Tra le giornate del 20 e 21 Settembre in sette regioni italiane tra cui Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta si sono tenute le elezioni regionali oltre al voto per il Referendum sul taglio dei parlamentari e senatori da 945 a 600.


Le elezioni regionali hanno visto la conquista da parte della destra di un’altra regione, le Marche, che era un “baluardo” della sinistra e centro sinistra da oltre 25 anni. Ha vinto infatti Francesco Acquaroli appartenente a Fratelli d’Italia e alleato con la Lega che ha centrato la propria propaganda su una politica fortemente conservatrice, in particolare nei confronti delle donne, del ruolo famigliare e fortemente transfobica e omofoba. Il centro destra si riconferma in Veneto rielggendo Zaia con l’impressionante percentuale del 77% dei voti, ed in Liguria, anche qui riconfermando il precedente presidente Toti, ed anche qui segnano la sconfitta delle alleanze di “centrosinistra” messe in campo dal PD e dal M5S che non sono riuscite a far fronte alle alleanze della destra.

Le altre regioni vedono confermarsi coalizioni di centro sinistra facenti riferimento al PD, come in Campania con il presidente De Luca nonostante la gestione dell’emergenza sanitaria sia stata duramente contestata dallo stesso governo Conte decidendo di chiudere la regione fin quando non ci fosse la possibilità di avere un sufficiente giro economico attorno al turismo senza poi nessun controllo o precauzione, ma contemporaneamente decidendo di rimandare praticamente ad Ottobre l’apertura delle scuole pubbliche; risoluzioni politiche che palesano come l’interesse verso la salute della popolazione è condizionato e vincolato dall’interesse per il profitto.

In generale le elezioni regionali segnano la grande sconfitta dal punto di vista meramente elettorale del M5S, nonostante ciò però riesce ad uscirne comunque rafforzato politicamente grazie la schiacciante vittoria del SI al referendum con quasi il 70%. Questa situazione apre una forte contraddizione nel prossimo governo in quanto nonostante la destra continui a espandersi il governo, con il suo leader – per quanto debole – Conte, mantiene una linea fortemente neoliberale dai caratteri marcatamente centrati sulla linea del PD che verrà espressa nella nuova riforma elettorale su base proporzionale che vedrà, congiuntamente con la vittoria del SI, un taglio netto dei partiti di opposizione di piccola portata già ridotti al lumicino. La sinistra neoriformista nonostante i vari tentativi di costruzione e ricomposizione, vedesi Potere al Popolo o Terra, ha ricevuto una stangata elettorale attestandosi attorno al 1,2% anche in regioni in cui, teoricamente, avrebbe dei baluardi forti, come la Campania con l’Ex OPG nel caso di PaP. L’astensione si mantiene ferma sul 20%, più forte nelle fasce giovanili.

Si preparano quindi le basi per una stagione politica tutta in difesa per i lavoratori, i giovani e i nuovi disoccupati che già escono indeboliti dalla mancata risposta sociale di fronte alla devastate gestione dell’emergenza sanitaria sia a livello puramente sanitario che economico e che continueranno a pagare le conseguenze di questa crisi affinché le banche e i grandi capitalisti possano trovare un’uscita dalla crisi economica e sociale a loro vantaggio. Una stagione che vedrà una pianificazione di uscita dalla crisi reazionaria che seppur non facilitata dalla condizione oggettiva di crisi in cui riversa l’economica italiana e mondiale prevederà l’accanimento sulle fasce già povere e quelle impoverite come tutto l’artigianato o le piccole aziende fortemente colpite dall’avvento del Coronaviurs.

Per questo pensiamo che l’unità delle lotte, affinché ci si organizzi per rispondere, dal punto di vista del lavoro, del welfare e della disoccupazione agli scontri frontali che il governo e i grandi capitali apriranno nei prossimi mesi sia ad oggi l’unica alternativa praticabile. Solo attraverso la convergenza dei settori più colpiti del mondo del lavoro, superando gli steccati sindacali, delle lotte del mondo della scuola dagli insegnanti agli studenti, delle lotte della gioventù sulla devastazione climatica e delle lotte delle donne e del mondo LGBTQIA+, si può dare una scossa ad uno scenario politico mortifero.

Avanzare nell’unità dei settori oppressi della società è l’unica arma che ci rimane per avanzare nel campo della battaglia al populismo di destra e di sinistra e rispondere agli attacchi che si stanno preparando con l’avanzata delle politiche reazionarie portate avanti in prima istanza dalla Lega. Questi attacchi non possono essere frenati con la tattica del male minore, appoggiando i partiti di centro sinistra o neoriformisti che, per rimanere nell’ambito della conciliazione di classe, non forniscono gli elementi di rottura per poter rallentare o arrestare la deriva reazionaria a cui stiamo assistendo.

 

FIR – Frazione Internazionalista Rivoluzionaria