La morte della giovanissima Luana D’Orazio, operaia nel famigerato distretto tessile pratese, ha riportato in auge a ridosso del Primo Maggio la tragedia quotidiana delle morti sul lavoro.

Ospitiamo una riflessione sul tema di Delio, operaio FCA.


Ogni giorno in Italia muoiono in media quattro lavoratori per causa di lavoro.

Molti per cause accidentali, altri per malattie professionali.

Moltissimi, quasi tutti, sono operai.

Probabilmente anche in questo momento, il tempo di scrivere questo articolo, un altro operaio sta morendo.

Ogni anno migliaia di operai che “sopravvivono” alla furia capitalista, restano invalidi, mutilati, malati o inabili per causa di lavoro.

Il capitalismo ritiene le morti e gli incidenti sul lavoro meri effetti collaterali del profitto. Del resto le parole di un presidente regionale di Confindustria di qualche mese fa, pronunciate durante il picco della seconda ondata della pandemia, quando ebbe a dire di mantenere aperte tutte le fabbriche, anche quelle che non producevano beni essenziali, “…e se qualche operaio dovesse morire, pazienza”, confermano l’esigenza del Capitale di anteporre e subordinare i profitti alla vita degli operai.

Investire sulla sicurezza vuol dire limitare il profitto, e se qualche operaio dovesse morire, pazienza…

Rispettare le norme sulla sicurezza vuol dire limitare il profitto, e se qualche operaio dovesse morire, pazienza…

Prevenire gli incidenti mortali vuol dire investire su formazione e sistemi di sicurezza, ovvero circostanze che fanno perdere profitto, e se qualche operaio dovesse morire, pazienza…

È solo il profitto, e non altre circostanze, a regolare l’etica dell’organizzazione del lavoro.

In questo momento, a fronte di 1.400 operai morti sul lavoro, non c’è un solo padrone in carcere.

Nessuno.

Manco mezzo.

Manco per sbaglio.

Manco per errore giudiziario.

Manco i manager della Thyssen Krupp, per intenderci.

I reati per le morti sul lavoro sono stati praticamente tutti depenalizzati, e questa circostanza favorisce, o perlomeno non limita, la voracità e la spregiudicatezza dei cosiddetti datori di lavoro.

Serve una legge nazionale per punire i datori di lavoro che uccidono, perché di questo si tratta, e fermare la secolare strage di operai.

Non che mi piaccia vedere i padroni in galera (per quanto…), ma perché la galera potrebbe far da deterrente alle velleità criminali di molti imprenditori che oggi si sentono impuniti.

Ma le leggi, si sa, le approva il Parlamento, e da un’istituzione borghese, difenditrice di interessi borghesi, non ci si può aspettare che affronti questioni che possano minimamente intaccare gli sporchi e insanguinati profitti della loro classe di riferimento. Sarebbe superfluo, ma è sempre bene ricordarlo, che anche il sindacato confederale è un’istituzione borghese che riconosce il valore assoluto e universale degli interessi dell’impresa, addirittura riconoscendolo in premessa a ogni contratto nazionale!!!! Insomma, in un qualsiasi sistema produttivo è il profitto, che oggi chiamano simpaticamente produttività, a competere con la vita degli operai: più morti sul lavoro equivalgono a più profitti. E Luana “è solo l’ennesima vittima di una guerra secolare, dove da una parte della barricata si contano i morti, dall’altra i soldi”.

L’attuale conta dei morti, con le dovute proporzioni e contestualizzazioni, ci porta a “La situazione della classe operaia in Inghilterra”, ovvero al saggio del filosofo tedesco Friedrich Engels sulle condizioni sociali ed economiche della classe operaia inglese al tempo della prima industrializzazione. Parliamo di 180 anni fa, ma i rapporti di produzione esistenti sono identici, ovvero il riconoscimento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, del capitalista sull’operaio, del parassita sul lavoratore. E, purtroppo, anche i rapporti di forza sono simili a quelli dell’inizio del secolo scorso: i lavoratori non sono mai stati così deboli, appunto, come i nostri omologhi agli albori dell’industrializzazione.

Anche stavolta tocca agli operai, da sempre la punta più avanzata della coscienza collettiva, lottare per fermare questa strage. Ancora una volta la responsabilità storica di migliorare le condizioni materiali sui luoghi di lavoro tocca agli operai. Essere consapevoli di questa circostanza, e non aspettare che qualche politico illuminato o un qualsiasi rapper miliardario intervenga sulla questione, è il primo passo per avviare una seria mobilitazione nazionale sulla sicurezza sui luoghi di lavoro

Delio Fantasia, operaio FCA-Stellantis Cassino