A seguito di un vergognoso non luogo a procedere contro denunce di stalking, la portavoce di Potere al Popolo, Marta Collot, ha deciso di rivelare di essere stata lei ad aver subito un’aggressione sessuale tre anni fa, quando PaP fece una campagna contro l’episodio. A Marta va la nostra totale solidarietà. Pubblichiamo di seguito una dichiarazione della corrente femminista Il pane e le rose.


Tre anni fa Potere al Popolo denuncia le condizioni di degrado e abbandono del parco della Bolognina dove una ragazza, che oggi sappiamo essere Marta Collot, portavoce della stessa organizzazione, subì uno stupro. È Marta stessa con molta forza e coraggio che decide di denunciare in prima persona che quella ragazza era lei, nonostante la condanna già avvenuta dello stupratore, in occasione dell’8 marzo. Non è una data, come lei stessa dice, che sceglie per caso, ma una data che le permette di prendere voce non solo come vittima ma anche come “guerriera”, sottolineando l’importanza di vivere questo giorno come un giorno di lotta. Marta denuncia anche la violenza istituzionale che ha dovuto subire durante il processo e che ancora oggi deve affrontare a causa di uno stalker che perseguita lei ed altrə compagnə. Una violenza che si è espressa, ancora una volta, lo scorso 1 marzo al termine dell’udienza preliminare, con la decisione del gup Letizio Magliaro di non luogo a procedere nonostante le molestie fossero continuate fino all’arresto cautelare di un mese fa.

Non crediamo che ci siano parole migliori per parlarne di quelle della stessa Marta.

Vogliamo esprimere piena solidarietà alla compagna Marta che ha avuto il coraggio di rendere questa sua terribile esperienza un elemento di lotta sul territorio di Bologna ed oltre, solidarietà perché sappiamo cosa significa mettere la faccia non solo nelle lotte ma anche di fronte a una violenza, e come l’intreccio di queste due cose si esponga al peggior populismo conservatore che purtroppo abbonda fra i lettori di molti giornali borghesi.

Sappiamo bene che Marta non è sola, sia perché la violenza sulle donne è ancora all’ordine del giorno, sia in Italia che nel mondo, sia perché la lotta, l’organizzazione delle donne attorno all’accaduto non l’hanno lasciata sola. Come lei stessa ha affermato:

Una sentenza che è arrivata dopo mobilitazioni nel quartiere, dopo presidi sotto il tribunale, dopo che grazie al mio avvocato siamo riuscite a portare dentro le aule di tribunale la voce della vittima, in cui ho potuto dire in faccia al mio stupratore ciò che penso: che ha approfittato del suo vantaggio fisico, ma che non mi sono mai piegata. Perché quello che questi uomini non sanno è che esiste qualcosa che rende più forti di qualsiasi forza fisica; si chiama lotta e si chiama organizzazione.

Crediamo centrale nella vicenda la presenza di un organizzazione politica, come Potere al popolo, che per quanto con differenze strategiche rispetto le nostre, rivendica la difesa dei diritti sociali di tuttə e che non poteva rimanere in silenzio di fronte una violenza. Un concetto molto semplice ma che non è ancora chiaro ovunque nei movimenti e nella sinistra, dove non solo si vedono i resti di un maschilismo ereditato dalla pesante eredità stalinista-togliattiana, ma che hanno visto troppe volte protagonisti delle violenze gli stessi compagni.

Per questo crediamo che la coraggiosa testimonianza e la lotta di una compagna con un ruolo importante nella sinistra italiana sia una conquista per il movimento delle donne, che da anni sta lottando affinché nessuna resti più senza voce.

Ma i casi continuano senza sosta: è solo del 25 febbraio scorso l’ultima denuncia di un tentato stupro presso un altro parco di Bologna, dove una ragazza minorenne è stata aggredita da un suo coetaneo e solo la telefonata del padre ha sventato la violenza. Questo rimette al centro l’importanza di una politica dal nostro punto di vista (e non di quello dei borghesi piccoli e grandi, paladini della gentrificazione) contro il degrado delle nostre città, ma soprattutto la centralità di un’educazione sessuale e alla sessualità nelle scuole, nelle università e negli spazi sociali di aggregazione.

Crediamo fondamentale che le donne si sentano al sicuro nelle strade che attraversano, e anche che questa sicurezza non potrà venire da una militarizzazione dei quartieri, o da guardie private-“accompagnatori di sicurezza” come ha proposto la Bocconi. Crediamo che in questa società ponga un limite strutturale a soluzioni che non condannino la vittima e che educhino l’uomo affinché non sia più un aggressore, perché come dice uno slogan “lo stupratore non è malato, è figlio sano del patriarcato”. Ciononostante siamo convinte che la lotta concreta – sia delle donne che degli uomini – contro la cultura e le pratiche patriarcali negli spazi e nei movimenti politici che attraversiamo sia un percorso obbligato per gettare i semi di una società libera dall’oppressione e dallo sfruttamento, perché lotta di classe ed emancipazione dal patriarcato devono essere ogni giorno una comune lotta.

Il Pane e le Rose – Pan y Rosas Italia

Il collettivo "Il pane e le rose" nasce nel 2019 aderendo alla corrente femminista socialista internazionale "Pan y Rosas", presente in molti paesi in Europa e nelle Americhe