L’emergenza sanitaria ancora in corso ha messo in luce un problema centrale di questa società, ovvero le enormi disuguaglianze tra la classe imprenditoriale da una parte contro la larga maggioranza di lavoratori salariati e disoccupati dall’altra.


La crisi sanitaria da covid-19, che ha colpito l’Italia tra i primi paesi al mondo, ha creato fin da subito enormi preoccupazioni. Il virus ha mostrato come il sistema sanitario nazionale italiano sia entrato in crisi per la mancanza di un piano che potesse contrastare in maniera efficace una situazione di emergenza. La mancata tempestività nell’affrontare l’emergenza sanitaria da parte degli stati a sua volta, ha fatto sì che l’epidemia continuasse a mietere vittime in Spagna, Francia, Inghilterra e con il passare dei mesi si diffondesse in ogni parte del mondo. l’Italia è stata il primo paese in Europa ad effettuare un lockdown da marzo a maggio dello scorso anno, con la maggior parte delle attività chiuse, spostamenti tra regioni o comuni bloccate, insomma uno scenario inaspettato ed inimmaginabile per la maggioranza della popolazione. L’economia italiana ha subito in questi mesi una grave perdita per via delle varie restrizioni che hanno bloccato il turismo ed insieme tutto il comparto alberghiero e della ristorazione. Nel periodo estivo, con i contagi in calo fisiologico dopo la prima ondata non si poteva perdere l’occasione di non tornare a fare profitti, quindi il governo formato dal Movimento 5 Stelle e PD, con a capo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, consentì a ciascuna regione di poter gestire le aperture e le chiusure per gli hotel, i bar, i ristoranti, le discoteche ecc, per non perdere la ricchezza data dal turismo di nuovo presente nella penisola.

Tornando di qualche mese indietro, libertà analoghe furono date sempre dal governo sotto la spinta politica di Confindustria: nel periodo di lockdown e con gli ospedali e le terapie intensive stracolme di pazienti, a molte aziende si diede la possibilità di rimanere aperte a prescindere se le merci prodotte o spostate fossero o meno di prima necessità. Neanche l’emergenza sanitaria come si è potuto constatare ha smosso i sentimenti della classe industriale di questo paese (e di tutto il mondo!) che poteva benissimo mettere mano hai propri profitti per aiutare i più bisognosi o almeno evitare di aggravare ancora di più la situazione sanitaria spingendo le persone ad andare a lavoro e utilizzando i mezzi pubblici sempre affollati in barba al distanziamento sociale.

Oltre alle migliaia di morti che contiamo ancora oggi in Italia come anche nel resto del mondo per colpa di una non adeguata organizzazione sociale che garantisca la sicurezza della salute pubblica, si è andata ad allargare la voragine delle disuguaglianze economiche tra borghesi e lavoratori, tra ricchi e poveri. Secondo un recentissimo rapporto di Oxfam, ente che si occupa di affrontare la povertà e le diseguaglianze nel mondo, la pandemia da covid-19 ha accentuato le disuguaglianze di reddito, e l’aumento del divario tra ricchi e poveri è un effetto globale della pandemia. Gabriella Bucher, direttrice di Oxfam, ha dichiarato che ” potremmo assistere ad un aumento esponenziale delle diseguaglianze, come mai prima d’ora”. Il rapporto di Oxfam prosegue definendo le donne, più specificatamente la classe operaia femminile, essere la categoria più colpita dalla crisi.

Nella società capitalista vige una mentalità maschilista e patriarcale, le donne secondo questa sovrastruttura ideologica che va a braccetto con un sistema economico basato sullo sfruttamento, hanno come scopo di mettere al mondo dei figli, di occuparsi della famiglia (svolgendo gratuitamente un lavoro di cura che altrimenti dovrebbe essere pagato andando a intaccare le tasche dei padroni) e, infine, anche di essere sfruttate con salari e diritti più miseri ancora di quelli dei loro colleghi maschi.
Nei paesi più poveri questa mentalità è ancora più diffusa e la possibilità lavorativa delle donne è pari a circa il 20% della forza lavoro. Secondo le stime a livello globale arriveremo ad una perdita di posti di lavoro dovuta al covid-19, che quindi inciderà sull’occupazione femminile per il 40%. Le donne rappresentano oltre il 70% della forza lavoro impiegata in mansioni sanitarie sociali o di cura, ed anche per questo sono maggiormente esposte a rischi sanitari e non hanno una giusta tutela del reddito.

In questo scenario dove la classe operaia internazionale sta diventando sempre più povera, privata dei diritti conquistati dalle lotte nel corso dei decenni di ascesa della lotta di classe e dove non vi è assicurata nessuna forma di tutela per la propria salute, ci sono invece relativamente poche famiglie, ed altrettante aziende, che con questo disastro sanitario ed economico si sono arricchite e si stanno arricchendo ogni giorno di più. Amazon prima tra tutte, per fare un esempio, che nel periodo di lockdown quando tutti i negozi erano chiusi e gli acquisti si erano concentrati sul sito dell’e-commerce per eccellenza ha aumentato la propria ricchezza con un profitto di 78,2 miliardi di dollari. Secondo tale studio nel mondo i 10 uomini più ricchi hanno visto la loro ricchezza aumentare di 540 miliardi di dollari dall’inizio della pandemia. lo studio identifica che con questa cifra si potrebbe riuscire a pagare il vaccino per tutti gli abitanti del pianeta e ad assicurare che nessuno soffra per mancanza di un reddito, questa idea rimane un’utopia, perché la colpa di questa pandemia è solo da attribuire alla gestione da parte della borghesia nella produzione e nello sfruttamento delle risorse e dell’ambiente in questo regime catastrofico capitalista.

Ritornando in Italia vediamo come a metà del 2019 secondo gli ultimi dati, i primi 10 possessori di patrimoni possedevano oltre 6 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Ma quindi, se molti imprenditori si sono arricchiti e tra questi alcuni hanno incrementato il proprio profitto in miliardi di dollari mentre milioni di lavoratori e lavoratrici hanno perso un reddito e non hanno potuto soddisfare le proprie esigenze basilari, come si può pensare che questa società possa continuare ad esistere?

Anche e non per ultimi i giovani, le nuove generazioni, sono state colpite in maniera considerevole da questa crisi sanitaria trovandosi le scuole chiuse e con una dad non conforme alle possibilità di tutti, tutto ciò ha portato ad un impoverimento nell’istruzione per la maggioranza dei ragazzi e questo ha causato e causerà in futuro una flessione del progresso collettivo. C’è, oggi più che mai, la necessità di raggiungere una politica che tenga ai bisogni di ciascuno senza lasciare indietro nessuno.

Tutto quello che manca deve essere conquistato dalla classe lavoratrice e come fare per conquistarlo? È chiaro a tutti che c’è la necessità di un servizio sanitario che sia presente e funzionale per tutti coloro che ne hanno la necessità, e per ottenerlo i lavoratori, a partire da questo settore, devono unirsi e discutere della propria situazione lavorativa e di come organizzare una sanità pubblica alla portata di tutti. L’istruzione pubblica è un altro ambito fondamentale in questa società, per cui c’è la necessità di ampliarlo rendendolo più efficace e inclusivo. Da decenni non solo non vengono investiti fondi per il miglioramento sia delle condizioni lavorative degli insegnanti, che delle necessità già richieste a gran voce dagli studenti, ma addirittura vengono depotenziate le scuole e le università pubbliche. Anche in questo caso l’organizzazione dei lavoratori, in unione con gli studenti, deve puntare ad una lotta intransigente per proporre un mondo dell’istruzione inclusivo e gratuito. Stesso discorso si può fare per quel che riguarda le condizioni di sicurezza per i lavoratori che ammassati nelle fabbriche, nei magazzini, nei supermercati e centri commerciali che producono, trasportano e distribuiscono la merce che andrà ad arricchire solo le tasche dei padroni.

L’unione su un programma di rivendicazioni intransigentemente dalla parte dei lavoratori, che viva nelle assemblee delle loro organizzazioni di massa, sindacati e comitati di luogo di lavoro, che punti a strappare miglioramenti delle condizioni esistenti è un primo necessario passo che deve arrivare a mettere in discussione la società esistente e le sue regole barbare che hanno dimostrato una volta di più non funzionare se non per un pugno di famiglie multimiliardarie e una piccola parte di tutta la società.

 

Vanja