milizie di estrema destra. Già a giugno, i manifestanti hanno denunciato la calorosa accoglienza riservata dal capo della polizia di Snohomish a una dozzina di uomini armati venuti ad affiancare la polizia per reprimere nel sangue le manifestazioni. Uno di essi esponeva persino la bandiera confederata [quella della fazione schiavista del Sud nella guerra civile americana di metà ‘800, ndt]. Lunedì scorso a Portland si è registrato un nuovo decesso dopo durissimi scontri tra miliziani e manifestanti.

Una repressione a due teste, polizia ed estrema destra, che finisce quindi per radicalizzare un movimento massiccio e che raccoglie numerosi sostenitori. Dopo gli eventi di Kenosha, sono stati i giocatori di basket della NBA a dare il via a uno storico sciopero per protestare contro la violenza della polizia.

A due mesi dalle elezioni presidenziali, disordini e repressione sono i temi principali affrontati dai candidati, che si rimpallano l’un l’altro la responsabilità dell’esplosione di un movimento di questa portata. Se Biden è davanti a Trump per quanto riguarda le intenzioni di voto, questo vantaggio sembra tutto dovuto alle sollecitazioni ed agli appelli al voto utile. Infatti, sebbene i giovani preferiscano di gran lunga il candidato democratico a Trump (+30 punti), il primo però non riesce a far breccia saldamente tra i giovani elettori che sembrano rivolgersi massicciamente verso l’astensione. L’emergere negli Stati Uniti di una nuova generazione militante, risvegliata alla politica non solo dai crimini razzisti ma anche dalla crisi sanitaria e dall’austerità sembra aver definitivamente compromesso la possibilità di una via d’uscita istituzionale dalla crisi.

Ariane Serge

Traduzione di Ylenia Gironella da Révolution Permanente