Andrea D’Atri, femminista rivoluzionaria argentina, fondatrice della corrente femminista “Pan y rosas”, ha tenuto una serie di conferenze in vari paesi durante la sua prima visita all’Europa. Le assemblee a Roma, Monaco, Berlino, Madrid, Barcelona, Bordeaux, Tolosa e Parigi hanno attratto quasi 2.000 persone.

Centoventi persone si sono riuniti per ascoltarla a Monaco. Più di 400 hanno preso parte alle conferenze a Madrid e a Barcellona. In Francia, dove la lotta di classe è stata rilanciata dal movimento dei gilet gialli, sono state riempite del tutto le aule a Bordeaux, Tolosa e Parigi, ognuna con oltre 200 persone. D’Atri ha concluso il tour europeo con la presentazione del suo “Il pane e le rose” a Berlino (è stato pubblicato da poco in Germania): un libro dedicato a genere e classe nel capitalismo, pubblicato originalmente in Argentina nel 2004 e poi tradotto e pubblicato in molti paesi in spagnolo, portoghese, italiano, tedesco e francese.

Le donne sono state in prima linea nella lotta alla recente ondata di governi di destra, dalle Marcia delle Donne contro Trump negli USA al movimento #EleNao contro Bolsonaro in Brasile.

La grande partecipazione a questi eventi in Europa è nel suo piccolo un’espressione della crescita del movimento delle donne attorno al mondo. Una nuova generazione di attivisti in Europa vuole imparare dall’esperienza del movimento #niunamenos in Argentina contro la violenza sessista, così come dalla lotta per l’aborto legale, sicuro e libero che ha portato milioni di persone nelle strade l’anno scorso.

Allo stesso tempo, c’è una forte spinta per ricostruire il legame tra il movimento delle donne e il movimento operaio, che per decenni sono stati separati. Una spinta che si manifesta nel modo più chiaro nella mobilitazione per lo Sciopero Internazionale delle Donne, organizzato questo otto marzo per la terza volta.

Andrea D’Atri, come fondatrice della corrente femminista internazionale “Pan y Rosas”, rivendica un femminismo che si batta per l’egemonia della classe lavoratrice in tutte le lotte contro l’oppressione. “Pan y Rosas” ha lottato per costruire commissioni femminili in tutti i posti di lavoro in Argentina, essendo collegata al Partito dei Lavoratori Socialisti (PTS), del quale Andrea è dirigente, e condividendo l’obiettivo di costruire un partito socialista rivoluzionario che possa affossare il capitalismo patriarcale una volta per tutte.

Un momento significativo del tour della D’Atri è stato a Bordeaux, dove centinaia di persone hanno discusso la connessione tra il movimento dei gilet gialli e il movimento delle donne. Andrea e le attiviste locali si sono scambiate un fazzoletto verde – simbolo del movimento per il diritto all’aborto in Argentina – e un gilet giallo.

A Barcellona hanno partecipato all’assemblea anche le lavoratrici sottopagate delle pulizie negli hotel, organizzate nella campagna “Las Kellys”, così come lavoratori della compagnia telefonica Movistar. Rita, una lavoratrice domestica migrante, ha detto: “Vogliono che siamo oppresse tre volte. Ma noi siamo tre volte combattive: antirazziste, anticapitaliste e antimperialiste”.

In ogni città il dibattito ha riguardato la strategia di cui abbiamo bisogno per sconfiggere patriarcato e capitalismo. A Madrid la D’Atri ha posto la questione: “Stiamo lottando per avere più padroni donna, o stiamo lottando per porre fine allo sfruttamento capitalista?”. A Barcellona ha proposto di considerare il movimento internazionale delle donne nel contesto della crisi dell’egemonia capitalista, affermando: “Le condizioni per collegare il movimento delle donne e la lotta di classe sono più mature che mai”.

Ha anche sottolineato l’importanza dell’indipendenza politica della classe lavoratrice da tutte le ali della borghesia. Ha criticato i settori della sinistra radicale che “non vedono la necessità di unire il movimento femminista con la forza della classe lavoratrice per promuovere un cambiamento rivoluzionario”. Ha citato la socialista americana Louise Kneeland:

La socialista che non è femminista manca di profondità. La femminista che non è socialista manca di strategia.

A Bordeaux ha rivendicato una società “liberata da tutte le forme di sfruttamento e di oppressione: non è solo un desiderio, ma piuttosto una necessità urgente per avere vite che siano degne d’essere vissute per la grande maggioranza dell’umanità”.