Tempo fa ci occupammo della vertenza dell’ipermercato Auchan Napoli-Argine (che, casualità, si trova proprio vicino allo stabilimento Whirlpool in vetta alle cronache nazionali), conclusasi circa un anno fa con i lavoratori che accettarono, in parte, la buonuscita di Auchan mentre altri furono integrati all’organico Sole365 senza alcuna clausola di mantenimento contrattuale rispetto al vecchio contratto Auchan.

Oggi, 3 giugno, si avverano quelle previsioni che facemmo sia sulla società acquirente Sole365 che sull’intera strategia finanziaria attuata dalle due aziende: Auchan cede il ramo d’azienda, mantiene la struttura (e gli introiti economici che ne derivano dall’affitto), liquida alcuni lavoratori, ne fa assumere altri ad un acquirente che è, così come dicemmo, un contenitore fallimentare, per farli poi licenziare direttamente grazie alla bancarotta che quest’ultimo avrebbe dichiarato.

Stranamente, in questa giornata la Procura di Napoli ha fatto partire il sequestro preventivo verso tutti gli ipermercati Sole365 per ipotesi di bancarotta fraudolenta (l’operazione è tutt’ora in corso) ed il sequestro, nelle sedi legali di Napoli e Castellammare -nonché presso i domicili dei 6 dirigenti aziendali- di tutto il materiale probatorio.

Nell’aprile del 2018 già denunciammo Sole365 della bancarotta fraudolenta del vecchio gruppo “Sigma Campania”, con le stesse metodologie applicate con l’acquisto dell’ipermercato ex Auchan Argine [1].

La strategia finanziaria di fondo è, dunque, lampante: Auchan ed altre grandi multinazionali – e qui non possiamo che fare lo stesso paragone sulla vertenza Whirlpool-Enea – utilizzano la cessione del ramo d’azienda per sgravarsi dall’onere di licenziare in tronco i propri lavoratori, dopo averli sfruttati e prosciugati del loto tempo e della loro forza, e tutto ciò per non far aprire indagini finanziarie sui propri conti.
I bilanci di queste multinazionali, infatti, sono sempre in positivo e le loro manovre, quindi, non sarebbero giustificate né accettate dalle stesse istituzioni borghesi.

Da qui la necessità di false società ed aziende che, garantendo una falsa continuità lavorativa, si palesano poi come delle vere e proprie aziende liquidatrici, che hanno come principale obiettivo quello di dichiarare la bancarotta e svolgere il lavoro sporco per conto delle multinazionali che, invece, restano limpide nei bilanci, dalla coscienza tutto sommato “limpida” e senza alcun controllo finanziario a carico.

Michele Sisto