La spirale di violenza che Israele ha scatenato contro i palestinesi ha trovato una risposta combattiva e determinata, per quanto impari. Domani uno sciopero generale “dal mare al fiume” scuoterà il paese per fermare l’aggressione sionista.


A partire dai palestinesi che vivono nei confini di Israele, è stato lanciato per domani uno sciopero generale “dal mare al fiume” (dalle sponde del Mediterraneo al Giordano, in tutta la Palestina storica) che potrà determinare una svolta contro la spirale di violenza israeliana innescata dagli sgomberi di Shayk Jarrah a Gerusalemme Est.

I ripetuti bombardamenti indiscriminati contro uomini, donne e bambini innocenti nella Striscia di Gaza non hanno abbattuto la straordinaria voglia di resistenza della popolazione palestinese.

Mai come questa volta, tutta la Palestina, compresi i territori annessi da Israele successivamente alla guerra del 1948, si è rivoltata contro l’entità sionista per respingere gli attacchi indiscriminati contro la popolazione civile.

Si tratta di una delle più grandi dimostrazioni popolari dalla Prima Intifada del 1987. I quartieri e le città di tutta la Palestina si sono si sono auto-organizzati per difendersi. I profughi palestinesi di Giordania, lo scorso sabato, hanno tentato di rompere il confine orientale per rientrare nelle loro terre così come i palestinesi nel Sud del Libano.

Si sono catalizzate, in un unico momento, diverse rivendicazioni che il popolo palestinese sta portando avanti da decenni. I fatti di questi giorni non sono nati semplicemente con gli espropri forzati di Shaykh Jarrah a Gerusalemme Est, ma per il perenne stato di occupazione e oppressione che i palestinesi devono subire da 73 anni a questa parte.

Nonostante l’alto numero di vittime, soprattutto nella Striscia di Gaza (ad oggi si parla di circa 192 morti, tra cui 58 bambini e 34 donne e migliaia di feriti), la Palestina continua a resistere.

Nei territori del 1948 i palestinesi, dopo veri e propri pogrom da parte degli estremisti di destra israeliani, hanno deciso di reagire e si non restare a guardare auto-organizzandosi in gruppi di difesa delle case e dei quartieri.

Questa tensione di fatto smonta tutta la retorica israeliana e delle potenze occidentali, secondo la quale i palestinesi cosiddetti “interni” (cioè residenti nei confini di Israele), erano ormai parte integrante della società israeliana. Illuso, chi lo pensava!

I palestinesi di Israele sono la parte più discriminata dello Stato sionista: lo avevamo visto, in questo ultimo periodo, con la vaccinazione contro il covid, durante la quale sono stati migliaia i casi di palestinesi a cui è stato impedito di vaccinarsi, solo perché ‘arabi’; lo vediamo nei luoghi di lavoro, dove migliaia di palestinesi sono bestie da lavoro per lo Stato sionista.

Di fronte a questa offensiva, i palestinesi di tutte i territori hanno indetto per domani martedì 18 maggio uno sciopero generale, o meglio uno sciopero di massa.

"Domani sciopero!"

“Domani sciopero!”

Tutti i territori, tutti i settori, tutti i palestinesi uniti contro l’entità sionista con l’obiettivo di paralizzare quest’ultima e mostrare un vero e proprio atto politico anche al governo dell’ANP, paralizzato e di fatto complice di Israele di fronte a questa grande ondata di protesta.

Lo sciopero, si legge nel comunicato lanciato dai comitati popolari,

è parte dell’Intifada in corso la quale è partita da Gerusalemme e si è estesa a al-Lud, Haifa, Omm al-Faham, Kafr al-Kinna, Ramallah, al-Khalil ed è arrivata alla resistente striscia di Gaza. La stessa non ha risparmiato i paesi vicini nei quali altri palestinesi vivono come Libano, Siria e Giordania per supportare e unire la lotta del nostro popolo rivoluzionario.

Nello stesso si invita la popolazione a stampare, da casa, nel quartiere e in ufficio il volantino e diffonderlo a tutta la popolazione.

Quest’ultima parte è molto indicativa, poiché è lo stesso meccanismo utilizzato dalle masse palestinesi durante la Prima Intifada, durante la quale la popolazione veniva guidata alla resistenza proprio attraverso un’opera capillare dei volantini, all’interno dei quali vi erano le istruzioni da seguire.

Siamo di fronte ad una delle più imponenti mobilitazioni che il popolo palestinese ha messo in moto sin dall’inizio dell’occupazione sionista. Il tentativo di rottura dei confini al quale abbiamo assistito sabato, non è un mero atto dimostrativo, ma una continuazione di quelli a cui abbiamo assistito negli anni passati durante le marce del ritorno (ritorno dei profughi del ’48 nelle terre palestinesi), l’autorganizzazione nei quartieri è un qualcosa che è già stato messo in atto, soprattutto nella West Bank, specie da quando l’Autorità Palestinese ha deciso di fare il gioco di Israele e ha iniziato a reprimere alcune delle manifestazioni contro l’occupante.

Il blocco storico (tutta la struttura di potere sia israeliana che palestinese), sia interno ai territori del ’48 che nei territori occupati, è stato messo in serio pericolo. Numerosi poliziotti palestinesi in servizio in Israele si sono tolti la divisa e hanno rassegnato le proprie dimissioni, le forze di sicurezza dell’ANP sono state oggetto di seria critica da parte dei manifestanti e lo stesso Abu Mazen non ha alcuna legittimità popolare.

Riportiamo l’invito ultimo allo sciopero:

Lo sciopero generale è il nostro impegno, ciò significa portare avanti la nostra rivolta finché ci sarà occupazione.

La resistenza sarà continua finché non libereremo tutta la terra di Palestina.

Mat Farouq