Mercoledì scorso i Carabinieri hanno fatto irruzione nella sede nazionale del sindacato di base dopo aver ricevuto una segnalazione anonima riguardo alla presenza di armi da fuoco: una palese intimidazione ai danni di lavoratori organizzati proprio in un momento in cui il cuore del dissenso all’agenda bellicista del governo sta nella classe operaia.


Nella mattinata di mercoledì, i Carabinieri hanno fatto irruzione nella sede nazionale del sindacato di base USB, nel quartiere di Cinecittà a Roma. Le forze dell’ordine sono intervenute dopo aver presumibilmente ricevuto una segnalazione “anonima” riguardo alla presenza di armi all’interno della sede. I Carabinieri hanno quindi trovato una pistola calibro 22, avvolta nel cellophane e con il numero di matricola abraso, all’interno dello sciacquone di uno dei bagni degli uomini. In rete sono circolati diversi video dell’accaduto, video che in particolare ritraggono le proteste dei sindacalisti presenti. La sede, per il momento, non è stata posta sotto sequestro; i Carabinieri si sono limitati a trasmettere un’informativa alla Procura. Nei prossimi giorni, capiremo se verranno effettivamente avviati procedimenti legali, e quali.

L’USB ha immediatamente denunciato quella che, a tutti gli effetti, è una vergognosa provocazione ai danni di un’organizzazione che difende i diritti dei lavoratori. La denuncia anonima con tanto di puntuale rinvenimento dell’arma ha tutte le sembianze di una macchinazione orchestrata per screditare e intimidire lavoratori e sindacalisti. Viene da chiedersi, infatti, come sia potuto venire in mente alle forze dell’ordine di cercare ipotetiche armi da fuoco di USB nello sciacquone di un bagno aperto al pubblico. Molti membri dell’USB hanno fatto notare, a tal proposito, che la sede di Cincecittà è un porto di mare, costantemente aperto al pubblico per erogare servizi vari e promuovere momenti di socialità, per cui non è da escludere che un avventore possa essersi introdotto nei bagni passando del tutto inosservato.

Il mistero della pistola trovata nel bagno del sindacato USB [VIDEO]

Anche il tempismo di questa perquisizione è significativo; qualche giorno prima, infatti, USB si era mobilitata a Pisa e a Genova per contribuire al blocco dell’invio di materiale bellico verso l’Ucraina messo in atto dai lavoratori e le lavoratrici aeroportuali e portuali. Più in generale, USB si era anche distinta per la netta opposizione all’aumento delle spese militari fino al 2% del PIL, soglia prescritta dalla NATO. Un’altra coincidenza richiamata più volte è quella delle elezioni per le RSU nel pubblico impiego che si sono aperte proprio martedì e a cui USB – che concentra buona parte del suo lavoro in questo settore – ha partecipato. Giovedì si è svolto un presidio di solidarietà di fronte alla sede, cui hanno partecipato alcune realtà della sinistra radicale. All’interno, gli esecutivi nazionali Pierpaolo Leonardi e Guido Lutrario hanno guidato una conferenza stampa dove si è visto campeggiare uno striscione con lo slogan «L’UNICA NOSTRA ARMA È L’ORGANIZZAZIONE».

Il contesto e la natura di questa provocazione sono un sintomo evidente di quanto sta accadendo ora in Italia. La capillare militarizzazione di un paese, come ormai è noto, passa, innanzitutto, attraverso il controllo e la repressione del dissenso, e questa perquisizione alla sede di un sindacato mostra come tale dissenso provenga primariamente ed esclusivamente dalla classe lavoratrice. Del resto, lo Stato colpisce chi gli dà più fastidio.

Se analizziamo a fondo le implicazioni di questa vicenda, ci risulta chiaro, ancora una volta, come il punto cruciale dell’organizzazione politica della classe operaia nella fase attuale passi per questo binario: gli operai si sono espressamente rifiutati di essere complici nella corsa alle armi voluta dal governo e si sono opposti a qualsiasi forma di coinvolgimento nell’intervento imperialista della NATO in Europa orientale. Nell’immediato futuro, non solo si dovrà capitalizzare sulle forme che ha già assunto questo dissenso – il blocco delle spedizioni di armi – ma si dovrà anche cercare di estenderle e di trovarne di nuove.


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Il ritrovamento di una singola pistola in uno sciacquone è sì una messa in scena ridicola, ma, allo stesso tempo, lancia un messaggio chiaro: lo Stato ribadisce il proprio monopolio esclusivo sull’uso delle armi e della violenza. La classe operaia deve rimanere esclusa da qualsiasi processo di accumulazione di forza all’interno della società, mentre lo Stato a guida borghese può fare quello che vuole con le armi, si tratti di usarle contro i manifestanti o di spedirle in massa all’altrettanto autoritario governo Zelensky.

La nostra solidarietà va ai compagni e alle compagne di USB. Rilanciamo l’opposizione alla guerra e al governo Draghi a partire dal cuore pulsante del movimento reale: la classe operaia!

Marco Duò

Nato a Rovigo nel 1996, vive a Padova, dove studia Scienze Filosofiche. Ha conseguito una laurea triennale in lingue (inglese e russo) presso l'Università Ca' Foscari di Venezia con una tesi in studi postcoloniali su Frantz Fanon e la laurea magistrale in scienze filosofiche presso l'Università degli Studi di Padova. Lavora come precario nel mondo della scuola.