Ieri un settore del sindacalismo combattivo si è mobilitato in una giornata di sciopero generale. Migliaia di studenti si sono uniti, con manifestazioni in diverse città.


Ieri si è tenuta una giornata di sciopero generale in tutta Italia, indetta dai sindacati di base SI Cobas e Slai Cobas e da un settore del sindacalismo militante riunito nell'”assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi“. Alle mobilitazioni dei lavoratori si sono unite quelle degli studenti in varie città, come Milano, Torino, Piacenza, Bologna, Roma e Napoli, con diversi cortei di centinaia di persone.


La piattaforma di convocazione dello sciopero ha avanzato una serie di misure per affrontare l’attuale crisi economica e pandemica nel suo insieme negli interessi della classe lavoratrice e non degli industriali e delle multinazionali che hanno fatto profitti favolosi, ancora di più durante la pandemia. La riproduciamo di seguito.

1) Introduzione di una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione, al fine di fronteggiare l’impatto devastante della crisi sanitaria, facendone pagare i costi a chi finora ha continuato ad aumentare i profitti e le rendite;

2) Varo di un Protocollo per la prevenzione e il contrasto dei contagi da CoVid 19 sui luoghi di lavoro con l’introduzione dell’obbligatorietà dello screening e dei tamponi a tutti i lavoratori, con misure vincolanti per la prevenzione dei contagi, con la chiusura delle aziende in cui non viene garantito il diritto alla salute degli operatori e a creazione di comitati dei lavoratori che vigilino sul rispetto delle norme;

3) Piano nazionale straordinario di assunzione di infermieri e medici, con l’immediato esaurimento delle graduatorie degli idonei e la stabilizzazione di tutti/e i/le precari/e; integrale riorganizzazione del servizio sanitario pubblico unico, universale, gratuito, dotato di una diffusa rete territoriale, con al centro l’obiettivo della prevenzione delle malattie e la tutela della salute sui luoghi di lavoro; requisizione senza indennizzo di tutte le cliniche private, anche oltre l’emergenza; abolizione dei sistemi di “welfare” sanitario aziendale e di ogni altra forma di finanziamento indiretto alla sanità privata.

4) Rinnovo immediato dei CCNL scaduti, con adeguati aumenti salariali in grado di incidere sulle condizioni di vita dei lavoratori. Prolungamento degli scatti di anzianità oltre i 5 anni e sostanziale indennità di vacanza contrattuale. Forti disincentivi ai contratti precari e a termine.

5) No ai licenziamenti di massa: drastica riduzione dell’orario di lavoro a parità di

salario; Integrazione della Cig al 100%, ripristino dell’art. 18 e aumento di tutte le forme di tutela in caso di riduzione o assenza di lavoro; per un piano di assunzioni straordinario nel settore della tutele del territorio e della salvaguardia ambientale;

6) Salario medio garantito per disoccupati, sottoccupati, precari e cassintegrati;

7) Libertà di sciopero e agibilità sindacale, per l’abolizione del T.U. sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014 e il ripristino della democrazia sui luoghi di lavoro;

8) Diritto al lavoro per tutte le donne, contro la precarizzazione e il lavoro a distanza; per il potenziamento dei servizi di welfare, contro la conciliazione tra lavoro domestico ed extra-domestico;

9) Abrogazione dei decreti-sicurezza: no alla militarizzazione dei territori e dei luoghi di lavoro, contro ogni criminalizzazione delle lotte sociali e sindacali;

10) Permesso di soggiorno europeo a tempo indeterminato per tutti gli immigrati e le immigrate presenti sul territorio nazionale; completa equiparazione salariale, di diritti e di accesso ai servizi sociali; abolizione delle attuali leggi italiane ed europee sull’immigrazione e chiusura immediata dei CPR;

11) Drastico taglio alle spese militari e alle grandi opere inutili e dannose (Tav, Tap, Muos, ecc.);

12) Piano straordinario di edilizia scolastica e di assunzione di personale docente e non docente per garantire la salute nelle scuole;

13) Blocco immediato degli affitti, dei mutui sulla prima casa e di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) per i disoccupati e i cassintegrati; blocco a tempo indeterminato degli sgomberi per tutte le occupazioni a scopo abitativo.

Lo sciopero e la crisi di governo

Lo sciopero si è concentrato soprattutto nel settore della logistica, dove si concentra il sindacato SI Cobas con una grande maggioranza di lavoratori immigrati, ma anche in alcuni settori industriali, o tra i lavoratori della manutenzione stradale come in Campania. In vari territori, lo sciopero ha avuto una grande partecipazione dei lavoratori di TNT-Fedex, minacciati da un piano di 6.000 licenziamenti in Europa, e quelli dell’azienda di trasporto merci delle Poste, SDA, che sono in sciopero da tre giorni consecutivi – ultimo atto di una lunga vertenza – contro un piano di delocalizzazioni e licenziamenti.

 

Alle richieste e alle mobilitazioni dei lavoratori si sono aggiunte quelle degli studenti di decine di scuole in varie città, che hanno lanciato cortei con una partecipazione totale di diverse migliaia di giovani, più un piccolo settore di insegnanti in sciopero. Gli studenti chiedono di poter tornare a scuola il più presto possibile, ma in condizioni di sicurezza, il che è impossibile senza aumentare i finanziamenti alle scuole, garantire tamponi gratuiti nelle scuole, aumentare il numero di insegnanti e personale scolastico, il cui numero è totalmente insufficiente, e stabilizzare i contratti di lavoro.

Questa giornata di lotta cade in una fase di crisi politica tutta interna ai partiti di governo, dove pare stia avendo successo il tentativo di Italia Viva di aprire il governo a una linea più apertamente liberista e fedele alla “cura Confindustria”. Il successo della giornata di lotta di ieri dimostra che c’è un grande potenziale di mobilitazione dei lavoratori e dei giovani che non si è ancora espresso, e che è bloccato in primo luogo dalla politica criminale della burocrazia dei grandi sindacati CGIL-CISL-UIL, che non ha interesse a mobilitare i suoi lavoratori e il resto della classe operaia in una lotta unitaria per non pagare ancora una volta interamente i costi della crisi.

Invece, ciò di cui abbiamo bisogno è precisamente un programma comune e un fronte unico di lotta di lavoratrici e lavoratori, senza essere limitati dalle diverse appartenenze sindacali. Non solo per difendere i posti di lavoro oggi e domani ancora di più sotto attacco, i salari e le condizioni di sicurezza sul lavoro, ma per imporre misure decisive ed efficaci contro la tragedia del Coronavirus, a cominciare dalla lotta per non lasciare nelle mani degli amministratori delegati delle grandi case farmaceutiche il controllo del processo globale di vaccinazione della popolazione.

Giacomo Turci