Mentre il resto del mondo continua a combattere il Coronavirus, il governo russo non solo non è riuscito a combattere efficacemente l’emergenza, ma ha cercato di ignorare attivamente la pandemia e la condizione dei suoi cittadini.


Guardando il mondo, è dolorosamente chiaro che il sistema economico del capitalismo è totalmente, anche criminalmente, incapace di lottare contro l’attuale pandemia. Infatti, questa pandemia ha rivelato quello che molti di noi già sapevano essere il vero volto del capitalismo: una ricerca senza fine del profitto, con il totale disinteresse per i bisogni della gente. In questa crisi del capitalismo in tutto il mondo, è diventato evidente che lo Stato è poco più di uno strumento in mano alla classe capitalista.

In nessun altro luogo questo è stato dimostrato meglio che nel mio paese d’origine, la Russia, che appena trent’anni fa, secondo gli storici liberali occidentali, si era “liberata” dei “mali del comunismo”, sostituendo il vecchio con il “nuovo e meraviglioso capitalismo”. Eppure ora, di fronte a una crisi così terribile e pericolosa come quella attuale, il governo russo fa poco per aiutare la classe operaia russa.

Inizialmente, quando il Coronavirus ha iniziato a comparire in Russia, la risposta è stata, eufemisticamente parlando ,confusa. Il governo ha cercato di prevenire un’epidemia di massa cercando di prevenire il panico pubblico, e quindi non è riuscito a prevenire ne l’uno, ne l’altro. La Russia è stata uno degli ultimi paesi a vietare gli assembramenti pubblici e a rinviare il campionato di calcio locale, il che ha ridotto il possibile panico, ma ha aumentato le probabilità che il virus si diffondesse. La metropolitana di Mosca, il sistema metropolitano più trafficato e più grande d’Europa, ha continuato a funzionare con enormi code di passeggeri. Inoltre, il governo federale non ha dato alcuna risposta ufficiale e ha continuato a dichiarare con orgoglio che tutto era sotto controllo. La cosa migliore è stata che Putin non si è nemmeno preoccupato di parlare alla nazione o di dichiarare una quarantena nazionale (che fino ad oggi non ha ancora deciso). Si potrebbe sostenere che il governo abbia avuto un ulteriore motivo per non vietare i grandi raduni pubblici. All’epoca, i russi stavano per votare in un farsesco “voto nazionale”, che il governo voleva disperatamente organizzare, anche se avrebbe messo in pericolo la vita dei cittadini russi, in particolare dei pensionati che erano stati esortati a andare alle urne con la promessa di pensioni migliori. Questo “voto nazionale” avrebbe minacciato la laicità e la libertà di culto, aggiungendo riferimenti a Dio nella costituzione e riducendo i diritti della comunità LGBTQI+, già emarginata, attraverso la dichiarazione ufficiale che il matrimonio può avvenire solo tra un uomo e una donna. Si rafforzerebbero anche le prerogative del presidente della repubblica, dandogli il potere di nominare procuratori locali e membri della già corrotta corte costituzionale, facendo sì che la maggior parte dei ministeri riferisca esclusivamente al presidente, e allargando i limiti del mandato di Putin, il che significa che Putin potrebbe rimanere presidente fino al 2036. Forse lo Stato sperava che una risposta tempestiva avrebbe reso impossibile una vera e propria campagna contro i cambiamenti costituzionali, limitandola a Internet. O forse, lo Stato sperava che la gente – in senso figurato – si sarebbe radunata attorno alla bandiera e avrebbe inavvertitamente sostenuto altri 12 anni di stabilità putinista.

Tuttavia, come si è visto in numerosi altri paesi, questa pandemia ha la tendenza ad andare fuori controllo di fronte all’inazione. In soli 7 giorni (secondo le statistiche ufficiali del governo, messe in dubbio da recenti ricerche), il numero dei casi è passato dai 1.000 (1.836 del 30 marzo) a oltre 15.000 entro il 12 aprile [attualmente 309.000 confermati!, ndt], con un numero di morti che è salito a oltre 100 nello stesso periodo di tempo. Lo Stato è stato costretto ad agire. O almeno così si potrebbe pensare.

Con riluttanza, lo Stato ha riconosciuto il pericolo del Coronavirus e ha rinviato il “voto nazionale”, ma a differenza della maggior parte dei governi degli altri paesi, Putin si è rifiutato (e si rifiuta tuttora) di dichiarare una vera e propria quarantena, dichiarando invece una “nyerabochiy mesets”, una vacanza forzata. Il motivo è che, secondo questa politica, i lavoratori non possono essere ufficialmente licenziati dal lavoro, ma questo non impedisce alle aziende di, semplicemente, rifiutare di pagare il salario ai lavoratori. Recenti studi hanno dimostrato che il reddito reale dei russi potrebbe diminuire del 12%, il che non farebbe altro che devastare la normale famiglia russa, che deve già vivere con circa 30-20 mila rubli (l’equivalente di 2-300 dollari americani) al mese.

Lo Stato continua a negare con veemenza qualsiasi tipo di aiuto economico ai lavoratori. Per esempio, i russi dovranno ancora pagare per il ridicolo ZHKH (Zhlisho-Komunalnoe Hozyastvo) [“Alloggi e servizi comunali”], che è fondamentalmente un pagamento delle bollette in modo generalizzato, pagamento congelato in molti altri paesi post-sovietici come la Georgia. A ciò si aggiungono gli imminenti fallimenti di massa delle piccole e medie imprese, che lasceranno milioni di disoccupati senza alcun reddito stabile, o addirittura indebitati, dal momento che i pagamenti del credito non sono stati congelati o annullati.

Allo stesso tempo, mentre milioni di persone rischiano di perdere il lavoro o il reddito, i servizi sociali russi sono stati colti completamente impreparati. Dopo 30 anni di costanti riforme e tagli neoliberali, la sanità pubblica russa è un disastro sotto ogni aspetto. Molti ospedali non sono stati rinnovati o riparati per oltre 30 anni, lasciandoli in uno stato terribile. Inoltre, gli operatori sanitari devono lavorare in condizioni pericolose, spesso senza maschere o indumenti protettivi. Questa situazione è resa peggiore dai bassi salari e dalla mancanza di personale. Ogni volta che gli operatori sanitari cercano di organizzare e di esprimere il loro malcontento, vengono accolti con violenza e intimidazioni da parte dello Stato. Un grande esempio di questo è la recente visita del leader della “Doctors Alliance” (uno dei soli, se non l’unico, sindacato indipendente che rappresenta gli operatori sanitari), che è stato arrestato e picchiato quando ha cercato di incontrare i medici che sono entrati in sciopero.

Infine, lo Stato guidato da Putin ha fatto poco per ripristinare la fiducia dell’opinione pubblica. Durante tutta la crisi, Putin non ha mai fornito alcun tipo di quadro coerente di ciò che si deve fare. Putin ha costantemente dato la colpa ad altri, come i russi che fanno picnic, o fa affermazioni senza senso che creano solo confusione, come confrontare il comportamento del virus con le antiche tribù nomadi. Inoltre, l’illusione a lungo mantenuta che Putin sia un punto fermo per un governo stabile è stata brutalmente esposta al caos e alla confusione che il suo stesso governo ha creato con la sua stessa inazione. Il coronavirus ha finalmente dimostrato anche ciò che sono Putin e gli oligarchi “nazionali” che lo circondano, ossia totalmente lontani dalle realtà che la famiglia lavoratrice russa deve affrontare, tra cui i prezzi crescenti, la scarsa assistenza sanitaria e l’istruzione, la mancanza di posti di lavoro ben pagati, le pensioni minuscole e l’oppressione sempre maggiore da parte dello Stato.

Di fronte a questo, l'”opposizione” è divisa come sempre. I capitalisti neoliberali continuano a offrire la loro cura: completa deregolamentazione del mercato, e ancora una volta vendono la Russia per saccheggiarla sui mercati occidentali, mentre, allo stesso tempo, il reazionario Partito comunista della Federazione Russa [Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii, KPRF] ancora una volta non riesce a organizzare una vera alternativa allo Stato borghese.

 

Dima Gonskiy

Traduzione da Left Voice