Vi invitiamo a partecipare all’assemblea online lanciata dal Coordinamento per il No al Referendum del 20 e 21 settembre in cui quattro donne a confronto, tra cui la nostra compagna Scilla Di Pietro, discuteranno le ragioni del No. Vi aspettiamo giovedì 17 ore 21.00 in diretta sulla pagina dell’associazione territoriale A Rezza.


Il movimento 5 stelle si è sempre fregiato di fare una politica “dal basso” che tenesse contro degli interessi del “popolo”. Con il passare del tempo abbiamo visto, al contrario, che le riforme e le proposte che ha portato avanti da quando si trova al governo, a capo del quale si trova il suo protetto Conte, hanno solo peggiorato le condizioni oggettive di giovani e lavoratori. Si sono riempiti la bocca con proclami trionfalistici rispetto la riforma sul reddito di cittadinanza che avrebbe facilitato, a loro dire, l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani, ma nella realtà ha solo normalizzato l’abbassamento degli stipendi e permesso, quelle volte in cui effettivamente il sistema ha “funzionato”, di far assumere agli imprenditori nuova forza lavoro a basso costo e senza tutele sindacali. Tutto ciò senza nemmeno provare a combattere, nella realtà, il lavoro nero che colpisce in particolare la gioventù, anche quella laureata, costretta a relegare a un foglio di carta le proprie competenze pur di immettersi nel mondo del lavoro.


Complice, se non uno dei peggiori carnefici, è stato il PD che nei suoi anni di governo ha varato le leggi più efferate contro le fasce più deboli della popolazione: dalla riforma della “Buona Scuola”, alle graduatorie e concorsi farlocchi per gli insegnanti e il mondo della scuola; al Jobs Act e la messa in piedi di un sistema di contrattualizzazione che legiferava la precarietà lavorativa invece di limitarla. Oggi, proprio da questi soggetti che non hanno mai difeso gli interessi reali della popolazione, si grida al taglio dei parlamentari come soluzione alla sperpero dei soldi pubblici, dei “nostri” soldi. Eppure la somma prevista di risparmio annuale da questo taglio, a seconda delle stime, si aggira fra i 50 e i 60 milioni di euro, dunque meno dello 0,01% della spesa statale (una parte su diecimila)! Peraltro, stiamo parlando di un sesto/quinto del costo di questo singolo referendum, cioè 300 milioni di euro.


Quindi verso che interessi va questa proposta? Diventare lo Stato dell’Unione Europea col minor numero di rappresentanti legislativi nazionali per abitante permette ai “superstiti” di avere più potere legislativo, non ai lavoratori e alle lavoratrici di avere più soldi in tasca. In certe situazioni locali si creerebbero situazioni aberranti di soglia elettorale “naturale”: in Liguria, per eleggere un senatore bisognerebbe raccogliere non meno del 12,5% dei voti, in Basilicata addirittura il 20%! Così come si creerebbero disequilibri enormi, con un senatore ogni 328.000 abitanti in Sardegna a fronte del senatore ogni 171.000 abitanti in Trentino-Alto Adige.

Discuteremo di questo e molto altro durante iniziativa on line lancia dal Comitato per il No di Volla questo giovedì sera ore 21.00 sulla pagina dell’associazione territoriale A Rezza, in cui interverranno quattro donne, tra cui la nostra compagna Scilla Di Pietro, per affermare le ragioni del No contro le politiche populiste provenienti da destra e da sinistra.

 

FIR – Frazione Internazionalista Rivoluzionaria